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Legambiente contesta il piano regionale delle Attività Estrattive

Legambiente contesta il piano regionale delle Attività Estrattive

Secondo l'associazione verde, «danni per tutti nell'interesse di pochi e c'è persino un tentativo di aggirare le indicazioni di legge»

«Sovradimensionato rispetto alle esigenze di materiale. Scarso profitto, forte inquinamento ambientale». Sono solo alcune delle contestazione che il circolo regionale di Legambiente muove al Piano regionale delle Attività Estrattive, passato in III Commissione consiliare e che dovrà essere approvato dal consiglio regionale.
Oltre allo scarso profitto che ne deriva alla collettività, 39 centesimi al metro cubo a favore del comune, Legambiente punta il dito contro il forte impatto ambientale, considerati il rumore dei mezzi di trasporto, l’impatto paesaggistico e l’inquinamento di aria e acqua.
Secondo Legambiente, «sono state reinserite nel piano una dozzina di siti che il parere di Valutazione Ambientale aveva dichiarato non ammissibili per rischio idrogeologico, per diversa destinazione d’uso o per incompatibilità, visti i vincoli su aree naturali protette». In particolare, Legambiente contesta la decisione di aprire quattro cave a Valsavarenche, 3 di pietrame e una di lose e 2 di pietrame a Cogne, all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
«Non si capisce a cosa sia servito l’iter di consultazione dei vari soggetti e l’analisi approfondita degli impatti ambientali se non sono state recepite neppure le indicazioni che scaturiscono da precise indicazioni di legge. Se questo è un modo di avviare lo sviluppo ecosostenibile della Regione – commenta la presidente Rosetta Bertolin – per ottenere i fondi a favore del turismo, così come annunciato nei giorni scorsi da Rollandin, a noi sembra essere una strada quanto meno poco seria».
Nella foto, il vice presidente di Legambiente VdA Rosetta Bertolin.
(c.t.)

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