Mutuo Cioccolato VdA, Finaosta: «Business plan presentava adeguati elementi di sostenibilità»
CRONACA
di Federico Donato  
il 12/07/2019

Mutuo Cioccolato VdA, Finaosta: «Business plan presentava adeguati elementi di sostenibilità»

In settimana, la Guardia di Finanza ha chiuso le indagini contabili relative al mutuo ipotecario concesso dalla finanziaria regionale

Il business plan presentato dalla Cioccolato VdA – che per le Fiamme gialle era «del tutto inattendibile» – pur nella «inevitabile incertezza del verificarsi degli eventi futuri, presentava adeguati elementi di sostenibilità e, a supporto della sua fattibilità, i medesimi soggetti hanno compiuto un consistente investimento di mezzi propri». Lo afferma Finaosta, prendendo posizione sulla notizia diffusa qualche giorno fa relativa all’indagine condotta dalla Guardia di finanza sul mutuo ipotecario (4 milioni di euro in totale) erogato dalla finanziaria regionale.

«Con riferimento alle notizie di stampa sull’indagine della Guardia di finanza per conto della Corte dei Conti relativa alla erogazione creditizia concessa nel 2016 alla società Cioccolato Valle d’Aosta srl – si legge in una nota -, Finaosta precisa innanzitutto che allo stato non è accertata alcuna responsabilità in capo ai suoi amministratori e dipendenti. Ricordiamo che il procedimento aperto presso la Procura della Repubblica (in ambito penale ndr) per l’accertamento di eventuali reati si è concluso con l’archiviazione del fascicolo». Tutto vero. Tuttavia, la Procura aostana guidata da Paolo Fortuna aveva aperto un fascicolo – di cui era titolare il pm Luca Ceccanti – per bancarotta, e nel registro degli indagati non erano presenti dipendenti o (più in generale) membri di Finaosta. Discorso completamente diverso per la Procura contabile condotta dal procuratore regionale Massimiliano Atelli; dalle indagini condotte dalle Fiamme gialle, infatti, potrebbe derivare un processo per danno erariale a carico di sei membri di Finaosta.

Ma torniamo al comunicato diramato dalla finanziaria regionale. «Finaosta spa contesta i giudizi espressi sul proprio operato e conferma che la richiesta di affidamento è stata sottoposta alle consuete procedure di valutazione che hanno fornito esito positivo ed era assistita dalle consuete garanzie ipotecarie. Nello specifico, il business plan sottoposto dai titolari dell’impresa, pur nella inevitabile incertezza del verificarsi degli eventi futuri, presentava adeguati elementi di sostenibilità e, a supporto della sua fattibilità, i medesimi soggetti hanno compiuto un consistente investimento di mezzi propri. La sua mancata realizzazione è principalmente riconducibile a fattori estranei all’attività industriale dell’impianto di Pont-St-Martin».

Sempre riguardo alle garanzie assunte, «Il quadro è coerente con la migliore prassi di settore e – sostiene Finaosta – infatti, secondo il piano fornito dal curatore fallimentare, dovrebbe consentire un importante recupero del credito concesso». In effetti, è previsto il  19 luglio il primo tentativo di vendita del capannone della ex Feletti di Pont-Saint-Martin. L’offerta minima sarà di 2 milioni e 600 mila euro, a fronte di una stima immobiliare svolta nell’ambito della procedura fallimentare di circa 3 milioni. In caso di esito positivo della vendita, il curatore fallimentare mira a soddisfare le richieste di una buona parte dei creditori privilegiati (ex dipendenti, professionisti e artigiani, a cui spetterebbero circa 300 mila euro) e oltre il 50 per cento di quello ipotecario (Finaosta). Resterebbero invece esclusi i fornitori, che vantano crediti chirografari per circa 400 mila euro. Il passivo accertato lo scorso 15 maggio ammonta a 4 milioni e 700 mila euro.

«È dunque inappropriato definire “improvvida” un’operazione di finanziamento adeguatamente istruita e valutata – continua il comunicato -, peraltro volta a favorire il rilancio di un’importante realtà produttiva locale, così come sono reali e consistenti le garanzie ipotecarie costituite sui beni immobiliari del debitore, che infatti, come anticipato, consentiranno un importante recupero dell’esposizione creditizia. I mezzi propri apportati dai titolari dell’impresa nel progetto hanno consentito, tra l’altro, di garantire il pagamento degli stipendi dei dipendenti fino all’estate del 2018».

In conclusione, Finaosta «confida nella possibilità di dimostrare la correttezza del proprio operato e siriserva ogni più ampia azione a tutela della propria immagine».

(f.d.)

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