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Consiglio Valle: una risoluzione di censura sulla vicenda del voto di scambio

Consiglio Valle: una risoluzione di censura sulla vicenda del voto di scambio

Le minoranze chiedono una presa di posizione, apertura della maggioranza

Riferendosi alle intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta del voto di scambio che vede coinvolto l’ex assessore al Turismo del Comune di Torgnon Davide Perrin, Stefano Ferrero (M5), nel presentare in aula la risoluzione nella quale «il Consiglio censura l’adozione di metodi e atteggiamenti lesivi della libertà di scelta e della dignità degli elettori valdostani» non ha usato mezzi termini: «Soddisfatto o rimborsato. Un acquisto ai grandi magazzini; c’è disprezzo nel candidato verso gli elettori che vengono trattati come carne da macello; un giovane rampollo dalla vita facile cresciuto tra i soldi e il potere convinto della sua superiorità intellettuale rispetto ai suoi elettori ‘baccanotti’. Provo compassione per lui». Ricorda il pentastellato «il voto di scambio del 1993 quando un sindacalista, Rosina Rosset, e un segretario di assessore, Giovanni Barocco, si dilettavano con borse di nailon con dentro 30 milioni di lire che giravamo con personaggi sinistri. Con padri del genere non possiamo che avere figli del genere. Siamo indignati dalle dichiarazioni del sindaco Cristina Machet che difende l’indifendibile e si scaglia contro un giornale online che non ha fatto altro che il suo mestiere». Per concludere: «Invitiamo i consiglieri dell’Uv a fare una riflessione profonda, i traditori degli ideali del Movimento sono al suo interno. Vi state giocando le sordi del Movimento che dipende dal vostro coraggio. Quanti voti sono stati comprati nell’ultima tornata elettorale. Siete veramente legittimati a sedere in Consiglio?».
Primo a intervenire il capogruppo dell’Union valdôtaine Ego Perron, manifestando un’apertura. «Provo personalmente imbarazzo, come altri, nel leggere certe intercettazioni telefoniche. Il contenuto è assolutamente censurabile. Ho chiesto al mio Movimento di fare piena luce sulla vicenda perché certi comportamenti non possano essere assimilati al Movimento. Nella scelta delle candidature abbiamo chiesto dei comportamenti chiari e corretti che non andassero oltre certi limiti. Abbiamo fatto sottoscrivere loro questo impegno. Noi non anticipiamo gli esiti delle indagini ma censuriamo e condanniamo i contenuti delle intercettazioni».
Contano sulla condivisione della risoluzione Alpe, M5S, Pd-Sinistra Vda e Uvp. Primo a intervenire Nello Fabbri, poi Fabrizio Roscio e infine Jean-Pierre Guichardaz, i tre non hanno nulla a che vedere con l’inchiesta sui costi della politica: una scelta non casuale. Così Fabbri: «Non possiamo passare sotto silenzio la gravità e la pericolosità alla quale il sistema democratico tutto è stato sottoposto, non vogliamo sostituirci alla magistratura ma vogliamo condannare la mentalità che porta a queste azioni. Reagire come istituzioni è vitale e urgente. Non è giustizialismo ma un’autodifesa necessaria».
Così Roscio: «E’ nostro dovere condannare comportamenti così gravi e prendere le distanze da fatti così inauditi. Che l’inchiesta si chiami ‘Declino’ non è un caso. Di fronte ai capi di accusa si resta basiti: spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione. Noi questo dobbiamo condannare».
Così Guichardaz: «Apprezzo i toni di Perron, la sua pacatezza su questa vicenda torbida Non si potrà quantificare quanto abbia pesato ma è un vulnus per la democrazia. Il consiglio, la politica non si riconosce in queste modalità».
Ha poi preso la parola Leonardo La Torre (Uv), commentando: «In VdA non esistono né baccanotti né calabrotti: chi pensa il contrario vive nella preistoria della politica. Non entrerò nel merito della vicenda. Il riserbo è d’obbligo. Ragionare in un quadro generale è giusto. Oggi la gente chiede trasparenza e correttezza di comportamenti. Sono fatti di una rilevanza tale dai quali non possiamo che prenderne le distanze. Le scelte attengono alle persone e alcune sono attratte dal lato scuro della cosa. Sulle conclusioni non si può essere che daccordo». Prende le distanze anche il capogruppo della Stella Alpina Stefano Borrello ma in merito alla risoluzione non entra. In attesa delle posizioni del partner unionista. Il Consiglio è sospeso per permettere a maggioranza e opposizione di giungere a una risoluzione congiunta
(danila chenal)

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