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Economia: edilizia al palo e disoccupazione giovanile le maggiori criticità in Valle d’Aosta

Economia: edilizia al palo e disoccupazione giovanile le maggiori criticità in Valle d’Aosta

E' quanto emerge dai dati dell'analisi congiunturale stilata dall'Istituto di Ricerche Economico Sociali del Piemonte e presentata dalla Cgil valdostana

«Dall’analisi congiunturale esce una Valle d’Aosta in chiaro-scuro, che soffre. Il bilancio regionale, che è sempre meno ammortizzatore della crisi, mette la regione in fortissima difficoltà: occorre pensare modalità diverse di crescita». Lo ha sottolineato il segretario regionale della Cgil Domenico Falcomatà presentando gli indicatori messi a punto dall’Ires, l’Istituto di Ricerche Economico Sociali del Piemonte.
Resta in sofferenza il settore dell’edilizia ma aumentano nel 2014 le esportazioni; la Valle d’Aosta è agli ultimi posti nella diffusione della banda larga (88,8%); aumenta dello 0,6% nel 2014 il tasso di occupazione ma non è accompagnato dalla diminuzione della disoccupazione di lunga durata – superiore a 12 mesi – che è cresciuta dell’1% attestandosi a 3,9% peggiore rispetto alle province di Trento e Bolzano; a non lavorare, 34,9%, sono soprattutto le persone fra i 15 e i 34 anni. «Occorre riscrivere il Piano delle politiche del lavoro tenendo conto della formazione e degli inserimenti nel mondo del lavoro da rimodellare» ha commentato il dato Falcomatà.
Nei primi mesi del 2015 diminuiscono le ore autorizzate di cassa integrazione: – 4,4% l’ordinaria, – 47,5% la straordinaria e – 37,4% in deroga. Nel dettaglio aumentano le ore di cassa integrazione nelle costruzioni e nel manifatturiero ma calano nel commercio. La Valle d’Aosta resta tra le regioni con il più alto livello di Pil pro capite ma i consumi delle famiglie non crescono; sono calati gli investimenti della pubblica amministrazione nell’ordine pubblico e sicurezza, nella protezione dell’ambiente e nelle attività ricreative culturali; continua il rallentamento dell’inflazione che nel 2014 è stata dello 0,5%; è negativo il saldo delle imprese nel sistema produttivo: 924 le attività cessate contro le 749 nuove iscrizioni.
(foto: Antonio Fuggetta, Domenico Falcomatà e Katya Foletto)
(danila chenal)

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