Lavoro, Calderone: cala l’incidenza degli infortuni, ma non basta
Roma, 30 giu. (askanews) – “Rispetto a dicembre 2022, a distanza di quattro anni, abbiamo al lavoro un milione di persone in più, sottoposte a un regime di prevenzione dei rischi in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Per quanto riguarda l’incidenza degli infortuni, soprattutto quelli mortali, vediamo fortunatamente una regressione. Lo dice l’Inail”. Così il ministro del Lavoro, Marina Calderone, nel corso dell’informativa alla Camera su salute e sicurezza.
“Certamente, non è sufficiente – ha detto – l’obiettivo di tutti è ridurre il numero degli infortuni. La sicurezza sul lavoro richiede l’impegno continuo di istituzioni, imprese e sindacati”. Secondo Calderone è necessario “affermare una cultura della prevenzione condivisa” e “solo un’alleanza stabile tra tutti i soggetti coinvolti può costruire ambienti di lavoro più sicuri, moderni e rispettosi della persona. Nessuna misura di vigilanza, per quanto efficace, può sostituire la consapevolezza individuale e collettiva dei rischi e delle responsabilità. Per questo abbiamo promosso un approccio fondato sulla prevenzione e sulla responsabilizzazione di tutti gli attori”.
La sicurezza sul lavoro “deve diventare parte integrante dell’organizzazione del lavoro, della progettazione degli ambienti produttivi, dei processi formativi e delle scelte imprenditoriali – ha aggiunto – è un investimento sulla qualità del lavoro, sulla competitività delle imprese e sulla sostenibilità del sistema economico”.
Le attività ispettive e di controllo sono passate da circa 100mila verifiche nel 2022 a oltre 157mila nel 2025, con un incremento superiore al 50%, ha proseguito Calderone. “Le sole attività ispettive dell’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) sono più che raddoppiate nello stesso periodo (da 63.571 nel 2022 a 130.579 nel 2025) – ha affermato – l’attività ispettiva contrasta e sanziona le irregolarità, ma è anche un’occasione per diffondere la cultura della legalità e della sicurezza: promuove comportamenti corretti, favorisce l’emersione delle irregolarità e migliora le condizioni di lavoro”.
Il ministro ha assicurato che “nel 2026 proseguiremo lungo il percorso avviato dall’inizio della legislatura, secondo cinque direttrici fondamentali: completare l’attuazione del decreto-legge n. 159 del 2025, per rendere pienamente operativi gli strumenti introdotti; rafforzare la cultura della prevenzione, con nuove iniziative rivolte ai giovani, alla scuola e al mondo delle imprese; consolidare la strategia nazionale 2026-2030 e integrare gli strumenti programmatori delle amministrazioni coinvolte; potenziare le attività di vigilanza, completando i programmi di assunzione e utilizzando in modo sempre più efficace le tecnologie digitali e le banche dati integrate; contrastare il lavoro irregolare, il caporalato e le forme di sfruttamento, con particolare attenzione ai settori più esposti e alle categorie più vulnerabili”.
L’obiettivo resta quello di “sostenere un sistema in cui la sicurezza sia parte integrante della qualità del lavoro e della competitività delle imprese – ha aggiunto – i risultati del 2025 dimostrano che è possibile rafforzare la tutela attraverso prevenzione, formazione, vigilanza e responsabilità condivisa. Molto è stato fatto, molto resta da fare. La sicurezza non è un traguardo definitivo, ma un percorso continuo di miglioramento che accompagna l’evoluzione del mondo del lavoro e della società. Il Governo intende proseguire su questa strada, nella convinzione che la tutela della vita, della salute e della dignità di chi lavora sia uno dei più alti doveri della Repubblica. I risultati raggiunti dimostrano che investire nella prevenzione produce effetti concreti. Sono un punto di partenza, non un punto di arrivo. Ogni lavoratore deve poter tornare a casa, al termine della propria giornata di lavoro, nelle stesse condizioni in cui l’ha iniziata”.
Quanto all’emergenza caldo “mi pare ingiusto dire che ci siamo accorti in ritardo” della questione, “considerato che la norma con cui abbiamo adottato il protocollo clima è dello scorso anno”, ha rilevato Calderone.
“L’intervento fatto con il decreto infrastrutture non è ribadire che una norma c’è, ma fare in modo che la misura degli ammortizzatori sociali emergenziali venga destinata anche nel 2026 – ha aggiunto – sappiamo guardare i numeri e per quanto riguarda i dati del 2025 abbiamo visto che le risorse stanziate a suo tempo sono sono state utilizzate per meno di quell’importo messo nel decreto infrastrutture. Questo non vuol dire che se dovessimo essere in una situazione in cui dobbiamo rifinanziare la misura, perché abbiamo messo in protezione delle realtà che sono praticamente superiori o perlomeno vicine alla dotazione, non si possa fare. Anzi, siamo assolutamente disponibili a farlo”.
