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Resistenza: commemorati i 244 alpini catturati dai tedeschi e deportati nel giugno 1944

Il presidente Augusto Rollandin ricorda la notte in cui le SS irruppero nella caserma Testafochi per una spedizione punitiva contro il 7° Comando militare provinciale i cui uomini erano pronti a integrare le fila della Resistenza valdostana

Il presidente Augusto Rollandin ricorda la notte in cui le SS irruppero nella caserma Testafochi per una spedizione punitiva contro il 7° Comando militare provinciale i cui uomini erano pronti a integrare le fila della Resistenza valdostana

«Credo sia nostro dovere ricordare, a 70 anni esatti di distanza, questa tragica giornata, durante la quale tanti giovani valdostani furono catturati e deportati nel territorio del Reich». A sottolinearlo in un comunicato il presidente della Giunta Augusto Rollandin, ricordando la notte tra il 18 e il 19 giugno 1944, quando un battaglione di SS tedesche, con alcuni militi fascisti, irruppe nella Scuola militare alpina e nella Caserma Testa Fochi di Aosta e catturò 236 tra soldati semplici e sottufficiali e 8 ufficiali, tutti appartenenti al 7° Comando militare provinciale. I prigionieri furono deportati nei campi di lavoro e di concentramento nazisti nelle zone sottoposte al Reich. Le autorità tedesche e il regime punivano in questo modo un progetto di diserzione in massa degli alpini, che dalle caserme sarebbero passati nelle fila della Resistenza valdostana.
I prigionieri, tra i quali molti giovani, sperimentarono la durissima vita nei campi di lavoro in Polonia (Auschwitz), in Cecoslovacchia, nella Prussia orientale e in Germania fino ad Amburgo. Poterono ritornare quasi tutti, ma solo dopo la liberazione dei campi alla fine della guerra nel 1945. Diversa e ben più tragica fu la sorte di otto ufficiali catturati nella stessa circostanza che, giudicati per collaborazionismo con la Resistenza e per aver avuto una responsabilità nel piano di diserzione collettiva, furono deportati nei campi di concentramento di Flossenbürg e di Dachau, nei quali solo due di essi sopravvissero.
Conclude il capo dell’esecutivo: «Si tratta di un evento di grande interesse storico e di una pagina significativa della Resistenza nella nostra regione. Questi ragazzi hanno pagato un prezzo altissimo, negli anni della loro giovinezza: la prigionia, il campo lavoro e di concentramento, la fame, senza contare il dolore della lontananza e la preoccupazione delle loro famiglie. Un ricordo particolare va ai sei degli otto ufficiali catturati che trovarono la morte nei Lager nazisti.
(re.newsvda.com)

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