Cina, la Via della Seta del Ghiaccio ridisegna rotte verso l’Europa
Roma, 10 ago. (askanews) – Dallo stretto di Malacca al Mar Rosso, passando per Bab el-Mandeb e il canale di Suez, la lunga strada che collega la Cina all’Europa è costellata di passaggi obbligati che guerre, crisi regionali o tensioni tra grandi potenze possono trasformare in altrettanti punti di vulnerabilità. Pechino sta ora provando ad aprire una via alternativa a nord: attraversare lo stretto di Bering, costeggiare la Siberia e raggiungere direttamente i porti dell’Europa settentrionale lungo la Rotta marittima del Nord controllata dalla Russia. E’ la “Via della Seta del Ghiaccio”, un progetto coltivato dalla Cina da anni che nei prossimi giorni compie un salto decisivo, passando dai viaggi sperimentali a un servizio commerciale regolare, secondo quanto riporta il Financial Times.
La compagnia cinese Sea Legend Shipping si prepara infatti ad avviare il primo collegamento regolare di portacontainer Cina-Europa attraverso l’Artico. La prima partenza è prevista il 12 agosto e complessivamente sette navi cinesi hanno ottenuto da Rosatom, la società statale russa responsabile della Rotta marittima del Nord, il permesso di transitare nelle acque artiche russe dirette verso l’Europa. Il programma prevede partenze settimanali durante la finestra estiva e autunnale nella quale le condizioni del ghiaccio permettono la navigazione.
La rivoluzione è innanzitutto geoeconomica. La Istanbul Bridge, utilizzata per il viaggio inaugurale dello scorso anno, ha raggiunto Felixstowe, nel Regno unito, da Ningbo in 20 giorni, contro circa 40 attraverso Suez e fino a 50 circumnavigando l’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza. La distanza tra Cina ed Europa settentrionale attraverso l’Artico può quindi essere drasticamente inferiore rispetto alle rotte tradizionali.
Ma per Pechino il valore di quella scorciatoia non si misura soltanto in giorni risparmiati. La nuova rotta offre alla seconda economia mondiale un’alternativa ai grandi “chokepoint” marittimi attraverso i quali passa buona parte del commercio cinese. La crisi del Mar Rosso ha mostrato quanto rapidamente il traffico attraverso Bab el-Mandeb e Suez possa essere compromesso da un conflitto regionale. Più a est, lo stretto di Malacca rimane uno dei passaggi strategicamente più delicati per la Cina, soprattutto in uno scenario di crescente competizione con gli Stati uniti. L’Artico non elimina queste vulnerabilità, ma aggiunge una direttrice completamente diversa alla rete commerciale cinese.
E’ un obiettivo che Pechino aveva messo nero su bianco già nel gennaio 2018. Nel suo primo documento ufficiale sulla politica artica, il governo cinese parlava della costruzione di una “Via della Seta polare” attraverso lo sviluppo delle rotte di navigazione settentrionali e incoraggiava esplicitamente le imprese del Paese a effettuare viaggi commerciali sperimentali per preparare una futura “operazione commerciale e regolare”.
Il prezzo strategico di questa alternativa è però una maggiore dipendenza dalla Russia. Gran parte del passaggio utilizzato dalle navi cinesi corre infatti lungo la costa siberiana, sulla Rotta marittima del Nord che Mosca considera una delle grandi infrastrutture strategiche del proprio futuro. Sono le autorità russe a concedere i permessi, fornire informazioni sulle condizioni dei ghiacci e mettere a disposizione la rete di rompighiaccio necessaria quando le condizioni diventano più difficili. Per Pechino la strada che riduce la dipendenza da Suez passa dunque attraverso una partnership sempre più stretta con Mosca.
E’ questa convergenza a dare alla Via della Seta del Ghiaccio una dimensione che supera il commercio. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina e il progressivo isolamento di Mosca dall’Occidente, Cina e Russia hanno aumentato la loro cooperazione economica ed energetica. La Rotta marittima del Nord offre ora un ulteriore terreno nel quale i due Paesi hanno interessi complementari: Mosca ha bisogno di traffico, investimenti e clienti per trasformare l’Artico russo in una grande arteria commerciale; Pechino ha bisogno di nuove strade verso l’Europa e di una maggiore ridondanza delle proprie catene logistiche. La nascita di un servizio regolare rende questa complementarità molto più concreta.
La nuova direttrice, inoltre, emerge proprio mentre l’Artico sta diventando uno degli spazi più sensibili della competizione internazionale. Lo scioglimento dei ghiacci rende accessibili per periodi più lunghi rotte e risorse che fino a pochi decenni fa erano sostanzialmente fuori dalla portata del traffico commerciale su larga scala. Allo stesso tempo, l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato ha profondamente modificato la geografia strategica dell’estremo nord europeo. La crescita della presenza economica cinese lungo una rotta dominata dalla Russia aggiunge così una nuova dimensione alla competizione tra Mosca, Pechino e i Paesi occidentali nell’Artico.
Non significa, almeno per ora, che la Cina abbia trovato un sostituto del canale di Suez. La Rotta marittima del Nord resta stagionale, è esposta a condizioni meteorologiche estreme, dispone di infrastrutture di soccorso limitate e non può accogliere gli stessi volumi delle grandi arterie commerciali meridionali. Anche la riduzione dei tempi dipende dalle condizioni del ghiaccio, dalla velocità consentita e dai porti di partenza e destinazione. Studi recenti invitano inoltre a non trasferire automaticamente la riduzione della distanza in identici risparmi di tempo, carburante ed emissioni.
C’è infine un paradosso difficile da ignorare. A rendere economicamente più plausibile la Via della Seta del Ghiaccio è proprio il riscaldamento dell’Artico e la progressiva riduzione della banchisa estiva. L’aumento del traffico porta però con sé nuovi rischi ambientali in un ecosistema estremamente fragile, mentre alcune delle maggiori compagnie occidentali continuano a evitare la rotta proprio per ragioni ambientali, operative e geopolitiche.
Per questo le sette navi autorizzate a passare quest’anno davanti alle coste della Siberia contano molto più dei container che trasportano. La Via della Seta del Ghiaccio resta per ora una piccola arteria rispetto a Suez. Ma per la Cina rappresenta qualcosa di strategicamente più importante: la dimostrazione che la geografia del commercio mondiale non è immutabile e che Pechino, insieme a Mosca, sta cercando di costruire anche nell’Artico una strada alternativa verso l’Europa.
