Francesco Guccini, la voce d’autore che raccontò l’Italia
Roma, 6 ago. (askanews) – Addio a Francesco Guccini, uno dei più grandi cantautori italiani, poeta della provincia, narratore della memoria e della storia, autore di canzoni entrate nel patrimonio culturale del Paese. Aveva trasformato la musica in letteratura, facendo della parola il centro della sua arte e raccontando, con uno stile inconfondibile, passioni, disillusioni, politica, amicizia e il trascorrere del tempo.
Nato a Modena il 14 giugno 1940 e cresciuto a Pàvana, sull’Appennino tosco-emiliano, dove è scomparso oggi circondato dall’affetto dei suoi cari, Guccini aveva legato la propria formazione a Bologna, città simbolo della cultura e della canzone d’autore italiana. Dopo gli inizi come insegnante e giornalista, il successo arrivò tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta con album destinati a diventare pietre miliari della musica italiana.
Brani come Dio è morto, La locomotiva, L’avvelenata, Cyrano, Eskimo, Autogrill, Incontro e Canzone per un’amica hanno attraversato generazioni diverse, diventando colonne sonore di un’Italia in trasformazione. Le sue canzoni, spesso lunghe e ricche di riferimenti letterari, storici e filosofici, hanno rappresentato un unicum nel panorama musicale nazionale.
Pur identificato con l’impegno civile e politico, Guccini ha sempre rifiutato etichette, rivendicando la libertà dell’artista rispetto alle appartenenze ideologiche. Ironico, schivo, capace di alternare sarcasmo e malinconia, ha costruito un rapporto speciale con il pubblico, lontano dai riflettori e dalle logiche dello spettacolo.
Nel 2012 aveva salutato definitivamente i concerti dal vivo, scegliendo di dedicarsi soprattutto alla scrittura. Romanzi, racconti e libri autobiografici hanno confermato il suo talento di narratore, mentre la sua casa di Pàvana è rimasta il rifugio dove coltivare la passione per la memoria, il dialetto e la cultura dell’Appennino.
Nel 2022 aveva pubblicato il suo 17° album dal titolo Canzoni da intorto, mentre nel 2023, aveva registrato un nuovo 45 giri con due versioni di Bella Ciao: una cantata da lui e un’altra in collaborazione con Tosca. Durante la sua lunga carriera ha pubblicato 30 album, di cui 17 in studio, ma è anche stato scrittore, attore e insegnante di lingua italiana al campus bolognese del Dickinson College.
“Nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata – scrive la famiglia in una nota -. La famiglia, nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringrazia anticipatamente tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre”. Nel 2025 era stato ricoverato in ospedale, ed era stato costretto a rimare 18 mesi in casa, uscendo solo pochi mesi fa per partecipare alla mostra “Canterò soltanto il tempo”, a lui dedicata, ai Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia. Negli ultimi anni il cantante aveva avuto problemi problemi alla vista che ormai gli impedivano anche di leggere libri. Disse: “Non riesco più a leggere, una cosa che mi addolora tantissimo – riporta Il Resto del Carlino -. Per questo guardo molta televisione”.
