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Carceri: niente più sovraffollamento alla casa circondariale di Brissogne

Carceri: niente più sovraffollamento alla casa circondariale di Brissogne

A oggi sono 155 (su un massimo di 180) i detenuti reclusi in VdA; il Garante: «Bene l'applicazione di misure alternative per certi reati e l'iniziativa delle celle aperte, ma rimane da risolvere l'annosa questione dei fondi per la sanità penitenziaria»

Alla data odierna sono 155 – su una capienza massima consentita di 180 posti – i carcerati reclusi all’interno della casa circondariale di Brissogne.
Insomma, a oggi la popolazione carceraria valdostana è rientrata nei limiti di legge, essendo passata rispettivamente dai 281 detenuti al 31 dicembre 2012 ai 200 detenuti al 31 dicembre 2013.
Una diminuzione, quella della popolazione carceraria a Brissogne, dovuta principalmente a due elementi: «Un aspetto di natura normativa, introdotto attraverso due decreti convertiti in legge quest’anno, e uno di natura più prettamente logistico-organizzativa, col trasferimento in case circondariali di fuori Valle di quei detenuti che necessitavano di cure mediche specialistiche», ha spiegato il Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Valle d’Aosta, Enrico Formento Dojot (FOTO).
Più nel dettaglio, il Garante regionale ha esplicitato in quali novità consistono le neo introduzioni normative: «L’abbuono per ogni semestre di buona condotta è passato da 45 a 75 giorni, mentre l’affidamento in prova ai servizi sociali può essere concesso a quei detenuti con pene fino a quattro anni, ovvero un anno in più rispetto a quanto disposto in precedenza», ha spiegato Formento Dojot, che ha aggiunto: «Ovviamente queste sono tutte misure che soltanto il magistrato di sorveglianza può eventualmente concedere, così come gli arresti domiciliari in favore di un soggetto con condanna fino a 18 mesi (o con pena residua da scontare fino a 18 mesi, ndr)».
Una serie di misure straordinarie, quelle contenute nel volgarmente definito «decreto svuota carceri», resesi necessarie a seguito dell’ultimatum lanciato all’Italia dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, il cui termine è scaduto proprio ieri, mercoledì 28 maggio.
Il tutto scoppiò con la cosiddetta ‘sentenza Torreggiani’, pronunciata l’8 gennaio del 2013, in cui il Tribunale diede ragione ad alcuni detenuti che avevano denunciato condizioni di carcerazione disumane all’interno delle case circondariali di Busto Arsizio e Piacenza, disponendo loro un risarcimento di circa 100.000 euro a testa.
Quella sentenza fece in qualche modo scuola, se è vero che a oggi sono circa 4.000 i ricorsi pendenti sulla base della ‘sentenza Torreggiani’.
In un simile contesto, per evitare che lo Stato debba sborsare potenzialmente 400 milioni di euro di risarcimenti, la Corte europea ha concesso un anno di tempo all’Italia per fare rientrare l’emergenza del sovraffollamento nelle sue carceri: la pronuncia dell’organo europeo è attesa per il prossimo 3 giugno.
«La sensazione è che finalmente qualcosa si sia mosso in Italia, anche se la prossima sfida è quella di cambiare la cultura della detenzione nel nostro Paese, perché il carcere deve essere l’estrema ratio», ha affermato Formento Dojot.
Secondo la Corte europea ogni detenuto dovrebbe avere a disposizione – come superficie di perimetrazione – quattro metri quadrati, che potrebbero scendere a tre «soltanto se ricorrono altri requisiti specifici», ha proseguito.
In Valle d’Aosta il sovraffollamento carcerario è rientrato, «e questo è un aspetto sicuramente positivo, così come l’iniziativa delle celle aperte dalle 9 alle 17 per circa l’80% dei detenuti reclusi – ha commentato il Garante regionale -. A Brissogne si sta andando nella direzione di migliorare la vivibilità del carcere, che deve sempre più affermarsi come luogo di rieducazione del detenuto, che se lavora ha una percentuale di recidiva bassissima».
A Brissogne, dopo la lavanderia industriale già avviata da qualche anno, a breve scatterà anche il laboratorio di panificazione, così da poter fornire «una prospettiva concreta di futuro a chi ha sbagliato, perché l’ultima cosa di cui il nostro Paese ha bisogno è quella di aprire i cancelli a un detenuto che, una volta uscito dal carcere, rischia di trovarsi solo col suo sacco dell’immondizia nero sulle spalle».
Per quanto riguarda la situazione sanitaria all’interno della casa circondariale valdostana, infine, il Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Valle d’Aosta sostiene che «la situazione è migliorata rispetto a un anno fa grazie ad alcuni fondi in più che il Ministero ha inviato, anche se rimane tuttora insoluto l’annoso problema della sanità penitenziaria, perché al passaggio delle competenze alla Regione (già perfezionato da tempo, ndr) deve ancora corrispondere il passaggio dei fondi dedicati. In ogni caso, al momento l’assistenza sanitaria rimane garantita 24 ore su 24, mentre l’anno scorso di questi tempi era già scesa a sole 6 ore al giorno».
Tra le situazioni a oggi più critiche, «i materiali per l’igiene personale e delle celle vengono rilasciati letteralmente col contagocce dall’amministrazione centrale» e «lo stato di degrado in cui versano alcuni servizi, come le docce, che in media funzionano due su tre», ha concluso Enrico Formento Dojot in riferimento alla stato dell’arte del carcere di Brissogne.
(patrick barmasse)

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