FrontDoc, l’intimo ritratto familiare di “Nicole, Nicole” vince l’edizione 2026
Debutto con successo per la regista elvetica Lauren Dällenbach; "Three things i learned in France" miglior corto; la Giuria Giovani premia "Az Zeeb" e il pubblico "A world without words"; oggi il pomeriggio di cinema made in VdA e l'incontro con Enrico Camanni e Hervé Barmasse
La prima esperienza di Lauren Dällenbach con un lungometraggio è subito vincente. Nicole, Nicole della regista elvetica ha vinto l’edizione 2026 di FrontDoc, il festival internazionale del cinema di frontiera.
L’intimo ritratto che la regista offre della sua famiglia, seguendo il percorso di emancipazione della zia, ha convinto la giuria del festival aostano.
Il miglio cortometraggio documentario è Three things i learned in France, la Giuria Giovani premia Az Zeeb e il pubblico A world without words.
Ancora una giornata di cinema
La premiazione di ieri sera, sabato 24 ottobre, al Teatro Plus, non chiuede per il festival che prosegue ancora oggi con una giornata dedicata al cinema Made in VdA.
Dalle 15.30, al Plus Arena, Made in VdA presenterà i progetti di educazione cinematografica rivolti alle scuole e una selezione dei lavori realizzati dagli studenti. Dalle 16.30, lo schermo sarà dedicato a quattro autori valdostani con Averno di Filippo Maria Pontiggia, Renzino di Pietro Taldo, Parleaz di Joseph Péaquin e Courma et Courmayeur di Elettra Gallone.
Il gran finale è alle 21 al Plus Community Hub con l’evento speciale Quale montagna ci resta?. Il talk, condotto dalla co-direttrice artistica del Cervino CineMountain Festival, Luisa Montrosset, metterà a confronto l’alpinista e regista Hervé Barmasse e lo scrittore, giornalista e alpinista Enrico Camanni. A seguire, la proiezione di Barren Lands – Terre aride di Barmasse e Where We Used to Sleep di Matthäus Wörle.
Hervé Barmasse – Foto di Alessandro Beltrame
Un’edizione in crescita
«Siamo molto felici che questa edizione del festival sia cresciuta e si sia davvero diffusa sul territorio, grazie alla collaborazione di una comunità nuova e più ampia» affermano i direttori artistici Nora Demarchi e Gian Luca Rossi.
«Vogliamo ringraziare le istituzioni, le associazioni, tutte le persone che abbiamo incontrato lungo questo percorso e il pubblico che ci ha raggiunto ad Aosta e anche fuori città. Anche gli ospiti internazionali e i giovani autori che hanno partecipato al festival hanno riconosciuto il valore di un’iniziativa capace di generare confronto e dialogo autentici, di creare occasioni per stare insieme e continuare a credere nell’incontro con l’altro» aggiungono Demarchi e Rossi.
«In un momento storico segnato da conflitti e profonde incertezze, sentiamo che FrontDoc è un presidio culturale e umano, uno spazio di ascolto e partecipazione, in cui il cinema aiuta a metterci in relazione. Il prezioso lavoro delle giurie ha riconosciuto come storie personali e collettive, trasformazioni sociali e nuovi immaginari possano aiutarci a conoscere il presente, oltre i confini fisici e i linguaggi artistici. La partecipazione e gli incontri di questa settimana ci ricordano che il cinema può ancora aprire prospettive inattese e aiutarci a guardare il presente con occhi diversi».
»È in questa capacità di attraversare le frontiere, anche quelle meno visibili, e di creare legami attraverso le differenze che riconosciamo il senso più profondo di FrontDoc», concludono.
I premiati
La Giuria Ufficiale, composta da composta da Paolo Antonio D’Andrea, docente, critico, curatore delle attività del Pordenone Docs Fest, Bonheur Suprême, artista e filmmaker francese e Joana Fresu de Azevedo, coordinatrice del Festival del Cinema di Porretta, ha assegnato i seguenti premi:
- Miglior Lungometraggio: Nicole Nicole della regista svizzera Lauren Dällenbach (Svizzera, Francia, 2026, 81’), che entra nella quotidianità di una famiglia dove amore e dipendenza sono inseparabili, con la seguente motivazione: Per la delicatezza e l’intimità con cui narra il legame profondo tra una madre, una figlia e una nipote, e soprattutto per la capacità di declinare uno sguardo femminile in grado di superare la semplice dimensione familiare per elevare la storia a una potente ed efficace universalità cinematografica.
