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Consiglio Aosta: il voto palese salva l’assessore Sorbara

Consiglio Aosta: il voto palese salva l’assessore Sorbara

Stoppato l'ordine del giorno della minoranza che chiedeva al sindaco di revocare le delghe: astenuti i consiglieri di Stella Alpina e PD-PSI

Il voto palese ha salvato il soldato Sorbara, con 12 no, 6 astenuti (i consiglieri di Stella Alpina e Pd, Giunta e presidenza esclusa) e i soli 9 voti della minoranza a bloccare l’ordine del giorno dell’opposizione, che chiedeva al sindaco Centoz di ritirare le deleghe all’assessore alle Politiche Sociali, ritenuto vero responsabile per tutto il bailamme venuto fuori per il bando anziani, e ancora una volta salvato davanti al plotone di esecuzione.

La richiesta di voto segreto, presentata da Loris Sartore, ha sparigliato le carte su un tavolo che aveva già visto calare numerosi assi, composti ovviamente dagli strali della minoranza, ma anche e forse soprattutto dai sassolini nelle scarpe tolti con una certa violenza dai portacolori di Stella Alpina e PD-PSI. Il clima si è acceso, con il presidente del Consiglio Monteleone e la consigliera Spelgatti ad arrivare allo scontro verbale e a causare un’interruzione per consentire la riunione di presidenza e la contemporanea riunione di maggioranza. E’ arrivato il diniego alla segretezza, deciso dalla capigruppo (come da regolamento fortemente contestato dalle minoranze, che lo definiscono antidemoratico), e di conseguenza il salvataggio di un Marco Sorbara, rimasto silente per le quasi due ore del dibattito.

PD-PSI e Stella Alpina durissime

A questo punto “drammatico” si era arrivati dopo una lunga sfilza di “osservazioni”, di «cartellini arancioni» (per andare con Antonio Crea), arrivati direttamente dagli alleati. La carrellata si era aperta con la replica del sindaco, Fulvio Centoz, alla presentazione dell’ordine del giorno: «Non nego che la vicenda abbia creato fibrillazioni in maggioranza – ammette -. Sul bando più corposo del Comune, ci sono state discussioni, ma solo perché siamo in un periodo in cui le risorse non sono più quelle di anni fa. Le difficoltà nell’incidere sulle scelte causa scambi di vedute, ma non mi sento ritirare le deleghe all’assessore, pur essendoci state incomprensioni e frizioni: questa maggioranza ha tante difficoltà da affrontare, non è opportuno, necessario e utile ritirarle». Una sorta di difesa d’ufficio era arrivata da Luca Zuccolotto (UV), che ha ammesso «che Sorbara un po’ di movimento l’ha creato», ma ha anche aggiunto che, «avendo l’assessore avuto un ripensamento e tornando indietro, ha dimostrato di essere una persona che controlla e ricontrolla le cose. Lo fa per il suo lavoro e per il bene dei cittadini: ne ha fatte di cose per questa amministrazione, non posso che condividere la scelta del sindaco». A sganciare le bombe ha cominciato Malacrinò (PD) elogiando la minoranza per «essersi finalmente accorta dell’esistenza di un assessore alle Politiche Sociali, visto che dicevamo da tempo le falle dell’appalto e ci siamo assunti colpe non nostre: oggi l’avete confermato». Di cartellino arancione aveva appunto parlato Crea, definendosi «imbarazzato nel dover intervenire», ma intenzionato «a dare una soluzione per uscire dal problema». La soluzione sarebbe «invitare l’assessore ad ammettere di aver fatto errori di valutazione. Mi aspetto che cancelli gli atteggiamenti avuti che hanno messo in difficoltà tutti quanti». Tutt’altro che tenero il capogruppo di Stella Alpina (poi tra gli astenuti) Luca Girasole: «Dote delle persone intelligenti è quella di confrontarsi, mettersi in discussione e fare retromarcia. Solo gli stolti non cambiano idea, ma qui non si tratta di dipingere un cancello nero o bianco; in quel caso, se imbianchino sbaglia, fa ammenda, ricompra colori e non andrà in giro a dire che chi ha preparato le cose per lui ha sbagliato. Sorbara, invece, ha preparato il bando, l’ha portato in Giunta, l’ha sempre difeso, e ora non può fare finta di niente, pensando solo al rilancio della sua immagine quando tuti hanno fatto squadra difendendo le sue scelte: ci vuole rispetto. Tutti possono sbagliare, ma deve porre rimedio riguadagnandosi un minimo la nostra fiducia».

Minoranze all’arma bianca

La minoranza, ovviamente, non ha fatto mancare le durissime accuse all’assessore Sorbara, partendo dalla ricostruzione dei vari cambi di opinione avuti nel corso di questo affaire-bando ed evidenziati da Loris Sartore (Alpe), che ha poi parlato di Sorbara come «responsabile di tutta questa vicenda, rivelandosi incapace di gestire il bando più importante del Comune». Patrizia Pradelli (M5S) ha invitato il sindaco a riflettere, visto che le colpe per il bando «sono state scaricate tutte su di lei, da un assessore che ha più volte dichiarato di non essere in grado di affrontare il proprio ruolo». Andrione (GMM) ha invece accusato l’assessore di essere troppo impegnato a diventare «traslocatore di mobili, manutentore di stabili e intrattenitore in manifestazioni folkloristiche, dimenticandosi di ricontrollare un bando totalmente sbagliato. Quando ha mandato la lettera firmata dai quattro assessori UV, doveva avere la decenza di mandare anche quella di dimissioni». Spelgatti sottolinea la «gestione disastrosa delle case popolari, del quarto lotto, nonché la telefonata arrivata al consigliere Manfrin dal gruppo di Verdini per il suo “trascoloco” in Calabria: chi casca continuamente in queste cose non è degno di deleghe». Carpinello (Altra VdA) ha invece evidenziato come «Sorbara non sia un tirocinante, ha preso una cantonata colossale e ha fatto fare una figura orribile al Sindaco, mettendo anche in difficoltà le finanze del Comune portando alla proroga del bando». Lotto (M5S) ha, invece, puntato il dito sulla lettera, presentata a Centoz dai quattro membri della Giunta UV, perché «scrivere mette in discussione una maggioranza, è una dichiarazione di guerra, una mancanza di lealtà». Fedi (Alpe) torna invece indietro con la memoria e ricorda come «l’assessore ha sempre messo in imbarazzo l’amministrazione pubblica, non capendo la distinzione tra cose pubbliche e cose private. Dice sempre che si adopera per il bene collettivo, ma non le credo più, lo fa per rendere ridicoli gli altri».

(alessandro bianchet)

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