Vendemmia 2026, il fattore acqua ridisegna tempi e strategie
AskaNews
di admin Administrator  
il 06/08/2026

Vendemmia 2026, il fattore acqua ridisegna tempi e strategie

Milano, 6 ago. (askanews) – Dopo quattro ondate di calore feroce che hanno fatto partire in anticipo il ciclo vegetativo delle viti, la vendemmia 2026 procede come da tradizione a velocità diverse. A scandire i tempi non sono soltanto temperature, altitudine e varietà: a pesare è soprattutto il fattore acqua, quanta ne hanno immagazzinata i terreni e quanto bene i viticoltori sono riusciti a conservarla. Mai come di fronte a temperature estreme, sovescio, sostanza organica, inerbimento e pacciamatura hanno limitato l’evaporazione dell’acqua, mentre meno cimature e defogliazioni hanno protetto i grappoli dal sole. La vendemmia 2026 racconta così anche un cambiamento nel lavoro in vigna per provare a fronteggiare un cambiamento climatico che si fa via via più aggressivo.

In Alto Adige, a Cantina Terlano e Cantina Andriano la strategia è passata soprattutto dalla gestione della chioma. ‘Per proteggere i grappoli dal sole e preservarne la freschezza aromatica abbiamo ridotto al minimo la defogliazione’, spiega l’enologo Rudy Kofler. Le uve si presentano sane e con un carico omogeneo, mentre la raccolta è prevista intorno al 20 agosto. Poco più a nord, in Valle Isarco, Pacher.Huber mostra quanto altitudine e condizioni locali possano modificare il calendario. Alcuni vigneti raggiungono i 900 metri sul livello del mare e, nonostante germogliamento e fioritura precoci, Andrea Huber prevede di iniziare la raccolta a metà settembre, in linea con il 2025. ‘L’uva appare molto sana e i grappoli sono spargoli’, afferma. Cantina Kaltern, con 420 ettari vitati intorno al Lago di Caldaro, prevede invece le prime raccolte tra la metà e la fine di agosto. ‘Tutti gli indicatori fanno pensare a una vendemmia precoce’, afferma il Kellermeister Thomas Scarizuola.

In Trentino, a Tenuta San Leonardo in Vallagarina, il punto di partenza è stato un inverno con temperature scese fino a meno 8 gradi. Le piogge arrivate con l’inizio della stagione vegetativa hanno alimentato i terreni prima dell’estate. Nei filari, tutti inerbiti, lo sfalcio viene alternato tra le file per mantenere spazi di rifugio per gli insetti utili. L’azienda registra un carico produttivo generoso e un buono stato sanitario delle uve, ma Anselmo Guerrieri Gonzaga mantiene prudenza: ‘Le premesse sono buone, ma è ancora presto per esprimere un giudizio sulla qualità dell’annata’.

In Franciacorta Mosnel ha invece già iniziato a raccogliere. La vendemmia è partita il 3 agosto, la data più precoce nella storia aziendale, dopo una stagione complessa che ha richiesto molto lavoro in vigneto. Alcune grandinate a metà maggio hanno provocato danni localizzati nel parco vitato di 41 ettari. ‘Per fortuna nelle aree intatte i grappoli sono belli e sani’, spiega Giulio Barzano. Dopo un luglio caldo e asciutto, la raccolta è cominciata con prospettive qualitative positive.

Nelle Langhe, Pio Cesare parte da circa 560 millimetri di precipitazioni accumulati tra dicembre e maggio. Le successive ondate di calore hanno accelerato il ciclo vegetativo, ma lavorazioni del terreno, sovescio e apporto di sostanza organica hanno contribuito a utilizzare e conservare quella disponibilità idrica. Le uve bianche potrebbero essere raccolte a metà agosto, mentre per il Nebbiolo si prevede la seconda metà di settembre.

Dopo una crescita vegetativa vigorosa e una fioritura anticipata, Marco Parusso ha spiegato che ‘abbiamo deciso per un intervento precoce e preciso sulla chioma’. La pulizia dei grappoli è stata effettuata subito dopo la fioritura, soprattutto sul lato del filare normalmente in ombra, per permettere alle uve di adattarsi gradualmente alla luce ed evitare scottature durante il caldo di giugno. Il Sauvignon Blanc potrebbe essere raccolto tra metà e fine agosto, mentre per il Nebbiolo si dovrebbe attendere l’inizio di ottobre.

In Liguria entra in gioco la geografia: Lvnae registra una stagione più regolare, favorita dalle condizioni della zona. ‘A luglio abbiamo registrato temperature superiori alle nostre medie ma senza eccessi’ spiega Diego Bosoni, evidenziando che ‘qui il mare e la vicinanza delle montagne ci aiutano molto, garantendo una buona ventilazione e mantenendo il clima relativamente mite’. Le piogge delle ultime settimane hanno accompagnato la maturazione. La raccolta dovrebbe iniziare nella settimana successiva a Ferragosto con le uve destinate al Metodo Classico, mentre per le altre varietà si partirà tra la fine di agosto e l’inizio di settembre.