- Miglior cortometraggio documentario: Three things i learned in France di Te-Gao Hong (Francia, Taiwan 2026, 15’) che parte dall’esperienza personale per interrogare identità, appartenenza e il difficile rapporto tra Taiwan e Cina, con la seguente motivazione: Per l’ironia sottile e mai scontata applicata a un tema di forte denuncia politico-sociale, e per la capacità di fondere con creatività e originalità linguaggi, formati, spazi reali e ambienti virtuali.
- Miglior cortometraggio F(r)iction: The End di Niki Lindroth Von Bahr (Danimarca, Francia, Svezia, 2026, 16’) che trasforma un aeroporto in un surreale purgatorio contemporaneo, con la seguente motivazione: Per l’efficacia nel costruire un intrigante microcosmo narrativo e stilistico attraverso la tecnica della stop-motion e per l’affilata ironia con cui mette in scena le contraddizioni della contemporaneità.
La Giuria di Spazio X, sezione del festival dedicata ad opere di realtà virtuale e cinema sperimentale, composta Négar Motevalymeidanshah, regista e artista visiva iraniana, Federica Pugliese, direttrice artistica del Lago Film Fest, e Francesco Sacco, musicista e artista, ha assegnato i seguenti premi:
- Premio Film: Koki, Ciao di Quenton Miller (Paesi Bassi, 2025, 11’) per la preziosa intuizione di affrontare il tema della memoria e della documentazione storica attraverso un’ottica autenticamente non antropocentrica. Uno sguardo tagliente e ironico che gioca con l’idea di archivio e regala una riflessione su come custodiamo i ricordi.
- Premio VR Experience: Sunset Motel di Gilles Jobin (Svizzera, Francia, 2026, 20’) per l’uso sapiente del punto di vista, che permette allo spettatore di essere regista di una storia “al limite”, nella quale tutti gli elementi della scena contribuiscono a creare un affresco in cui il campo del possibile si deforma, aprendo le porte ad un realismo magico elegante e bilanciato.
- Menzione speciale Film: UUO di Sasha Svirsky (Germania, 2026, 12’) per il coraggio con il quale affronta un tema ampiamente dibattuto come il rapporto tra linguaggio e realtà e il misterioso legame fra significante e significato, regalando acrobazie narrative che remixano Walter Bejamin con un taglio squisitamente dadaista.
- Menzione speciale VR Experience: Yestarday maybe di Matthieu Van Eeckhout (Francia, 2026, 16’) per la delicatezza con la quale viene approcciato il tema del lutto, in una scrittura mai banale, che riesce a sfumare i confini delle sensazioni e a creare un ordine all’interno di un paesaggio interiore, con un approccio assolutamente non logico.
La Giuria Giovani ha assegnato:
- il premio miglior lungometraggio al film Az Zeeb di Rafael Guendelman (Cile, Qatar, 2026, 86’) per la sua abilità nel raccontare da un punto di vista originale e attraverso un percorso storico e archivistico la questione palestinese e il genocidio in corso. Il film supera i confini geografici con coraggio e con la consapevolezza della necessità della sua testimonianza storica e contemporanea.
- Miglior cortometraggio documentario: Ping Pong di Tianji Yu (Cina, 2025,15’) per la grande capacità del regista di riflettere in chiave contemporanea la difficoltà di esprimersi emotivamente all’interno delle relazioni umane. Tianji Yu (Tian-glie-yu) nello specifico si concentra sulla malinconia e sulla solitudine comunicandolo attraverso il dialogo tra il protagonista e l’intelligenza artificiale. Ping pong pone una questione importante alla nostra generazione e ci mette di fronte al fallimento di quello che molti giovani tentano di fare: utilizzare l’IA per comprenderci meglio e per riuscire ad esprimerci senza doverci sforzare di faticare.
