IA, Scelza (Valore D): da adesso va detto quando si parla con algoritmo
Roma, 3 ago. (askanews) – “Con l’entrata in applicazione dell’AI Act, chi usa una chatbot per rispondere ai clienti, o uno strumento che genera testi e immagini, è tenuto a dirlo chiaramente. È una regola semplice ma non scontata: fino a pochi giorni fa un’azienda poteva scegliere se rendere visibile o no quella parte del processo, ora non può più farlo”. Lo afferma Cristiana Scelza, presidente di Valore D, commentando gli obblighi di trasparenza previsti dal regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, entrati in vigore dal 2 agosto.
“Quello che invece resta fuori da questa scadenza – sottolinea Scelza – sono le regole su come un algoritmo valuta una candidatura, una prestazione, una promozione: sono state rinviate al dicembre 2027”.
Per la presidente di Valore D “è qui che si gioca la partita più delicata. Un sistema che seleziona curriculum o valuta le performance impara da dati passati, e i dati passati raccontano un mercato del lavoro che ha già escluso sistematicamente le donne, i lavoratori over 50, o chi ha un profilo atipico. Se nessuno verifica quei sistemi, l’algoritmo non corregge quella storia: la conferma, e lo fa in modo automatico, su scala. Verificare se il proprio sistema esclude le stesse persone di sempre è una domanda a cui un’azienda può rispondere da sola, oggi”.
“Auspico che l’Italia su questi temi possa assumere un ruolo di leadership a livello europeo, per orientare la discussione verso le concrete ricadute sul mercato del lavoro attraverso un approccio giusto, equo e inclusivo, come già emerso dalla riflessione condotta da Valore D nell’ambito del Tavolo ‘Patto per la Tecnologia Inclusiva’, promosso insieme alle proprie aziende associate”, conclude.
