Accusato di diffamazione, assolto il consigliere grillino Stefano Ferrero
CRONACA
di news il
13/01/2015

Accusato di diffamazione, assolto il consigliere grillino Stefano Ferrero

“Assolto perché’ il fatto non costituisce reato”. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Stefano Ferrero, è stato assolto questa mattina dal giudice monocratico del Tribunale di Aosta, Marco Tornatore, dal reato di diffamazione che secondo l’accusa aveva perpetrato con le sue affermazioni pubbliche ai danni dell’avvocato Andrea Giunti di Aosta e di suo padre Paolo, parti civili rappresentate in aula dall’avvocato Maria Rita Bagala’ del foro di Aosta.
“E’ la quarta volta che vengo assolto da accuse di diffamazione – ha affermato Ferrero all’uscita dall’aula, scortato dal suo legale Federica Gilliavod di Aosta -. Spero di continuare questo filone, anche se cause del genere, che hanno un certo costo, non fanno altro che sottrarre risorse al fondo che abbiamo promosso grazie al dimezzamento dei nostri stipendi”.
I fatti oggetto di contestazione – facenti riferimento a tre diversi capi di imputazione – erano articolati in tre differenti episodi.
Il primo: quando non era ancora consigliere regionale, Stefano Ferrero – nell’ambito della presentazione del dossier ‘Casta Forte di Bard’ – avrebbe affermato che l’avvocato Andrea Giunti di Aosta era stato condannato per riciclaggio.
Il secondo: il 23 ottobre 2013, durante una seduta del Consiglio regionale, Ferrero avrebbe sostenuto nel corso di un suo intervento in aula che in un’occasione l’avvocato Giunti sarebbe stato fermato alla frontiera con 400.000 euro nascosti nel bagagliaio della sua automobile, pubblicando poi il suo intervento sia sul sito www.alpvda.org che su www.youtube.com, file video che vennero poi sottoposti a sequestro preventivo su disposizione del gip del Tribunale di Aosta, Maurizio D’Abrusco.
Il terzo: il consigliere grillino – sempre in Consiglio Valle, nel giugno 2014 – avrebbe affermato che Andrea Giunti aveva ricevuto incarichi dal padre Paolo, attuale amministratore unico della societa’ di scopo Coup Srl.
Il sostituto procuratore Daniela Isaia aveva chiesto un anno di reclusione, mentre le due parti civili – l’avvocato Andrea Giunti e il padre Paolo – rispettivamente 600.000 e 100.000 euro di risarcimento danni.
“Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza, che ci lascia perplessi, poi potremo proporre appello”, è il commento di Andrea Giunti.
(pa.ba.)

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