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Autonomia: dichiarazione di Chivasso resta un caposaldo del federalismo alpino

E' quanto hanno ribadito il presidente del Consiglio Valle, Marco Viérin, e l'assesore regionale alle Finanze, Ego Perron, intervenuti alla celebrazione del 71° anniversario della Dichiarazione firmata nel 1943

E' quanto hanno ribadito il presidente del Consiglio Valle, Marco Viérin, e l'assesore regionale alle Finanze, Ego Perron, intervenuti alla celebrazione del 71° anniversario della Dichiarazione firmata nel 1943

«La Carta di Chivasso è un documento programmatico di grande attualità». Lo ha ricordato il presidente del Consiglio Marco Viérin nel suo intervento nella serata di venerdì 19 a Chivasso all’incontro sul federalismo europeo e italiano organizzato in occasione del 71° anniversario della Dichiarazione dei rappresentanti delle popolazioni alpine, firmata nella cittadina piemontese nel 1943 dai valdostani Emile Chanoux e Ernest Page, e dai valdesi  Osvaldo Coïsson, Gustavo Malan, Giorgio Peyronel e Mario Rollier.
«Fu concepita in un momento molto oscuro per l’Italia- ha proseguito Viérin -, ma i rappresentanti delle vallate alpine, già guardavano, con lungimiranza, a un sistema federale. Non siamo disposti a rinunciare alle radici delle nostre autonomie territoriali e crediamo fermamente che debbano svilupparsi in un federalismo responsabile e cooperativo, all’insegna della sussidiarietà e del decentramento. Un federalismo rispettoso delle comunità locali, alle quali non deve spettare solo l’osservanza di leggi e regolamenti imposti dall’alto, ma la possibilità di essere parte attiva dei processi decisionali».
A ribadire l’attualità della Dichiarazione di Chivasso è poi stato l’assessore alle Finanze Ego Perron: «Sono cambiati i tempi, ma non i valori che l’avevano ispirata. La Valle d’Aosta ha un’esperienza settantennale di autonomia: un’esperienza che mettiamo volentieri a disposizione delle altre comunità. Perché i problemi dell’Italia non si risolvono cancellando l’autonomia di chi la possiede, semmai ampliandola e concedendola a chi non ce l’ha».
(d.c.)

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