Piolets d’Or a Steck e Slawinsky-Welsted
TURISMO & TEMPO LIBERO
di news il
30/03/2014

Piolets d’Or a Steck e Slawinsky-Welsted

Dall’Alaska al Pakistan, passando per il consueto Nepal, terra degli 8000, le nomination della 22ª edizione dei Piolets d’Or hanno avuto come trionfatore un ex aequo strepitoso: lo svizzero Ueli Steck e il duo canadese Slawinsky-Welsted.
Più di 70 ascensioni sono pervenute alla giuria dei Piolets d’Or dall’inizio dei suoi lavori, ma solo 5 fra queste sono state nominate alla vittoria di quello che possiamo considerare l’oscar dell’alpinismo moderno. Cinque ascensioni che, con le loro differenze, hanno dell’incredibile e sono in grado di far sognare anche i meno appassionati di montagna.
L’elvetico Steck è stato premiato per la spedizione in solitaria della facciata Sud dell’Annapurna, compiuta in sole 28 ore, (discesa compresa), un’ascensione prevista in coppia con un partner che però all’ultimo decide di ritirarsi lasciando Ueli di fronte ad una grande sfida: «É difficile parlare della paura e della tensione – spiega l’alpinista -, noi ci spingiamo oltre i nostri limiti rimanendo però concentrati sull’impresa e mettendo da parte tutto il resto».
Il duo canadese ha conquistato il Piolet d’Or grazie all’ascensione della parete Nord-Ovest del K6 in Pakistan. Come spiegato dal presidente di giuria George Lowe, autore nel 1978 del celebre tentativo di salita della cresta nord del Latok 1, questa spedizione è stata premiata per il meraviglioso esempio di importanza che i due alpinisti nordamericani hanno dato alla popolazione pakistana che, pochi giorni prima dell’avventura, aveva subito un pesante attacco terroristico: i due atleti partendo hanno voluto incoraggiare altri alpinisti a non dipingere il paese asiatico con lo stesso colore dei terroristi, garantendo così il ritorno economico delle loro spedizione alla popolazione locale. La menzione speciale dell’edizione 2014 è stata assegnata alla seconda ascensione della facciata Sud dell’Annapurna, ad opera di Stephane Benoist e Yannick Graziani, per lo straordinario esempio della “fratellanza di corda”, cioè di quando l’amicizia fra compagni può essere più grande della somma delle sue parti.
Il premio alla carriera intitolato a Walter Bonatti è andato allo statunitense John Roskelley (in foto).
(alessandra borre)

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