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Processo Cunéaz: parzialmente riformata dai giudici di Appello la sentenza di assoluzione di primo grado

Processo Cunéaz: parzialmente riformata dai giudici di Appello la sentenza di assoluzione di primo grado

Nei confronti di Napoleone ed Edy Cunéaz e di Ugo e Clelia Bredy, la Corte d'Appello ha dichiarato l'intervenuta prescrizione per i reati di riduzione in schiavitù e lesioni, derubricati in maltrattamenti; disposto il risarcimento danni alle parti civili

E’ stata parzialmente riformata dai giudici della Corte d’Appello di Torino la sentenza di prino grado pronunciata il 27 aprile 2009 ad Aosta, nell’ambito del processo a carico di Napoleone Cunéaz, 74 anni lunedì, di sua moglie Clelia Bredy, 61 anni, del loro figlio Edy, 27 anni, e del padre della donna, Ugo Bredy, 87 anni.
In primo grado tutti e quattro gli imputati vennero assolti «perché il fatto non sussiste» dalle accuse di riduzione in schiavitù, sequestro di persona, rapina e lesioni personali, mentre questa mattina a Torino – nella terza e ultima udienza del processo di Appello – gli imputati di Valpelline sono stati assolti «perché il fatto non sussiste» sia dall’accusa di sequestro di persona che da quella di rapina.
Per i restanti due capi di imputazione, le lesioni personali e la riduzione in schiavitù, entrambi sono stati derubricati in maltrattamenti, disponendo la non procedibilità nei confronti di tutti e quattro gli imputati per intervenuta prescrizione.
Un dettaglio, quest’ultimo, che ha comunque permesso ai giudici di Appello di disporre in favore delle parti civili una provvisionale di 13.000 euro per i maltrattamenti, con la restante quota di risarcimento da valutare in un separato giudizio civile.
«Ci riteniamo soddisfatti della sentenza, anche perché per i reati più gravi è stata confermata la sentenza di primo grado – commentano all’unisono i legali della famiglia Cunéaz, gli avvocati Filippo Vaccino e Roberto Jorioz di Aosta, coadiuvati nella loro difesa dall’avvocato Mario Cometti di Vercelli -. Per quanto riguarda invece le accuse di riduzione in schiavitù e di lesioni, i giudici di Appello hanno riportato il tutto nella giusta dimensione, ovvero derubricando i reati in maltrattamenti. Valuteremo comunque l’eventuale ricorso in Cassazione e l’altrettanto possibile avvio di una causa per il riconoscimento dell’ingiusta detenzione, in particolare in riferimento alla signora Clelia Bredy».
La prima udienza del processo presso la Corte d’Appello di Torino si tenne il 17 febbraio scorso, la seconda il 23 aprile, nella quale vennero sentiti i fratelli Ahmed e Mohamed Naghim, ovvero due delle tre persone offese che – così come sostenuto dalla Procura della Repubblica di Aosta che impugnò la sentenza di assoluzione di primo grado – avevano raccontato, tra le altre cose, di orari di lavoro massacranti, senza alcuna retribuzione, e di presunte ritorsioni che gli imputati avrebbero prospettato all’operaio marocchino Ahmed Naghim nel caso in cui si fosse ribellato ai suoi datori di lavoro.
Le motivazioni della sentenza di Appello saranno depositate tra 90 giorni.
Nella foto Clelia Bredy, Edy e Napoleone Cunéaz.
(pa.ba.)

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