Arvier, 5 giorni di formazione e addestramento per giornalisti che operano in zone di guerra
Nel 2025, 104 giornalisti e operatori dei media sono stati uccisi in zone di conflitto, 39 dai droni. Non si rischia 'solo' vicino alla linea del fronte, bisogna imparare a sopravvivere alla guerra verticale
Arvier, 5 giorni di formazione e addestramento per giornalisti che operano in zone di guerra.
Si aprirà domani, mercoledì 9 settembre ad Arvier, l’edizione 2026 del Training Camp Hefat (Hostile Environment and First Aid Training), promosso dall’Associazione Six Degrees e patrocinato dal comune di Arvier.
La dedica ad Alex Junin
I cinque giorni di formazione intensiva per giornalisti e operatori umanitari impegnati nei teatri di crisi sono dedicati alla memoria di Alex Junin, scomparso lo scorso inverno, tra i fondatori del Training Camp e tra i responsabili degli addestramenti immersivi.
Il training camp 2026 propone cinque giorni di formazione, con la collaborazione della società belga Blue Spear, specializzata nella formazione in ambienti ostili; vi parteciperanno giornalisti da Italia, Paesi Bassi, Stati Uniti, Spagna e Belgio.
Il programma alternerà lezioni teoriche, esercitazioni pratiche e scenari simulati; si affronteranno la valutazione del rischio, il movimento in ambiente ostile, la gestione delle emergenze mediche, la sicurezza personale, le minacce presenti nei moderni teatri di guerra.
104 giornalisti uccisi in zone di conflitto, 39 con i droni
I dati del Commitee to Protect Journalists sono pesantissimi: nel 2025 sono stati uccisi nel mondo 129 giornalisti e operatori dei media, il numero più alto registrato dall’inizio delle rilevazioni nel 1992.
Tre quarti delle vittime – 104 – sono state uccise in contesti di conflitto. 39 di loro, tra giornalisti e operatori dei medie sono stati uccisi attraversi dei droni, a conferma di quanto le nuove tecnologie stiano influenzando il fattore rischio per chi documenta una guerra.
Sei borse di studio
Anche per il Camp 2026, Six Degrees ets ha messo a disposizione sei borse di studio, con l’obiettivo di rendere la formazione accessibili anche a professionisti che, pur lavorando o preparandosi per lavorare in contesti ad alto rischio, non dispongono delle risorse necessarie a sostenere i costi del percorso formativo specialistico.
Il commento degli organizzatori
«Un’edizione particolarmente importante, innanzitutto perchè abbiamo deciso di dedicarla ad Alex Junin, nostro collaboratore e amico che ha contributo, con il suo lavoro e la sua esperienza, alla storia del Training Camp – spiega Ugo Lucio Borga, giornalista e membro dell’associazione Six Degrees Ets.
Sarà un’edizione speciale anche dal punto di visto didattico, perchè nasce da un lungo lavoro di studio e di ricerca sul campo, condotto con l’obiettivo di adeguare la formazione alla rapidissima trasformazione dei moderni scenari di guerra».
La guerra verticale
I conflitti degli ultimi anni hanno profondamente modificato l’ambiente nel quale si trovano a operare giornalisti e personale umanitario. Alla minaccia rappresentata da armi convenzionali, mine, bombardamenti, ordigni inesplosi, si è aggiunto l’impiego massiccio dei droni.
«La cosiddetta guerra verticale, nella quale la minaccia può arrivare in qualsiasi momento dall’alto o anche a grande distanza dalla linea del fronte, sta modificando radicalmente il concetto stesso di sicurezza – spiega Ugo Lucio Borga -.
Tecniche e procedure considerate valide soltanto pochi anni fa devono oggi essere ripensate. Il nostro lavoro è stato quindi osservare quanto sta accadendo nei conflitti contemporanei, studiare le nuove minacce e tradurre questa esperienza in strumenti concreti che possano aumentare le possibilità di sopravvivenza di chi continua a svolgere il proprio lavoro sul campo».
(re.aostanews.it)