- Miglior corto F(r)iction: Taxi Moto di Gael Kamilindi (Svizzera, 2026, 20’) con la seguente motivazione: Ci ha colpito come realtà e finzione si confondono fino a non essere più distinguibili. Come il desiderio diventi strumento di memoria e di riscatto. È un cortometraggio che non parla di persecuzione e censura, ma piuttosto la rovescia completamente regalandoci un lieto fine. Tratta di frontiera, non solo quella tra due stati, ma quella tra ciò che è dicibile e ciò che si vuole silenziare.
- Menzione Speciale lungometraggi: 1+1+1 di Ondřej Vavrečka (Repubblica Ceca, Slovacchia, 2025, 65’) per la capacità dell’opera di esprimere i limiti e lo smarrimento che comporta il progresso nella società contemporanea, utilizzando uno sguardo innocente e a tratti spiritoso, tramite l’accostamento assurdo di situazioni e dialoghi. Ma dimostrandosi sempre pronto a pronunciarsi con determinazione su ciò che comporta il processo di demolizione e produzione sull’uomo e sul mondo.
- Menzione Speciale corti F(r)iction: City of Owls di Zhenia Kazankina (Germania, 2026, 14’) per la forza con cui racconta il bisogno di appartenere a un luogo e il dolore di perderlo. Attraverso il suo linguaggio evocativo e il suo uso degli effetti il film ci porta dentro il buio di una notte perenne tanto nelle strade quanto negli animi delle persone. City of Owls racconta la difficoltà di vivere in un mondo che cambia, trasformando con sé i corpi e le menti di chi lo abita.
La Giuria Borderless, composta da giovani tra i 16 e i 35 anni con background migratorio o una diversa provenienza culturale, ha premiato Growing Stones, Flying Papers di Roozbeh Gezerseh e Soraya Shamsi (Germania, 2026, 12’), per la qualità della sua narrazione, la ricchezza visiva e il suo messaggio che attraversa ogni confine ideale. Abbiamo scelto di premiare un film che unisce in modo straordinario e originale la forza del documentario alla libertà della finzione. Attraverso una regia attenta ai dettagli visivi e l’uso combinato di tecniche differenti, l’opera riesce a generare un impatto emotivo immediato e travolgente. Al centro del racconto c’è una lotta silenziosa ma potente: quella di un protagonista che, pur non avendo il coraggio fisico di aprire la porta sul mondo esterno, dimostra la straordinaria forza di combattere attraverso la scrittura, trasformandosi nella voce di chi non ha voce. È un film profondamente politico e universale, che affronta dinamiche di potere e sistemi di oppressione ricordandoci una verità fondamentale: i sistemi e le dittature possono cambiare forma, ma se non cambiamo noi come individui, la realtà rimarrà la stessa. Il vero cambiamento deve partire da ognuno di noi. Questo lavoro ci mostra che la libertà non ha bisogno di eroi stereotipati, ma si costruisce anche nei piccoli spazi quotidiani, nella purezza di un pensiero scritto. È una critica al potere e un grido di libertà. È il trionfo dell’atto creativo sulla paura. È un film che celebra il potere dell’arte: la sua capacità di far accadere le cose, di ispirarci, di commuoverci, di spingerci a ribellarci al mondo e a noi stessi.
Assegnato al miglior film Frontiera Italia, il Premio Cristiano Gianporcaro, che FrontDoc ha deciso di dedicare al giovane regista di talento e di grande sensibilità, scomparso tragicamente quest’estate, va a Il salotto di Micol De Angelis (Italia, 2025, 19’) per l’abilità della regista di catturare in maniera genuina uno spaccato di vita quotidiana familiare da cui emergono tematiche complesse e delicate. La meticolosa costruzione della fotografia accentua il contrasto rispetto alle dinamiche sociali e controverse che vengono ritratte.
Il Premio Zalab, che prevede la messa in onda su ZaLab View, va a Torneranno i lupi di Bianca Vallino (Italia, 2025, 53’) per la capacità di raccontare il rapporto tra esseri umani, territorio e natura con uno sguardo sensibile e originale, aprendo a una riflessione sul nostro modo di abitare il mondo.
Il Premio del pubblico è andato al film A world without words di Francescu Artily (Francia, 2025, 69’).
(re.aostanews.it)

