Toccò sedere a ragazza, condannato a 14 mesi
CRONACA
di news il
07/10/2015

Toccò sedere a ragazza, condannato a 14 mesi

Stava facendo la spesa in compagnia di sua madre, «stavo spingendo il carrello», ha spiegato in aula la 25enne aostana alla quale – il 17 dicembre 2014 – un rumeno di 27 anni, Mihai Craiu, in una corsia del supermercato Carrefour di Pollein, toccò il sedere.
Per questi fatti questa mattina il collegio del Tribunale di Aosta, presieduto da Paolo De Paola e con giudici a latere Davide Paladino e Giuseppe De Filippo, così come richiesto dal sostituto procuratore Luca Ceccanti, ha condannato l’imputato – accusato di violenza sessuale – a un anno e due mesi di reclusione (pena sospesa) oltre all’interdizione dai pubblici uffici per tutta la durata della pena.
Mihai Craiu, nel frattempo tornato in Romania, allungò le mani sul fondoschiena della giovane aostana. «Ero a fare la spesa con mia madre, quando a un certo punto ho sentito una forte pacca sul sedere», ha raccontato ai giudici, aggiungendo: «Mi sono immediatamente girata e ho visto questo ragazzo che mi ha detto ‘Ciao bella’, prima di rivolgermi altre parole nella sua lingua».
Avvertito il persona di vigilanza in servizio all’interno del supermercato, in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine, Craiu fu monitorato nei suoi movimenti tra le corsie. «Stava facendo la spesa come se nulla fosse, quando l’abbiamo fermato e, visto che il suo documento di identità era particolarmente deteriorato, abbiamo deciso di portarlo in Questura per l’identificazione», ha riferito un assistente della Polizia di Stato chiamato questa mattina a testimoniare.
Dal canto suo, la difesa dell’imputato – rappresentata dall’avvocato Andrea Urbica del foro di Aosta, che ha già annunciato appello – ha incentrato la sua arringa precisando che si trattò di «una pacca e non di una palpata, quindi un’azione dalla valenza sessuale inesistente, peraltro nemmeno reiterata», aggiungendo che «si è trattato al massimo di un tentativo assai maldestro di approccio», chiedendo per il suo assistito in via principale l’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato», anche alla luce del ritiro della querela da parte della stessa ragazza (il processo si è tenuto comunque in quanto il reato di violenza sessuale è procedibile d’ufficio).
«L’ho fatto perché aspetto un bambino e, ora come ora, non posso permettermi un avvocato», ha replicato la giovane aostana all’avvocato Urbica, che le aveva chiesto – in sede di arringa – i motivi alla base del suo ritiro della querela.
Una tesi, quella difensiva, che non ha convinto i giudici, che hanno condannato l’imputato così come richiesto dall’accusa.
(pa.ba.)

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