Infn, al largo della Sicilia torna il canto delle balene
Roma, 5 ago. (askanews) – Dopo mesi di silenzio, nello Ionio meridionale, è tornato a risuonare il canto di una balenottera comune, ed è stato registrato da tre diversi esperimenti, connessi all’infrastruttura sottomarina dei Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN (LNS-INFN), e condotti dai LNS e del Centro Siciliano di Fisica Nucleare e di Struttura della Materia (CSFNSM): ITINERIS, LOWNOISER e VONGOLA.
La rilevazione, si legge in una nota, è avvenuta alla fine dei mesi invernali, caratterizzati da un forte rumore antropico per via di una lunga campagna geofisica nel Mediterraneo orientale finalizzata alla ricerca di giacimenti sottomarini di idrocarburi, e poche settimane dopo il passaggio dell’uragano Harry. I ricercatori e le ricercatrici sono riusciti non solo a identificare il canto della balena, ma anche a seguirne gli spostamenti nell’area a sud-est della Sicilia, grazie alla combinazione di sensori acustici tradizionali e tecnologie basate sulla fibra ottica.
A rilevare i segnali sono stati infatti i sensori acustici dei LNS, installati grazie al progetto ITINERIS (Italian Integrated Environmental Research Infrastructures System), guidato dal CNR, e dedicato allo sviluppo di una rete integrata di infrastrutture per lo studio dei processi ambientali. E, simultaneamente, la registrazione è stata confermata dai sistemi di Distributed Acoustic Sensing (DAS) installati per la prima volta nel Mediterraneo nell’ambito di VONGOLA (Visual and nOise-eNhanced AI Analysis for Marine Biodiversity MonitorinG, Observation and LeArning), progetto PNRR coordinato dal CSFNSM per la mitigazione degli impatti antropici sugli ecosistemi marini, e successivamente da LOWNOISER, progetto Horizon Europe dedicato alla riduzione dell’inquinamento acustico generato dal traffico navale.
“È la prima volta che il canto delle balene viene registrato contemporaneamente da sistemi di misura così diversi”, commenta Giorgio Riccobene, ricercatore ai Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN e responsabile INFN per i progetti ITINERIS e LOWNOISER. “Abbiamo utilizzato sia i dati provenienti da idrofoni piezoelettrici usati in ITINERIS, sia la nuova tecnologia DAS, impiegata nei progetti LOWNOISER e VONGOLA, che permettono un monitoraggio continuo del paesaggio sonoro”.
La tecnologia DAS rappresenta una delle frontiere più avanzate del monitoraggio acustico marino. Il sistema utilizza impulsi laser inviati lungo una fibra ottica sottomarina per rilevare le perturbazioni acustiche attraverso l’analisi della luce riflessa. In questo modo, la fibra ottica si trasforma in una catena di migliaia di idrofoni distribuiti lungo il fondale, che permette di monitorare in tempo reale il paesaggio sonoro marino e di distinguere sorgenti naturali e antropiche.
“La rilevazione dei suoni della balenottera comune rappresenta un risultato di grande importanza per quest’area, poiché la popolazione mediterranea è a rischio di estinzione e la sua presenza nel Mar Ionio è ancora poco documentata. Sappiamo che i canti di queste balene sono utilizzati prevalentemente per il corteggiamento a scopo riproduttivo ma conosciamo ancora molto poco sul modo e sul contesto in cui vengono prodotti. Il rumore navale rappresenta inoltre fonte significativa di disturbo per questa specie e, grazie a questa tecnologia, potremo iniziare a comprendere meglio come il traffico marittimo interferisca con le vocalizzazioni delle balenottere, valutando il grado di sovrapposizione tra i diversi segnali acustici”, commenta Virginia Sciacca, ricercatrice del CNR e responsabile CNR per il progetto LOWNOISER.
“La possibilità di disporre di un sensore acustico distribuito per oltre 100 chilometri ci permette di rilevare i caratteristici richiami a bassa frequenza delle balenottere, intorno ai 20 Hz, e di seguirne gli spostamenti su un’area molto vasta. Possiamo così osservare questi grandi cetacei attraverso ambienti marini profondamente diversi, dalle acque costiere alle zone più profonde del Mar Ionio, contribuendo a migliorare la conoscenza della loro distribuzione in un’area del Mediterraneo dove gli avvistamenti diretti restano relativamente rari”, sottolinea Salvatore Viola, ricercatore dell’INFN e co-coordinatore INFN delle attività di acustica sottomarina nei progetti ITINERIS e LOWNOISER.
L’osservazione rappresenta un nuovo tassello in una lunga tradizione di ricerca che vede anche le infrastrutture sviluppate per la fisica fondamentale diventare strumenti preziosi per le scienze del mare. Da oltre dieci anni i sensori acustici installati sulle infrastrutture sottomarine siciliane, sviluppati come spin-off del telescopio sottomarino per neutrini KM3NeT, permettono di monitorare la presenza dei cetacei che frequentano il bacino ionico. Oggi, nuove tecnologie ad hoc permettono non solo di rilevare i cetacei, ma anche di monitorare in modo continuo il rumore prodotto dalle attività umane e il suo impatto sugli ecosistemi marini.
“Questo risultato attesta l’eccellenza della rete di sensori acustici nei fondali siciliani, e apre nuove prospettive per il monitoraggio dei cetacei del Mediterraneo”, commenta Alessia Tricomi, direttrice della sezione di Catania dell’INFN, del CSFNSM e coordinatrice del progetto VONGOLA. “Grazie alle ricercatrici e i ricercatori del CSFNSM e dei LNS-INFN che stanno lavorando al perfezionamento degli algoritmi di analisi dei segnali, saremo sempre più precisi nel riconoscere la presenza di questi grandi mammiferi e nel valutare gli effetti dell’inquinamento acustico sulle loro capacità di comunicazione, orientamento e migrazione”.
Questo nuovo risultato dimostra ancora una volta il valore della ricerca multidisciplinare e di come la rete di osservazione sottomarina dello Ionio, costruita dall’INFN primariamente per il telescopio KM3NeT e la ricerca di fisica fondamentale sui neutrini, possa anche diventare un laboratorio permanente per la tutela della biodiversità marina, capace di integrare fisica, bioacustica, intelligenza artificiale e monitoraggio ambientale in un unico sistema di ascolto del mare.
