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Droga: due anni di reclusione al profugo-pusher

Droga: due anni di reclusione al profugo-pusher

Dopo che nell'udienza del 24 maggio scorso - per ben due volte - i giudici avevano rigettato la proposta di patteggiamento; Lamin Sillah, 24enne originario del Gambia, fu arrestato il 13 gennaio alla stazione di Aosta perché spacciava (anche) a minori

E’ stato condannato a due anni di reclusione, oltre al pagamento di 3.000 euro di multa, Lamin Sillah, il profugo di 24 anni – originario del Gambia – arrestato nel pomeriggio del 13 gennaio scorso nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Aosta dalla Guardia di Finanza.La sentenza è stata pronunciata nella tarda mattinata di oggi – mercoledì – dal Tribunale di Aosta in composizione collegiale (giudici Massimo Scuffi, Maurizio D’Abrusco e Paolo De Paola), dopo che nell’udienza del 24 maggio per ben due volte era stata rigettata la proposta di patteggiamento avanzata dalla difesa dell’imputato – rappresentato dall’avvocato Andrea Urbica del foro di Aosta (che ha già annunciato ricorso in appello) – in accordo con il procuratore capo facente funzioni Giancarlo Avenati Bassi.Il profugo era stato arrestato in flagranza di reato dagli uomini del Gruppo di Aosta della Guardia di Finanza nel pomeriggio del 13 gennaio perché accusato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.Da circa un anno domiciliato ad Aosta, il 24enne era stato sorpreso dai finanzieri mentre cedeva della marijuana a un minorenne nella zona della stazione ferroviaria, più precisamente all’interno del sottopassaggio di collegamento con via Paravera.Fermato dalle Fiamme Gialle all’uscita, il richiedente protezione internazionale fu trovato in possesso di altre 46 dosi da un grammo, forse acquistate fuori Valle.La struttura dove risultava ospitato – un appartamento nelle vicinanze dell’ospedale Umberto Parini di Aosta gestito dalla società cooperativa La Sorgente – era stata perquisita, con tanto di unità cinofila, con i finanzieri che scovarono altre dosi di stupefacente e mille euro in contanti all’interno di una valigia, molto probabilmente provento dell’attività di spaccio.Lamin Sillah – solito farsi chiamare ‘The Boss’ – si spostava in bicicletta, utilizzando Facebook e comunicando via Telegram, cancellando in automatico tutte le chat.Secondo gli inquirenti, che lo stavano seguendo da giorni, il richiedente protezione internazionale era solito spacciare (anche) a minorenni, vicino ad alcuni istituti scolastici aostani.Da qui il processo davanti al Tribunale di Aosta in composizione collegiale anziché l’udienza davanti al giudice monocratico.«Prometto di non farlo più», ha detto questa mattina davanti ai giudici, ricostruendo poi il suo giro di spaccio: «Compravo piccole quantità di marijuana a Torino e le rivendevo a ragazzi di Aosta», tra i quali un giovane che – sentito come testimone – ha ammesso: «Mi vendeva bustine da 10 euro, in un’occasione per quella cifra me ne diede due».(pa.ba.)

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