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Maxi processo del bestiame: «Confermate le condotte pericolose per la salute pubblica»

Maxi processo del bestiame: «Confermate le condotte pericolose per la salute pubblica»

Questo il commento del legale dell'Usl, unica parte civile ammessa al risarcimento danni; il direttore di Aosta dell'Istituto zooprofilattico, Riccardo Orusa, per il quale era stato chiesto un anno di carcere: «Sempre avuto fiducia nella giustizia»

Quarantatré assoluzioni su 48 imputati. E’ stata pronunciata poco prima delle 14.30 la sentenza di primo grado del maxi processo sul bestiame contaminato e le Fontine adulterate, che ha visto sul banco degli imputati 48 tra allevatori e loro collaboratori, veterinari, responsabili di laboratori di analisi e produttori lattiero caseari operanti in Valle d’Aosta.
Il collegio presieduto da Marco Tornatore (giudici a latere Davide Paladino e Paolo De Paola) ha pronunciato sentenze di condanna per 15 anni e mezzo rispetto ai 44 chiesti al termine della requisitoria del pm Pasquale Longarini.
Insomma, alla luce della pronuncia odierna, l’impianto accusatorio ha retto appieno per quanto riguarda le posizioni relative al «sodalizio associativo con dominus aziendale» Eliseo Duclos e composto anche dalla moglie Marisa Cheillon, dall’allevatore Angelo Cabraz, dal veterinario Claudio Trocello e dal «factotum» Antonio Albisetti, sprofondando però per tutte le altre 43 posizioni, per le quali l’accusa aveva chiesto tre assoluzioni e 40 condanne (a trenta allevatori la Procura contestava l’esercizio abusivo della professione di veterinario per i prelievi di sangue effettuati sui loro bovini, accusa per la quale sono stati tutti assolti “perche’ il fatto non costituisce reato”).
Letta la sentenza, con la moglie ad appoggiargli la mano sulla spalla sinistra in segno di sostegno e vicinanza, il direttore della sede di Aosta dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Riccardo Orusa – per il quale il pm Longarini aveva chiesto la condanna a un anno – ha letteralmente tirato un sospiro di sollievo.
A lui l’accusa contestava l’omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale, mentre nella sua deposizione spontanea in aula Orusa affermò di avere denunciato eccome la situazione venutasi a creare in Valle d’Aosta nel 2007/2008, più precisamente ai Carabinieri del Nas che, data la sua importanza chiave nelle indagini, lo ritennero un «teste riservato», anche per tutelarne l’incolumità.
«Ho sempre avuto fiducia nella giustizia, ho sempre lavorato nell’interesse della tutela della salute pubblica», ha commentato all’uscita dall’aula.
In un simile contesto, soddisfazione è stata espressa anche dall’avvocato Corrado Bellora di Aosta, legale di parte civile in rappresentanza dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta, il cui danno cagionato dalle condotte illecite di Angelo Cabraz, Eliseo Duclos, Claudio Trocello, Antonio Albisetti e Marisa Cheillon verrà quantificato in un separato giudizio civile (al pagamento del danno all’Azienda Usl sono stati condannati in solido i cinque imputati condannati).
«Sono molto soddisfatto dell’odierna sentenza, anche perché questa ha confermato che certe condotte si sono rivelate pericolose per la salute pubblica, e questo non soltanto in astratto – ha spiegato l’avvocato Bellora -. La quantificazione del danno arrecato all’Usl sarà perfezionata in un separato giudizio civile, ovvero quello che avevamo chiesto in aula».
Alcun risarcimento danni è stato invece riconosciuto alle altre due parti civili costituitesi in giudizio, vale a dire Regione Valle d’Aosta e Istituto zooprofilattico sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.
(pa.ba.)

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