Presunta truffa multimilionaria, assolto l’imprenditore del lusso Barathier
CRONACA
di Luca Mercanti  
il 05/07/2017

Presunta truffa multimilionaria, assolto l’imprenditore del lusso Barathier

Questa mattina nel processo con rito abbreviato insieme agli altri quattro imputati; la difesa: «Accuse che abbiamo sempre ritenuto infondate, anche perché si trattò di un'operazione extra Unione Europea non soggetta a imponibilità»

E’ stato assolto «perché il fatto non sussiste» dal gup del Tribunale di Aosta, Davide Paladino, l’imprenditore Sergio Barathier, finito a processo questa mattina – insieme ad altri quattro imputati – per una presunta maxi truffa a sei zeri.Almeno, questo è quanto era stato ipotizzato dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Aosta, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Aosta per truffa ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.«La Guardia di Finanza riteneva valido il suo impianto, che noi al contrario abbiamo sempre ritenuto infondato, anche perché siamo riusciti a dimostrare che gli acquirenti effettivamente c’erano e che i beni di lusso sono stati portati a Hong Kong», per «un’operazione extra Unione Europea non soggetta a imponibilità», ha commentato al termine del processo con rito abbreviato, l’avvocato Jacques Fosson.Secondo quanto appreso, imputati erano i titolari della società FB Aurum, Sergio Barathier e la moglie Wilma Ferrero, una loro dipendente e altri due soggetti.Secondo i finanzieri, la società valdostana con punti vendita a Courmayeur e Aosta – violando gli accordi commerciali stipulati con la casa madre titolare del marchio dei beni di lusso, in particolare orologi e abbigliamento – nell’ambito della concessione in esclusiva della vendita di prodotti nel negozio di Courmayeur avrebbe ideato e messo in pratica un nuovo sistema di frode utile all’aumento esponenziale delle vendite e dell’evasione delle tasse, ottenendo nel contempo ricavi – negli anni dal 2009 al 2014 – per alcuni milioni di euro.I termini della presunta frodeSecondo quanto emerso a livello investigativo, anche alla luce di «un’indagine particolarmente invasiva, articolata anche in intercettazioni telefoniche», ha spiegato ancora l’avvocato Fosson, coadiuvato nella sua azione di difesa dall’avvocato Roberto Craveia, gli amministratori della società – con la presunta complicità di un intermediario di origine cinese titolare di un’impresa a Terni, il cosiddetto ‘buyer’ – avrebbero perfezionato l’esportazione soprattutto verso la Cina di beni di lusso utilizzando norme fiscali agevolate in materia di Iva, attestando («falsamente») la presenza nel punto vendita ai piedi del Monte Bianco di cittadini cinesi in realtà mai nemmeno stati in Valle d’Aosta, visto che sarebbe stato il ‘buyer’ – attraverso l’esibizione di fotocopie di passaporti – a concludere l’operazione per conto terzi.«Oltre alla violazione degli accordi commerciali stipulati con la casa madre nell’ambito della concessione della vendita del marchio in esclusiva, questo meccanismo ha creato i presupposti per l’evasione fiscale contestata alla società valdostana», avevano sostenuto i finanzieri esattamente un anno fa di questi tempi, nel corso di una conferenza stampa di presentazione dei risultati dell’indagine.Tesi che non ha convinto il gup del Tribunale di Aosta, Davide Paladino, che ha assolto tutti gli imputati, nonostante il procuratore capo facente funzioni di Aosta, Giancarlo Avenati Bassi, avesse chiesto le condanne a un anno e 6 mesi di reclusione per Barathier e la moglie, a otto mesi per la responsabile del loro negozio di Courmayeur e a un anno e 3 mesi per i due intermediari commerciali che sarebbero stati coinvolti nell’operazione dai titolari della società FB Aurum.Un nome già presente nell’inchiesta della Procura di MilanoL’imprenditore Sergio Barathier, lo ricordiamo, risulta indagato per induzione indebita a dare o promettere utilità nell’ambito dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Milano che il 30 gennaio scorso portò agli arresti dell’ex procuratore capo facente funzioni di Aosta, Pasquale Longarini, e del suo amico-imprenditore Gerardo Cuomo.Secondo i pm milanesi, Barathier a inizio 2016 avrebbe subìto una «sollecitazione» da parte di Longarini (che indagava su di lui anche per reati di natura tributaria) affinché cambiasse fornitore di prodotti alimentari per il suo hôtel, il Royal & Golf di Courmayeur.Circostanza che effettivamente si avverò, con Barathier che stipulò un nuovo contratto di fornitura di generi alimentari per la sua struttura da 70 mila/100 mila euro annui proprio con l’amico di Longarini, il titolare del Caseificio Valdostano, Gerardo Cuomo.(pa.ba.)

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