Se il calcio unisce l’Europa, a quando una “nazionale” dell’Ue?
Roma, 18 lug. (askanews) – Più che l’attacco russo all’Ucraina, più che i dazi di Trump, quasi quanto l’Erasmus, a sollecitare uno spirito europeo sembra essere il calcio. Lo abbiamo visto chiaramente in occasione del caso Balogun, quando Donald Trump ha chiamato il capo della Fifa Infantino per “sollecitare” (ottenendola) la revisione della squalifica dell’attaccante della nazionale americana per permettergli di giocare la partita con il Belgio. Oltre alla stessa federazione belga, all’Uefa, l’organizzazione calcistica europea, al Parlamento europeo, un po’ tutto il Vecchio continente si è sollevato e il Belgio è sceso in campo, idealmente, con la bandiera stellata sul petto. E’ andata come è andata, un sonoro 4-1, e il bullo Trump è stato, per una volta, bullizzato dai diavoli rossi (“Overturn this, ribalta questo, hanno scritto su X) e da centinaia di meme.
Poi è arrivata la semifinale Spagna-Francia e anche la compassata (ma sportiva, è una runner) Ursula von der Leyen ha spinto sull’orgoglio europeo pubblicando su X un post con una foto che la riprende con in mano un pallone da calcio e il testo: “Chiunque vincerà stasera, una forte squadra europea sarà in finale!” A passare sono stati gli iberici, che nella finale sfideranno l’Argentina.
Se dunque il calcio unisce più di un Consiglio europeo o di una direttiva comunitaria, lanciamo una proposta-provocazione: mettere insieme una “nazionale” europea e organizzare in una pausa dagli impegni dei vari campionati, una partita o un torneo amichevole in cui sfidare altre rappresentative sovra-nazionali. Una diplomazia del calcio, a mezza via tra sport, marketing e politica, che più di altro potrebbe unire gli europei sotto la bandiera dell’Unione.
Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli
