Vela, domani l’addio a Borlenghi: ha insegnato a fotografare il vento
AskaNews
di Administrator admin  
il 04/08/2026

Vela, domani l’addio a Borlenghi: ha insegnato a fotografare il vento

Roma, 4 ago. (askanews) – Domani Bellano, il paese affacciato sul Lago di Como dove Carlo Borlenghi era nato e aveva scelto di vivere, si fermerà per l’ultimo saluto a quello che tutti, senza esitazioni, considerano il più grande fotografo di vela della storia. Nella chiesa del paese si ritroveranno familiari, amici, velisti, progettisti, skipper, fotografi e dirigenti di un mondo che per oltre quarant’anni ha imparato a guardare il mare attraverso il suo obiettivo.

La sua scomparsa ha generato una delle più grandi ondate di commozione mai viste nella comunità velica internazionale. Dai team di Coppa America ai grandi navigatori oceanici, dagli yacht club ai circoli italiani, fino ai progettisti e agli organizzatori delle principali regate del mondo, il ricordo è stato unanime: con Carlo Borlenghi non se ne va soltanto un fotografo, ma l’uomo che ha costruito l’immaginario moderno della vela.

Per oltre quattro decenni Borlenghi ha seguito tutte le grandi sfide del mare. Dalle campagne di Azzurra al Moro di Venezia, fino alle avventure di Luna Rossa, passando per Whitbread, Volvo Ocean Race, Giraglia, Middle Sea Race e le imprese oceaniche di Giovanni Soldini. Milioni di appassionati hanno conosciuto la vela attraverso i suoi scatti, capaci di trasformare una regata in un racconto fatto di luce, onde, fatica e velocità.

Tra i messaggi più significativi c’è quello dell’America’s Cup, che ha ricordato come per oltre quarant’anni Carlo abbia raccontato lo spirito della Coppa attraverso il suo obiettivo, immortalando i momenti più iconici, le rivalità più intense e la continua ricerca dell’innovazione. Un riconoscimento che certifica il ruolo avuto dal fotografo italiano nella costruzione dell’immagine del trofeo sportivo più antico del mondo.

Anche lo Yacht Club Italiano, uno dei simboli storici della vela italiana, ha affidato ai social un pensiero che sintetizza il sentimento dell’intero movimento: le sue fotografie hanno accompagnato alcune delle pagine più belle del nostro sport e continueranno a farlo negli anni a venire. Non un semplice archivio fotografico, ma un patrimonio destinato a sopravvivere al tempo.

Il mondo Luna Rossa ha vissuto la scomparsa di Borlenghi come la perdita di una persona di famiglia. Il team italiano lo ha ricordato come il fotografo che per oltre vent’anni ha accompagnato la storia della squadra, dalla prima campagna di America’s Cup fino alle più recenti sfide, trasformando in immagini le vittorie, le sconfitte, la tensione e l’emozione di sei campagne di Coppa.

Per molti uomini del team, Carlo non era soltanto il fotografo ufficiale: era un compagno di viaggio. Uno di quelli capaci di entrare in punta di piedi nei momenti più delicati di una campagna, rispettando il silenzio degli equipaggi prima di una regata e riuscendo comunque a cogliere l’essenza di una sfida. Le sue immagini hanno raccontato Luna Rossa non solo come una barca, ma come una comunità di uomini e donne impegnati verso un obiettivo comune.

Anche i grandi protagonisti della vela internazionale hanno riconosciuto il suo talento unico. Navigatori, skipper e velisti hanno spesso sottolineato la sua capacità di essere invisibile durante il lavoro e fondamentale nel risultato finale: Borlenghi non fotografava semplicemente una barca veloce sull’acqua, ma cercava il momento in cui emergevano il carattere dell’equipaggio, la forza del vento, la tensione della competizione.

Sui social, nelle ultime ore, è stato un susseguirsi di immagini firmate Borlenghi. Team, velisti e fotografi hanno scelto di ricordarlo non con lunghe parole, ma pubblicando le sue fotografie: Luna Rossa in volo, gli AC75 sospesi sull’acqua, le partenze oceaniche, gli spruzzi che sembrano esplodere davanti all’obiettivo, gli sguardi degli equipaggi prima di una regata decisiva. È forse il tributo più autentico: lasciare che sia ancora una volta il suo lavoro a parlare.

Chi ha lavorato con lui ricorda soprattutto la capacità di essere sempre nel punto giusto. Non inseguiva semplicemente una barca: anticipava l’azione, intuiva la luce, aspettava l’istante perfetto. Per questo le sue immagini non documentavano soltanto un evento, ma ne raccontavano l’anima.

Il rapporto con i grandi campioni del mare nasceva anche dalla sua capacità di capire la vela dall’interno. Non era un osservatore esterno: conosceva le difficoltà della navigazione, i sacrifici degli equipaggi, la solitudine dei navigatori oceanici. Per questo i suoi scatti erano riconosciuti dagli stessi velisti come immagini autentiche, capaci di restituire quello che si prova a bordo.

C’è poi un dettaglio che negli anni è diventato quasi leggendario e che molti hanno voluto ricordare in queste ore: Carlo Borlenghi, l’uomo che ha passato la vita in mezzo agli oceani, non sapeva nuotare. Un paradosso che rende ancora più straordinaria una carriera vissuta sempre a pochi metri dalle onde, sulle barche appoggio o sugli elicotteri, alla ricerca dell’immagine perfetta.

Da domani il mare continuerà a riempirsi di vele, le regate continueranno a essere disputate e la Coppa America scriverà nuovi capitoli. Ma sarà impossibile guardare quelle immagini senza pensare che, in qualche modo, il linguaggio con cui oggi la vela viene raccontata porta la firma di Carlo Borlenghi.

[A Bellano i funerali del più grande fotografo di vela|PN_20260804_00112|gn00 ma00 in02| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/08/20260804_200331_3323E33F.jpg |04/08/2026 20:03:38|Vela, domani l’addio a Borlenghi: ha insegnato a fotografare il vento|Vela|Sport]

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