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L’addio a Claudio Brédy: «uomo di grande cultura e corenza»

Centinaia e centinaia di persone nel pomeriggio a Gignod per salutare l'ex sindaco

L’addio a Claudio Brédy: «uomo di grande cultura e corenza»

Ha scelto San Paolo e il Vangelo secondo Matteo don Nicola, per salutare Claudio Brédy, oggi pomeriggio, nella chiesa di Gignod che solo in minima parte ha potuto accogliere la folla accorsa a omaggiare il dirigente regionale e già sindaco di Gignod scomparso sabato, dopo un incidente in montagna, nella zona del Mont Seuc, a Cogne dove è stato rinvenuto lunedì mattina all’alba, nella zona circoscritta dopo le tracce fiutate dai cani molecolari.

Sulla bara di legno chiaro, rose e lisianthus bianchi e il cappello da Alpino. Accanto al feretro, gli Alpini, il gonfalone del Comune di Gignod listato a lutto, quello dell’associazione dei Sindaci, i ragazzi dello Sci Club. Non basterebbero ore per porgere le condoglianze e così, sul sagrato don Nicola interviene, spiegando ai presenti che è tempo di celebrare. Da un lato, a raccogliere gli abbracci e le lacrime dei tanti ancora sgomenti, i genitori Yvonne Bruno, il fratello Ugo, la compagna Angela, le figlie Francesca e Linda insieme a Davide. Insieme a loro, gli altri parenti, amici e colleghi ancora smarriti. Il loro dolore è composto, stemperato per un attimo, quando le amichette della figlia più piccola arrivano con una grande disegno, ‘ti voglio bene, I love you’ e regalano alla bambina un braccialettino di quelli che si compongono con gli elastici colorati su un piccolo telaio.

«Abbiate in voi i sentimenti di Cristo, come ha detto San Paolo – ha esordito Don Nicola – ‘non ti dimenticheremo mai Claudio’, lo dice la tua famiglia che oggi perde un pilastro fondamentale, culturale, morale ed esistenziale. Solo la fede ci può aiutare. Non ti dimenticherà mai la tua famiglia civile, quella del comune di Gignod, per il quale tanto hai lavorato, dalla parte nuova del cimitero, al restauro delle scuole e del municipio. Non ti dimenticherà mai la comunità politica regionale alla quale Claudio ha dato tanto, nella speranza di coniugare agricoltura e cultura. Di formazione agronomo, una laurea in Storia, un’altra laurea tra gli obiettivi e ancora tanta voglia di studiare; non era pago di sapere, voleva studiare, guardare, scoprire, com’è stato sabato, forse è stato un po’ imprudente – ha azzardato don Nicola – perchè lui era un’anima curiosa, amava le fotografie che erano emozioni, non solo sulla carta ma nella carne del cuore. Claudio cercava la bellezza come prova dell’esistenza di Dio, e non trovandola si reputava agnostico. Ma in un certo senso è lui stesso la prova dell’esistenza del Dio, lo sono il suo essere la persona coerente e amata e il suo amore».Dopo la Comunione, gli amici, la Sindaca Gabriella Farcoz, i parenti, i colleghi dell’assessorato hanno letto messaggi commoventi nei quali hanno ricordato le tante qualità di Claudio, la cultura, l’amore per la sua famiglia e per la Valle d’Aosta, il padre esemplare che era ma anche la sua onestà intellettuale e la coerenza politica.

I ricordi

«Ti verrà da ridere Claudio a vederci oggi qui a scrivere per te, quando di solito eri tua farlo per noi. Sin dall’infanzia abbiamo potuto contare su di te e tu su di noi – abbiamo viaggiato con te come guida o attraverso le tue fotografie. Ti abbiamo seguito e incoraggiato nel tuo percorso politico, tu che hai sempre seguito i tuoi ideali. Ci mancheranno le serate a ridere, a parlare di tutto, progettare nuove avventure. La nostra complicità era speciale, un’amicizia autentica e leale, un dono del quale saremo sempre grati. Ciao invincibile Zagor, continua a guardarci da lassù come solo tu sapevi fare» – ha letto un amico, a nome dei tanti amici d’infanzia sgomenti.

Un altro amico ha ricordato un aneddoto; «noi, scherzando, gli dicevamo che un giorno sarebbe diventato presidente della Regione. Bhè la Valle ha perso un ‘pezzo’ importante, colto, preparato, che non parlava al bar tanto per parlare, ma che lavorava davvero per il cambiamento, per una Valle migliore. E che amava la famiglia e queste montagne».

Silvia, a nome di un gruppo di amici parla «del capitano che ci ha guidato nel Mediterraneo, dei tanti viaggi» e ricorda anche le interminabili discussioni critiche «per una società che tu volevi migliore» ma anche di quel desiderio inquieto «di conoscere, di esplorare il mondo, quella sete di sapere, la curiosità che si notava da quello sguardo cristallino e leale, a volte troppo intransigente, soprattutto con te stesso. Claude, corri in quel cielo, trova quella libertà che hai sempre cercato».

Commosse le parole della sindaca Gabriella Farcoz, «tu c’eri sempre, quanti consigli ti ho chiesto e ottenuto, quindi anni di lavoro per il nostro comune. Aspettavamo buone notizie e invece è calato questo macigno. Grazie Claude per tutto ciò che hai fatto per la nostra comunità».

Anche i colleghi dell’assessorato hanno voluto leggere un pensiero «dopo quel saluto distratto di venerdì, con l’arrivederci a lunedì». «Tornavi arricchito dai tuoi viaggi, e i tuoi racconti erano per noi anche un modo per evadere dalle mura dell’ufficio, dalla quotidianità. Insieme a te, siamo cresciuti, abbiamo superato delle difficoltà. Tu avevi fiducia nei tuoi collaboratori, non volevi arrivare allo scontro, per te era importante ragionare, mediare, trovare la soluzione. Sapienza ed equilibrio, coerenza di pensiero e di azione, quante cose ci hai insegnato. Grazie per la sensibilità che hai sempre mostrato con noi Claudio, la tua eredità sarà per noi preziosa guida. Ti siamo grati per il tratto di strada che abbiamo condiviso». Dopo la preghiera dell’Alpino, ha preso la parola «l’ultima arrivata – ha scherzato – quella del ramo ‘terrone’ della famiglia. Tu ci hai aperto la tua casa, tu che hai seminato cultura e conoscenza. Ci hai resi partecipi della tua curiosità, della tua voglia di sapere. Hai saputo legare la nostra famiglia. Buon viaggio Claudio, buon cammino».

Anche chi scrive ha avuto il privilegio di conoscere Claudio Brédy. Altri tempi – quasi vent’anni fa – altri contesti. Serate di allegria, di racconti di viaggi, feste – e chi se la dimentica quella per la posa dell’albero del sindaco – ma sempre un ragionare coerente, lo sviluppo della Valle d’Aosta, una società più attenta e migliore davanti a tutto. Ciao Claudio, fa’ buon viaggio.(cinzia timpano)

 

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