Nel Salento, Tenuta Liliana arriva alla vendemmia dopo un inverno mite e una primavera nella quale le precipitazioni di marzo e quelle portate dal ciclone Erminio all’inizio di aprile hanno alimentato i terreni prima del periodo siccitoso cominciato a maggio. ‘I nostri vigneti stanno bene, vigoria regolare, stato sanitario eccellente e nessuna criticità. Le piante hanno potuto sfruttare al meglio le riserve accumulate in primavera’ spiega l’enologo Andrea Fattizzo, raccontando che per il Cabernet Sauvignon l’azienda prevede una raccolta anticipata di qualche giorno e rese moderate.

È in Toscana che il quadro può essere osservato più nel dettaglio. Il numero e la diversità delle situazioni mostrano, anche a distanze relativamente brevi, quanto disponibilità idrica, suolo, altitudine e gestione della vegetazione possano modificare la risposta dei vigneti alla stessa stagione. A Giodo le precipitazioni invernali hanno garantito disponibilità idrica, mentre primavera ed escursioni termiche di inizio estate hanno accompagnato sviluppo vegetativo e allegagione. ‘Gli interventi mirati sulla parete fogliare e, soprattutto, la gestione dei suoli sono stati pensati per conservare l’equilibrio della pianta’, spiega il direttore tecnico Riccardo Ferrari, che considera ancora prematuro formulare previsioni sulla raccolta.

A Greve in Chianti (Firenze), Querciabella legge il 2026 attraverso i dati della propria stazione meteorologica. Secondo l’enologo Manfred Ing, ‘il 2026 è molto più vicino alla media dell’ultimo decennio di quanto suggeriscano le percezioni’. Le prime uve dovrebbero entrare in Cantina a fine agosto. Sempre a Greve in Chianti, Castello di Querceto arriva ad agosto con uve sane e ben formate nei vigneti posti tra 400 e 500 metri sul livello del mare. ‘La vendemmia dovrebbe essere solo leggermente anticipata, con buone aspettative sia sul piano quantitativo sia su quello qualitativo’, afferma il produttore Simone Francois.

Sul versante occidentale del Chianti Classico, Isole e Olena registra un’annata più calda e secca rispetto al 2025. Le piogge di marzo e maggio hanno favorito fioritura e allegagione prima delle alte temperature dei due mesi successivi. ‘Lo stato sanitario delle uve è eccellente e, se dovesse arrivare una pioggia nei primi giorni di agosto, potremmo sicuramente aspettarci una vendemmia qualitativamente molto buona’, afferma l’enologo Emanuele Reolon. L’anticipo previsto è di circa dieci giorni. A Gaiole in Chianti (Siena), Bertinga guarda soprattutto alla fase che resta da percorrere. I 28 millimetri di pioggia caduti recentemente dovrebbero sostenere le piante mentre l’invaiatura è già avviata. ‘La vera sfida sarà, come sempre, accompagnare il vigneto affinché le uve raggiungano una maturazione fenolica, aromatica e tecnologica ottimale, senza accumulare gradazioni alcoliche eccessive e preservando freschezza, acidità ed equilibrio. C’è ancora tempo’, spiega l’enologa Elisa Ascani.

Arillo in Terrabianca, presente a Radda in Chianti (Siena), in Val d’Orcia e in Maremma, ha utilizzato sovescio e pacciamatura naturale ottenuta dalla biomassa per schermare il terreno, limitare l’evaporazione e conservare l’umidità. Secondo Adriana Burkard, nei vigneti non si registrano segnali significativi di stress. La raccolta potrebbe iniziare con un anticipo compreso tra 10 e 15 giorni. In Maremma, Fattoria Le Pupille ha agito sulla vegetazione, riducendo al minimo le cimature e privilegiando gli accapannamenti per limitare gli effetti del caldo e preservare l’efficienza fotosintetica. ‘Abbiamo scelto di assecondare il comportamento naturale della vite’, spiega il direttore tecnico Ettore Rizzi.

A Castello di Vicarello la risposta delle piante viene letta attraverso le foglie basali, ancora verdi e funzionali dopo una stagione nella quale le precipitazioni hanno mantenuto disponibile l’acqua nel terreno. ‘È anche il risultato del lavoro svolto per reintegrare sostanza organica e vitalità nei suoli’, spiega il produttore Brando Baccheschi Berti. I 30 millimetri di pioggia caduti a fine luglio hanno ulteriormente sostenuto le vigne. La vendemmia sarà anticipata, ma ‘molto meno di quanto il caldo potrebbe far pensare’, afferma.

Arsenio, con vigneti tra le prime colline di Firenze, Volterra (Pisa) e Olena, si confronta invece con differenze di suolo, esposizione e altitudine. Il caldo tra fine giugno e luglio ha accelerato lo sviluppo vegetativo e leggermente anticipato l’invaiatura. ‘Lavorando secondo i principi della viticoltura biologica e con un approccio a basso intervento, osserviamo con particolare attenzione la risposta naturale delle viti allo stress’, spiega il produttore Arsen Khachaturyants. Tra gli adattamenti adottati c’è lo spostamento dei trattamenti nelle ore serali, in vista della raccolta prevista a settembre.

Le condizioni climatiche non stanno semplicemente anticipando o posticipando la vendemmia, stanno rendendo sempre meno significativo parlare di un unico calendario. Territori vicini possono procedere con ritmi diversi e persino la stessa varietà può arrivare alla raccolta in momenti differenti. L’anticipo è uno dei tratti del 2026, ma non quello decisivo: la vendemmia si gioca sempre più vigneto per vigneto, tra caratteristiche del territorio, disponibilità d’acqua e scelte agronomiche precise.

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