Trentino, l’autunno in quota tra rifugi e grandi cammini
Milano, 30 ago. (askanews) – Con la fine dell’estate la montagna trentina non si svuota, ma cambia regime. Tra settembre e ottobre alcuni impianti di risalita continuano a funzionare, una parte dei rifugi prolunga l’apertura e numerosi itinerari restano percorribili. Le giornate più corte, la maggiore variabilità del tempo e la progressiva riduzione dei servizi rendono però questa fase diversa dalla stagione estiva.
Le aperture degli impianti non sono uniformi: in alcuni comprensori terminano a settembre, in altri proseguono fino a ottobre e, in casi limitati, fino ai primi giorni di novembre. Questo mantiene accessibili alcuni percorsi delle Dolomiti di Brenta, della Val di Fassa, delle Pale di San Martino, della Paganella, della Val di Sole e della Val di Fiemme, ma con calendari che dipendono dalle singole località e dalle condizioni operative.
Anche i rifugi seguono tempi differenti. La Società degli Alpinisti Tridentini gestisce 35 strutture, oltre a bivacchi e capanne sociali, ma in autunno alcune chiudono già a settembre mentre altre restano operative nei fine settimana. Con il calo delle presenze, emerge con maggiore evidenza anche la funzione dei rifugi come presidi delle alte quote, legati alla conoscenza dei sentieri, delle condizioni meteorologiche e della disponibilità di acqua.
Proprio l’approvvigionamento idrico è diventato uno dei problemi più concreti. Un’indagine della Provincia autonoma di Trento sui rifugi alpini ha rilevato che il 61% delle strutture coinvolte dipendeva da un’unica fonte e che il 29% utilizzava anche acqua proveniente da ghiacciai o nevai. Negli anni successivi la Provincia ha previsto contributi per migliorare captazione, accumulo e potabilizzazione, in un quadro segnato dalla crescente irregolarità delle risorse idriche in quota.
L’autunno resta comunque una stagione importante per i grandi itinerari. Nel Brenta si possono percorrere, quando le condizioni lo consentono, traversate tra Grostè, Tuckett, Brentei e Vallesinella; nel Lagorai si sviluppano cammini come l’Alta Via del Granito e i percorsi che attraversano la zona di Cima Socede; nelle Pale di San Martino si articolano diversi trekking a tappe. Più in basso, il Primiero Slow Tour collega boschi, prati, frazioni e aree agricole senza concentrarsi esclusivamente sulle quote elevate.
Questi percorsi attraversano ambienti che non sono separati dalle attività umane. Pascoli, malghe, strade forestali e sentieri fanno parte di un territorio ancora utilizzato per allevamento, gestione dei boschi e collegamenti locali, mentre la frequentazione escursionistica aggiunge una funzione ricreativa a infrastrutture e spazi nati spesso per altri scopi.
Nel Lagorai e in altre aree del Trentino il cammino incontra inoltre le tracce della Prima guerra mondiale. Il “Sentiero della Pace”, lungo oltre 600 chilometri dal passo del Tonale alla Marmolada, collega fortificazioni, trincee, mulattiere e postazioni del fronte. Anche itinerari più brevi attraversano luoghi nei quali la morfologia è stata modificata da opere militari ancora riconoscibili.
A settembre il tema del cammino entra anche nella programmazione culturale. Dal 9 al 13 settembre 2026 Fai della Paganella (Trento) ospiterà la nona edizione di “Orme, Festival dei Sentieri”, dedicata al tema “Sentiero è dialogo”. Incontri e attività nel bosco affronteranno il rapporto tra percorsi, ambiente e comunità.
Con l’avanzare di ottobre diminuiscono rifugi aperti, impianti attivi e ore di luce. Restano percorribili molti itinerari, ma la disponibilità di servizi diventa più discontinua e la scelta dei percorsi dipende sempre più dalle condizioni effettive della montagna.
