Operazione ‘Hybris’: «La nostra famiglia non c’entra nulla con la mafia»
CRONACA
di news il
09/10/2013

Operazione ‘Hybris’: «La nostra famiglia non c’entra nulla con la mafia»

«La mia famiglia con la mafia non c’entra assolutamente nulla. Tante cose sono state dette dagli inquirenti sul nostro conto, l’unica verità è che mio marito e io abbiamo fatto tanti sacrifici per crearci una famiglia composta da ben otto figli, una famiglia normale, che si è sempre guadagnata da mangiare lavorando onestamente».
Sono le parole rilasciate questa mattina all’esterno del palazzo di giustizia di Aosta da Maria Cristina Fazari, moglie di Claudio Taccone, nonché madre di Ferdinando e Vincenzo, tutti e tre arrestati alle prime luci dell’alba del 22 giugno scorso nell’ambito dell’operazione dei carabinieri denominata ‘Hybris’ (dal greco «prevaricazione»).
Claudio e Vincenzo Taccone, rispettivamente di 45 e 20 anni, furono individuati nella loro abitazione di St-Marcel, mentre Ferdinando, 21 anni, venne raggiunto dalla misura di custodia cautelare in carcere a San Ferdinando di Cinquefrondi, nel Reggino, dove si era trasferito da un paio di settimane.
I tre (Claudio Taccone recluso presso la casa circondariale Lorusso-Cutugno di Torino, Ferdinando e Vincenzo presso la casa circondariale di Asti) questa mattina sono stati portati in Tribunale ad Aosta per l’udienza in camera di consiglio circa le eventuali misure di prevenzione da applicare loro una volta usciti dal carcere.
Considerata la loro «pericolosità sociale», il pm Pasquale Longarini (che oggi sostituiva il pm Daniela Isaia) ha chiesto tre anni a testa di sorveglianza speciale e obbligo di soggiorno, richiesta sulla quale il giudice si è riservato di decidere nel giro di una settimana, così come confermato all’uscita dall’aula dal difensore dei tre, l’avvocato Francesco Bosco di Torino.
«Quello che posso dirle è che ci opponiamo alle richieste del pm, dopodiché vedremo quale sarà la decisione assunta dal giudice – ha commentato -. L’inchiesta relativa all’operazione ‘Hybris’ non è ancora conclusa, quindi aspettiamo di conoscere gli esiti per poi valutare eventuali strategie difensive. Quel che è certo, al momento, è che i miei assistiti sono stati scarcerati per il reato di lesioni personali aggravate (perpetrate in un episodio avvenuto il 30 settembre 2012 in via Seigneurs de Quart, sulla collina di Aosta, ndr), essendo stati disposti gli arresti domiciliari per questa fattispecie di reato a seguito dell’entrata in vigore di una nuova legge ad agosto».
Claudio, Ferdinando e Vincenzo Taccone rimangono comunque in carcere per via della custodia cautelare emessa per tutte le altre ipotesi di reato, che vanno dall’estorsione alla tentata estorsione, dai danneggiamenti a seguito di incendio al tentato omicidio, tutti reati per cui è stata riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso.
Nell’ambito dell’operazione ‘Hybris’, lo ricordiamo, figurano agli arresti anche gli aostani Santo Mammoliti, 39 anni, e Domenico Mammoliti, 26 anni, quest’ultimo fermato dopo un paio di settimane di latitanza tra la Germania e alcune contrade isolate di San Giorgio Morgeto.
Nella foto Ferdinando Taccone all’uscita del palazzo di giustizia di Aosta.
(pa.ba.)

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