Crisi in Regione, Adu: Bertin e Minelli tradiscono il mandato elettorale
POLITICA & ECONOMIA
di Luca Mercanti  
il 02/07/2019

Crisi in Regione, Adu: Bertin e Minelli tradiscono il mandato elettorale

«I consiglieri Bertin e Minelli tradiscono il mandato elettorale sia rispetto alle alleanze, sia rispetto ai punti del programma». A dirlo è Adu – Ambiente, diritti, uguaglianza – che punta il dito contro Rete Civica dopo il via libera all’accordo che vede il sostegno al governo Fosson.

Per Adu  «un programma organico, di vasto respiro, basato su Ambiente, Uguaglianza e Lavoro viene ridotto a pochi punti per un compromesso al ribasso, sacrificando i temi più scomodi e gli ultimi della società».

Adu prende le distanze da Rete Civica in modo definitivo. «L’ormai conclamata deriva governista di Rete Civica conferma le ragioni che hanno portato alla fine dell’esperienza di Impegno Civico – si legge in una nota -. Oggi, più che mai, ADU ribadisce la propria distanza rispetto alle sciagurate scelte degli ex IC».

Adu ricorda che «nel programma, come ribadito durante la campagna elettorale, Impegno civico si presentava agli elettori come alternativa alla Lega e all’Union. Il malgoverno degli autonomisti veniva definito una “débâcle ”, dichiarando, giustamente, che i responsabili dell’attuale situazione non avrebbero potuto essere in grado di produrre un reale cambiamento. Adesso senza più le donne e gli uomini oggi ritrovatisi in ADU, costituenti la maggior parte dei candidati nella lista originaria, è la linea del governo ad ogni costo a prevalere».

Presidenzialismo: opzione demenziale

Adu sottolinea che nel nuovo accordo a sostegno del governo Fosson «vengono addirittura introdotti nuovi punti come il Presidenzialismo, mai condiviso con i militanti e gli elettori. In una Regione, in questi anni sfigurata da uomini forti, che non ha ancora provveduto ad una reale separazione dei poteri, in primis tra la funzione di Presidente e quella di Prefetto (il consigliere Bertin se ne è forse dimenticato?), il presidenzialismo è un’opzione demenziale».

Ricambio della classe politica

«Alla Valle d’Aosta non serve l’alibi di un’ennesima riforma istituzionale, ma  bisogno di un ricambio della classe politica – tuona Adu -. Rollandin è stato messo da parte solo dalle note vicende giudiziarie, La Torre continua ad influenzare, anche in virtù dei comuni trascorsi nel PSI craxiano, movimenti e consiglieri ed ora assistiamo al ritorno di Riccarand. Con la versione valdostana di contratto di governo, il gruppo di Riccarand rischia di fare la stessa fine del M5S rispetto alla Lega; qui il programma di legislatura sarà di fatto inglobato nella quotidianità della pratica di governo di Union e satelliti. L’arroganza intellettuale di pensare di influenzare l’azione di governo di vecchie volpi dell’amministrazione, con l’appoggio esterno di due soli consiglieri, è imbarazzante».

Per Adu «i tratta di un accordo poco democratico, discusso tra alcuni consiglieri e Riccarand, senza nessuna condivisione pubblica e con l’umiliazione dei partiti, attori insostituibili della società civile. Questa ennesima incoerenza, capriola della peggiore politica politicante, anziché frenare la deriva leghista, le fornirà purtroppo nuovi argomenti. La Lega è, infatti, anche il frutto – avvelenato – del disgusto rispetto ad una politica fatta di accordicchi, scambi e clientelismo».

Il problema delle commissioni consiliari

«In ultimo, denunciamo con forza l’idea – questa evidentemente antidemocratica – secondo cui RC possa continuare ad occupare, nelle commissioni consiliari, gli spazi destinati a garantire le minoranze. Se hanno deciso di sostenere Fosson, siano coerenti. L’idea di una maggioranza che è anche minoranza contribuirebbe soltanto a confondere, ulteriormente, il povero cittadino valdostano», conclude Adu.

(re.newsvda.it)

 

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