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Aosta Capitale italiana della cultura 2025: 3.5 milioni di motivi per sognare in grande

Presentato il dossier di candidatura con una previsione di spesa che supera i 3 milioni di euro. Il 15 novembre sarà definita la short list delle magnifiche dieci in vista della selezione del 20 dicembre

Aosta Capitale italiana della cultura 2025: 3.5 milioni di motivi per sognare in grande
Linda Di Pietro, Gianni Nuti e Samuele Tedesco

Una spesa prevista di 3.5 milioni di euro, il coinvolgimento, almeno un mese a testa, delle Unité des Communes valdostane e di tutti i cittadini, nonché l’idea di far assurgere la cultura a perno centrale per lo sviluppo economico e umano della città e del territorio. Il tutto con testimonial del calibro dell’astrofisica Marta Burgay, dello scrittore Paolo Cognetti, dello showman Fabio Fazio, della rettrice di UniVdA Maria Grazia Monaci e della biker Gaia Tormena. C’è tutto questo e molto di più nel dossier di candidatura di Aosta a Capitale Italiana della cultura 2025.

Il dossier

Ed è proprio da questo documento, consegnato lo scorso 13 settembre, che parte la rincorsa di Aosta al titolo, per il quale se la dovrà vedere con altre quindici pretendenti come Agrigento, Assisi, Asti, Bagnoregio, Città Metropolitana di Reggio Calabria, Enna, Lanciano, Monte Sant’Angelo, Orvieto, Otranto, Peccioli, Pescina, Roccasecca, Spoleto e Sulmona.

Questo sarà solo il primo passo, visto che poi la rincorsa prenderà vigore, per arrivare in pieno ritmo al 15 novembre, quando si definirà la short list (le migliori dieci) e partirà la volata, fatta di audizione e incontri al Ministero, per la selezione del 20 dicembre.

L’assessore

Ricordata la genesi della candidatura, partita da un ordine del giorno in consiglio comunale de La Reinaissance, l’assessore alla Cultura, Samuele Tedesco, ha provato a tirare le fila di un processo da cui inizia la strada «per immaginare lo sviluppo della città del futuro», che vada ben oltre quel 2025, anche 2050° anniversario dalla fondazione di Aosta.

«Presentato il dossier, parte l’ulteriore coinvolgimento della popolazione – ha spiegato Tedesco -. E questo avverrà attraverso due progetti: le foto dello studio Arnica che richiamano i temi della candidatura e quello della “Città plurale”, con la città tappezzata di foto dei cittadini negli spazi urbani».

La Project manager

A reggere le redini del percorso di avvicinamento alla meta, la project manager Linda Di Pietro, che ha curato la stesura del dossier dall’alto della sua esperienza nei temi della rigenerazione urbana attraverso l’arte.

«È una gara in cui non sempre la migliore vince – ha sottolineato Di Pietro -, ma noi siamo partiti per partecipare e arrivare a vincere».

Parlando di un dossier che raggruppa «anime e pensieri della città», Linda Di Pietro spiega come il documento voglia «raccontare Aosta all’Italia», attraverso la sua narrazione di «realtà transfrontaliera diversa dalle altre», in cui si «parlano tante e lingue» e che racconta «diverse culture ed ecosistemi che si incontrano e convivono in equilibrio e nel segno della sostenibilità».

La candidatura

La candidatura aostana parte dal «quadro strategico in cui la città si muove già» e attraverso il quale «prova a immaginare» l’Aosta del futuro.

E questo si declinerà attraverso cinque grandi temi, che si riassumono nel concetto di pluralità e diversità esplicitati dal dittongo “ae”.

Si parte dal “Patrimonio plurale” e dal rapporto tra passato e futuro, per approdare alla “Innovazione plurale”, dove la città del fuoco, dell’acciaio e della pietra si prepara a un confronto tra la sua anima artigiana e l’impresa culturale.

Si attraversa il “Paesaggio plurale”, fatto di una città di montagna che deve sviluppare le proprie peculiarità e si approda all’“Accesso Plurale”, dove il tema dell’accessibilità diventa predominante.

Il tutto per approdare alla “Città della cura e della sfida”, dove l’attenzione per gli ultimi e i vulnerabili si integra con l’idea dello sport e su un ruolo da protagonisti proprio dei disabili, per concludersi con la “Comunità plurale”, dove l’essere autonomi deve sposarsi con l’inserimento in reti nazionali e internazionali.

Eventi

In tutte queste tematiche si innesteranno eventi di alto livello, che vanno dall’appoggio della Rural Community Opera, che si declinerà nell’avventura della désarpa, per arrivare a un Music Innovation Hub, dove cantanti “popolari” (nel senso più alto del termine), coinvolgeranno un pubblico più ampio possibile.

A questo si aggiungeranno le Residenze d’artista e di design perché, come spiega Di Pietro «i progetti non si devono fermare al 2025», ma devono essere un «grimaldello per aprire la porta sul futuro».

I sostenitori

Raccontando di un progetto di collaborazione tra 25 ragazzi italiani e 25 valdostani, «che saranno la spina nel fianco dell’advisory board», Linda Di Pietro anticipa i personaggi di spicco che correranno al fianco di Aosta: l’astrofisica Marta Burgay, lo scrittore Paolo Cognetti, lo showman Fabio Fazio, la rettrice di UniVdA Maria Grazia Monaci e la biker Gaia Tormena.

«Siamo l’unica città di montagna candidata – ha concluso Di Pietro – e vogliamo che questo spirito sia portato in giro per l’Italia, facendo di Aosta una tappa obbligata nella nostra Valle».

Il sindaco

Si è dedicato anche ad aspetti meno aulici il sindaco di Aosta, Gianni Nuti, che ha evidenziato come la sfida sia «onerosa» sotto tutti i punti di vista, ma che «vale la pena a prescindere dal risultato».

Perché se Procida, Capitale italiana della Cultura 2022, in questi primi mesi «ha già registrato più visitatori di tutto il 2019», le prospettive di Aosta non sono diverse.

Se il milione di euro di premio per la futura Capitale dovrà essere solo un «completamento», il piano prevede di «orientare tutte le politiche culturali nella direzione del dossier – ha sottolineato Nuti -. A prescindere dalla vittoria investiremo i nostri fondi e andremo a caccia di qualsiasi fonte di finanziamento».

Compartecipazione: spese per 3.5 milioni di euro

Ottenuta la «disponibilità della Regione a stanziare una dote», Nuti ha evidenziato anche il coinvolgimento del Celva.

«La compartecipazione sarà plurima e prevediamo di rendere tutte le Unité protagoniste per un mese a testa, con focus specifici sulle loro microculture – ha spiegato ancora il sindaco -. Investimenti? Quelli su monumenti e parte culturale sono già a bilancio, inoltre tradurremo in impegni di spesa gli impegni di privati e associazioni. La spesa? La previsione è di almeno 3.5 milioni di euro».

«Il gioco vale la candela»

Ma a quanto pare l’idea è che ogni singolo euro servirà.

«Il gioco vale la candela, per le ricadute e per il bel clima che si respirerà in città, con iniziative dedicate a tutti – ha concluso Nuti -. Nella politica si parla spesso di sporcarsi le mani parlando di affari non chiari, qui c’è un altro modo: immergersi in progetti virtuosi e lavorare insieme, perché è solo con l’apporto di tutti e con buoni rapporti che la torta viene bene».

E tutto questo perché «noi siamo la dimostrazione della politica che vuole rendere la cultura centrale nello sviluppo economico e umano della città».

(alessandro bianchet)

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