Pubblicato da Luca Mercanti il

Berlusconi: in prima linea per difendere le parti sane dell’autonomia valdostana

Intervista con l'ex presidente del Consiglio, il quale venerdì 18 sarà per la prima volta in visita in Valle d'Aosta

Berlusconi: in prima linea per difendere le parti sane dell’autonomia valdostana

Per la prima volta Silvio Berlusconi viene in Valle d’Aosta. L’ex presidente del Consiglio venerdì 18 maggio sarà ad Aosta per sostenere la lista Centro Desta Valdostano in vista del voto di domenica 20 delle Regionali.

Presidente, dopo oltre 20 anni la sua prima visita in Valle d’Aosta: cosa l’ha spinta a venire?

“Da un lato, avevo una sorta di dovere morale verso la vostra splendida terra, un debito di affetto verso una regione che da molto tempo avevo desiderio di visitare come leader di Forza Italia. La Valle d’Aosta è una regione piccola ma importantissima: da voi esiste una buona qualità della vita ma sono convinto che le potenzialità del vostro territorio possano essere valorizzate ancora di più. Per questo le elezioni di domenica prossima sono importanti, ed è questa la seconda ragione della mia presenza: spiegare ai valdostani che con la scheda elettorale possono decidere cose importanti per il loro futuro. Forza Italia ha molte cose da proporre per la Valle e vuole essere di nuovo protagonista della stagione politica che si apre. Tornare in consiglio regionale significa per noi lavorare alle grandi riforme, prima di tutto per l’economia e per il lavoro, che sono al centro del nostro programma. Un programma molto chiaro, rigoroso e coraggioso insieme, affidato a candidati di valore e di esperienza in politica e nella vita professionale e lavorativa”.

Riabilitato, e senza opposizione. Il programma della sua visita in Valle d’Aosta prevede incontri con la popolazione, strette di mano: pensa già di scendere nuovamente in campo?

“Sono sempre rimasto in campo. La riabilitazione pone fine ad una discriminazione assurda ai miei danni e ai danni di milioni di italiani che non hanno potuto votare per il loro leader, ma non sana cinque anni di emarginazione che hanno causato a Forza Italia un grave danno di consensi. In Valle starò in mezzo alla gente come mi piace fare: il contatto con i cittadini non soltanto è la parte più bella della politica, ma è quella che consente di capirne i bisogni, i desideri, e le emozioni. Non saprei occuparmi di politica senza stare in mezzo alla gente”.

Le autonomie speciali sono sotto tiro da qualche anno a questa parte. Se Forza Italia andrà al governo, che posizione avrà nei confronti delle “speciali” con tante competenze e oneri come quella valdostana?

“Forza Italia in questa fase non andrà al governo, ma in ogni caso saremo in prima linea per difendere e valorizzare le parti sane dell’autonomia. Ricordo che i miei governi non soltanto hanno tutelato l’autonomia della Valle d’Aosta, ma l’hanno rafforzata dal punto di vista finanziario, il che ha significato 250 milioni di euro l’anno in più nel bilancio regionale. Fu il mio governo a convincere l’ENEL a cedere alla Regione la società di distribuzione elettrica DEVAL, a mettere a disposizione l’ex caserma Testafochi per creare il polo universitario, iniziativa che poi si è bloccata non certo per colpa nostra, a finanziare la Skyway, la più bella funivia del mondo sul Monte Bianco. In Valle d’Aosta l’autonomia non è sempre stata utilizzata al meglio, chi ha gestito la regione negli anni – con il pretesto dell’autonomia – ha sprecato molte risorse in politiche clientelari e di potere ai danni proprio dei cittadini valdostani. Nonostante questi errori, conosco bene le ragioni storiche, geografiche, linguistiche che danno all’autonomia della vostra terra un valore profondo. Per questo non solo la rispetteremo ma faremo di tutto per rafforzarla”.

Le Regioni sono state un fallimento o sono ancora una opportunità, magari da rilanciare?

