In Norvegia acquacoltura cambia modello: terra, offshore, sistemi chiusi
AskaNews
di admin Administrator  
il 12/07/2026

In Norvegia acquacoltura cambia modello: terra, offshore, sistemi chiusi

Milano, 12 lug. (askanews) – L’acquacoltura norvegese sta cambiando modello produttivo, puntando su allevamenti a terra, piattaforme offshore, gabbie sommerse e sistemi semi-chiusi o completamente chiusi. Il settore prova così a ridefinire i propri standard sul piano della sostenibilità, del controllo dell’allevamento e della sicurezza alimentare.

Il passaggio riguarda uno dei comparti più avanzati dell’industria ittica europea e si misura su più piani: innovazione tecnologica, organizzazione della produzione, gestione sanitaria e uso dei dati. Secondo il Norwegian Seafood Council, l’obiettivo è fare del salmone norvegese una delle proteine più efficienti sotto il profilo della sostenibilità e fra le più controllate al mondo.

Tra i modelli più evidenti c’è il land-based farming, basato su impianti a ricircolo dell’acqua in grado di governare con precisione le condizioni di allevamento. In Norvegia uno degli esempi più avanzati è Salmon Evolution, sull’isola di Indre Haroy, sulla costa occidentale del Paese, nel principale distretto mondiale dell’acquacoltura del salmone. Qui quasi 2 milioni di salmoni crescono in 24 vasche a terra attraverso un sistema ibrido flow-through che unisce ricambio continuo di acqua marina, filtrazione avanzata e trattamento UV. L’acqua viene prelevata dal mare, purificata e fatta circolare in un ambiente controllato, per poi essere nuovamente trattata prima della reimmissione in oceano. I residui organici vengono recuperati e trasformati in biogas e fertilizzanti, secondo una logica di economia circolare.

“Il futuro dell’acquacoltura passa dalla capacità di controllare sempre meglio l’ambiente di allevamento”, ha sottolineato Odd Frode Roaldsnes, chief commercial officer di Salmon Evolution. “Le nuove tecnologie applicate ai nostri stabilimenti ci permettono di ricreare a terra le migliori condizioni naturali dell’oceano, garantendo elevati standard di qualità, benessere animale e sostenibilità ambientale. Dopo oltre quattro anni di operatività e risultati solidi, riteniamo che l’allevamento a terra rappresenti una delle soluzioni più promettenti per l’evoluzione responsabile del settore”.

Il quadro non si esaurisce però negli impianti terrestri. L’acquacoltura norvegese sta sperimentando anche piattaforme offshore collocate in acque più esposte e lontane dalla costa, con l’obiettivo di distribuire la produzione su aree più ampie e ridurre la concentrazione di parassiti come il pidocchio di mare. Accanto a queste strutture si stanno sviluppando i sistemi di deep farming, che mantengono i pesci in gabbie sommerse oltre gli strati superficiali, integrando reti subacquee, cupole d’aria e sistemi di alimentazione dedicati.

Un’altra linea di sviluppo riguarda i sistemi semi-chiusi, che utilizzano barriere fisiche per limitare l’ingresso di agenti patogeni negli strati superficiali dell’acqua, pur mantenendo il ricambio idrico attraverso le correnti naturali. Più radicale è il modello completamente chiuso, che isola i pesci dall’ambiente marino circostante, preleva l’acqua in profondità e punta così ad azzerare il rischio di fughe e la necessità di trattamenti antiparassitari.

Parallelamente cresce il peso delle tecnologie digitali e dei dati, usati per monitorare in modo continuo salute, alimentazione e qualità del prodotto. Il controllo della filiera, secondo il Norwegian Seafood Council, si estende ormai fin dalle fasi embrionali del salmone e rafforza tracciabilità e trasparenza. “Grazie ai progressi della ricerca scientifica, all’adozione di tecnologie innovative e a un monitoraggio accurato della filiera, l’acquacoltura norvegese sta vivendo una fase di significativo sviluppo e modernizzazione”, ha dichiarato Tom-Jorgen Gangso, direttore Italia del Norwegian Seafood Council, spiegando che “oggi, attraverso esempi come Salmon Evolution, vediamo come sempre più settori siano impegnati nello sviluppo di modelli produttivi capaci di coniugare qualità, sicurezza alimentare e sostenibilità, rispondendo alle aspettative di consumatori sempre più attenti e consapevoli. Il percorso intrapreso da aziende come questa nell’industria norvegese – ha concluso – dimostra come innovazione e trasparenza possano contribuire concretamente a costruire sistemi alimentari più efficienti e responsabili anche per il futuro”.

La trasformazione è rilevante anche sul fronte sanitario. Negli ultimi trent’anni, grazie all’uso di vaccini efficaci e a programmi di prevenzione rigorosi, l’impiego di antibiotici nell’allevamento del salmone è stato quasi completamente eliminato. Nel 2024, il 99% dei salmoni allevati in Norvegia è cresciuto senza alcun trattamento antibiotico. Nei rari casi in cui questi farmaci vengono utilizzati, gli animali sono sottoposti a protocolli severi e a periodi di sospensione che devono garantire l’assenza di residui nel prodotto finale. Le verifiche annuali del Norwegian Institute for Marine Research, secondo quanto riferito, non rilevano tracce di antibiotici nei salmoni destinati al consumo. A questo si aggiunge un altro dato: nel 2024 la Norvegia risultava il Paese europeo con le vendite più basse di antibiotici per animali destinati alla produzione alimentare, secondo un rapporto dell’Agenzia europea per i medicinali.

[Nsc: tecnologia, filiera più controllata e antibiotici quasi azzerati|PN_20260712_00004|gn00 nv03 sp33| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/07/20260712_100019_7984E559.jpg |12/07/2026 10:00:27|In Norvegia acquacoltura cambia modello: terra, offshore, sistemi chiusi|Pesca|Cronaca, Agrifood]

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