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Saison Culturelle: Bersani, Van De Sfroos e Turci a nudo sul palco dello Splendor

Saison Culturelle: Bersani, Van De Sfroos e Turci a nudo sul palco dello Splendor

Applausi, riflessioni e risate per la particolare formula guidata da Enrico De Angelis

Mettersi a nudo, non solo come sempre accade in musica, ma anche a parole, attraverso delle interviste introspettive condotte dal direttore artistico del Premio Tenco Enrico De Angelis. Sul palco, Samuele Bersani, Davide Van De Sfroos e Paola Turci, che hanno deliziato per oltre due ore il pubblico che giovedì sera ha invaso il teatro Splendor di Aosta, per “Quante storie! Tre voci della canzone d’autore si raccontano”, iniziativa fortemente voluta dallo staff della Saison Culturelle, che ha partorito questo intrigante mix di canzoni e racconti. Ad aprire la scena ci ha pensato un debilitato Samuele Bersani, che con “Il pescatore di asterischi” ha iniziato a scaldare la platea, nonostante i brividi che hanno limitato l’esibizione del cantautore riminese, ma bolognese di adozione. E poi la prima intervista, accompagnata da una provvidenziale bottiglietta d’acqua, nella quale Bersani ha rivissuto la storia dei suoi pezzi «alcuni nati anche da conversazioni telefoniche», inserendo qua e là ricordi e aneddotti della sua Bologna, vissuta spesso all’ombra del grande Lucio Dalla. E poi ancora, accompagnato dal solo pianoforte, “En e Xanax”, “Replay”, prima di chiudere col botto di “Giudizio universale” e lasciare spazio alla prorompenza di Davide Va De Sfroos, una vera scossa di energia e ilarità sul palco dello Splendor. «Posso avere una bottiglietta di genepy»? Esordisce l’istrionico cantautore comasco, che attacca con “Lu Rusciu de lu mare”, prima di «fare outing» sotto gli occhi compiaciuti di De Angelis. Sono minuti di puro divertimento, di «cazzi propri» raccontati come solo Van De Sfroos «patrimonio dell’Unesco» sa fare. Minuti in cui si capisce l’itinerario che ha portato il comasco dal narrare la sua terra e le sue genti, ad analizzare il personaggio Van De Sfroos, «un bravo cristo, ma non molto a piombo, che ha avuto successo perché ha smosso qualcosa in tante persone come lui, che magari non capiscono i pezzi, ma ci si ritrovano». L’alter ego di “Davide”, «un po’ come Superman e Clark Kent» si è poi congedato con Ianez «prima canzone di Sanremo in cui, nonostante lo avessi chiesto, sono passati senza problemi tantissimi nomi di prodotti; la speranza era solo quella di non trovarmi fuori l’Antitrust».
La scena, poi, passa alla romanissima Paola Turci e alla sua “Volo così”, che riempie lo Splendor con una voce piena, potente, di quelle che ti entrano dentro e qualche traccia, sicuro, la lasciano. Parla delle sue radici Paola, delle sue influenze musicali «da Patti Smith ai Rolling Stones, ma soprattutto da mia madre, che cantava ogni mattina e mi ha dato la spinta». E poi De Angelis va a fondo, parlando dell’incidente «che mi ha cambiata, ma mi ha resa più forte». La chiusura è in musica, con Modugno, ma l’omaggio conclusivo è tutto per Pino Daniele: “I Got the Blues” e “Je so’ pazzo”, per guadagnarsi una meritata standing ovation, che sarebbe comunque arrivata.
(alessandro bianchet)

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