“Difficile fare un discorso generale, sia per le regioni a statuto speciale che per quelle a statuto ordinario. Alcune hanno dimostrato efficienza, vicinanza alla gente, razionalità nelle spese: penso al modello della Lombardia e del Veneto, che da oltre vent’anni governiamo con il crescente consenso e apprezzamento dei cittadini. Per altre invece siamo di fronte a un sistema inefficiente, che produce sprechi, burocrazia, ulteriori difficoltà per il cittadino. Credo che una riforma del regionalismo, che rafforzi le responsabilità del governo locale, potrebbe costringere tutti ad accodarsi agli esempi più virtuosi”.

Il turismo è il settore trainante dell’economia valdostana. L’eccessiva burocrazia, però, penalizza una regione di confine come la nostra, che deve competere con Svizzera e Francia. E’ possibile sperare in un superamento definitivo del problema burocrazia?

“Non solo è possibile ma è indispensabile. In campagna elettorale ho parlato di tre forme di oppressione da abbattere, quella fiscale, quella giudiziaria e appunto l’oppressione burocratica, che determina un drammatico svantaggio competitivo per le nostre imprese – per esempio quelle turistiche – che operano nei mercati internazionali. Il nostro modello è quello nel quale tutto ciò che non è espressamente vietato è lecito, un modello nel quale non esistono autorizzazioni preventive ma solo controlli ed eventuali sanzioni a posteriori, un modello nel quale la pubblica amministrazione non chieda al cittadino di fornire continuamente documenti e certificazioni di cui magari è già in possesso”.

Di Maio insiste sul reddito di cittadinanza, Salvini sul superamento della legge Fornero, mentre Cottarelli dice che non ci sono le coperture sulle proposte. Chi ha ragione? Cosa fare?

“Il reddito di cittadinanza non è solo una proposta priva di coperture, è una proposta radicalmente sbagliata perché deresponsabilizza i cittadini. Compito dello Stato è orientare le persone che sono ai margini del processo produttivo a tornare a farne parte, non mantenerle in una condizione di mera sopravvivenza assistita. Quanto alla Fornero, abbiamo detto anche noi che va modificata, ed è possibile farlo senza incidere pesantemente sui conti pubblici. Si tratta di capire se il futuro governo – posto che nasca – vorrà limitarsi agli aggiustamenti necessari e doverosi per eliminare le iniquità, o vorrà rimettere in discussione il concetto dell’aumento generale dell’età pensionabile. In questa seconda ipotesi – visto l’aumento dell’aspettativa di vita e la crisi della natalità – vedo davvero seri pericoli per la sostenibilità del sistema”.

Invece che istituire il reddito di cittadinanza non crede che sarebbe il caso di studiare nuove politiche del lavoro?

“E’ un tema fondamentale: si tratta di scegliere fra politiche assistenziali e una crescita sana. L’occupazione si ottiene prima di tutto facendo ripartire la crescita, che in Italia rimane troppo bassa, e questo si può ottenere attraverso una robusta politica di tagli fiscali come quella che avevamo proposto noi con lo strumento della flat tax. Avevamo anche indicato, come provvedimento immediato, la totale defiscalizzazione e decontribuzione per 6 anni per i nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato. La spesa pubblica invece non è uno strumento sano né efficace per far ripartire il Paese: significherebbe indebitarsi ancora e – a parte il fatto che l’Europa non ce lo consentirebbe – significherebbe rendere la nostra economia ancora più fragile, ancora più esposta alle speculazioni internazionali. Senza contare il fatto che i debiti prima o poi vanno pagati e con questo lasceremmo un’eredità disastrosa alle prossime generazioni”.

Presidente, una previsione: il governo Lega-M5S si farà? E se sì, potrà durare? Che ruolo avrà Forza Italia?

“Difficile fare previsioni: mi auguro che duri se potrà fare qualcosa di buono per il Paese, in caso contrario meglio ridare la parola agli italiani al più presto. In ogni caso sul nostro ruolo non ci sono dubbi: ne resteremo fuori e non lo sosterremo, se non su singoli punti – se vi saranno – che riterremo utili per il bene degli italiani”.

(luca mercanti)

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