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Costi della politica: depositate le motivazioni della sentenza di assoluzione dei 24 imputati

Il maxi-processo aveva coinvolto ex consiglieri regionali, consiglieri regionali e funzionari di partito per le presunte 'spese pazze' effettuate dai gruppi consiliari di Alpe, Fédération Autonomiste, Pd, Pdl e Union Valdôtaine nella XIII legislatura

Il maxi-processo aveva coinvolto ex consiglieri regionali, consiglieri regionali e funzionari di partito per le presunte 'spese pazze' effettuate dai gruppi consiliari di Alpe, Fédération Autonomiste, Pd, Pdl e Union Valdôtaine nella XIII legislatura

Le motivazioni della sentenza – 141 pagine – con cui il giudice Maurizio D’Abrusco ha assolto i 24 imputati coinvolti nel processo sui costi della politica sono state depositate in cancelleria. Il maxi-processo ha visto coinvolti 24 tra attuali ed ex consiglieri regionali e funzionari di partito per le presunte ‘spese pazze’ effettuate dai gruppi consiliari di Alpe, Fédération Autonomiste, Pd, Pdl e Union Valdôtaine nella XIII legislatura, negli anni tra il 2009 e il 2012. Sono esclusi i quattro imputati della Stella Alpina, tre dei quali assolti dal giudice Giuseppe Colazingari, inseriti in un’altra tranche del processo. L’ex capogruppo Francesco Salzone aveva patteggiato.
Per D’Abrusco un biglietto aereo pagato alla moglie di un consigliere regionale – Massimo Lattanzi – con i soldi del gruppo «è una grave e odiosa negligenza», ma non può «integrare il dolo di peculato». I 232,82 euro del biglietto sono stati restituiti.
Della mancata presentazione e conservazione di documentazione D’Abrusco scrive: «l’assenza di documento non prova il reato, dare per scontato il contrario sarebbe un’inammissibile inversione dell’onere probatorio in violazione alla presunzione d’innocenza». Per l’accusa di «illecito finanziamento ai partiti» manca l’elemento del dolo. D’Abrusco: «Nessuna norma penale vieta e sanziona il finanziamento dei giornali di partito», può farlo anche il gruppo. In merito ai consiglieri del Pd (Carmela Fontana, Raimondo Donzel e Gianni Rigo) che si pagavano i contributi previdenziali con i soldi del gruppo, scrive D’Abrusco: «la periodica pubblicazione sul sito internet […], sin dal 2008, del bilancio contenente ogni spesa e quindi anche i rimborsi in esame fatti con i fondi erogati dal Consiglio è già di per sé sintomatica dell’assenza dell’elemento soggettivo del reato di peculato». «Il fatto non costituisce reato».
(d.c.)

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