Maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale: casi in aumento in Valle d’Aosta
CRONACA
di Federico Donato  
il 07/10/2022

Maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale: casi in aumento in Valle d’Aosta

La Procura di Aosta ha deciso di introdurre un nuovo "Protocollo investigativo e buone prassi per la polizia giudiziaria in materia di reati di violenza"

Un netto aumento di fascicoli aperti e misure cautelari per reati legati al Codice rosso, come violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e stalking. E’ quanto registrato dalla Procura della Repubblica di Aosta nei primi nove mesi di quest’anno.

I dati

In particolare, i fascicoli aperti per violenza sessuale sono passati dagli 11 del 2021 (da gennaio a settembre) ai 20 del 2022 (gennaio-settembre). Ma anche il numero di procedimenti per maltrattamenti in famiglia sono cresciuti in modo significativo: dai 47 del 2021 ai 67 di quest’anno. Stabile, invece, il dato relativo agli atti persecutori (da 25 a 26).

Dati, quelli appena esposti, che si sono concretizzati in una crescita anche del numero di misure cautelari chieste dalla Procura (sempre nell’ambito del Codice rosso).

Manlio D’Ambrosi

Dalle 30 misure emesse nei primi nove mesi dell’anno scorso, infatti, si è arrivati alle 55 di quest’anno (sempre nel periodo gennaio-settembre).

E’ chiaro, però, che un maggior numero di fascicoli aperti e misure cautelari emesse non per forza corrisponde a un effettivo aumento dei casi, perché la crescita dei dati potrebbe dipendere da un aumento delle denunce.

Il protocollo

Per questo motivo, l’ufficio inquirente di via Ollietti ha deciso di introdurre un nuovo “Protocollo investigativo e buone prassi per la polizia giudiziaria in materia di reati di violenza”.

«Il Protocollo intende garantire un unico modus operandi, una risposta unitaria da parte di coloro (forze dell’ordine ndr) intervengono per primi in caso di Codici rossi», spiega il sostituto procuratore Manlio D’Ambrosi. Come riassume il magistrato, il documento «ci consentirà di operare più rapidamente, soprattutto nell’ottica di garantire maggiori tutele alla parte offesa». Un intervento necessario, dunque, alla luce «dei dati allarmanti raccolti nei primi nove mesi dell’anno».

In concreto, il Protocollo definisce un modus operandi (ad esempio, tra le altre cose, le attività da svolgere e le “domande” da fare alla persone offesa) che le forze dell’ordine dovranno utilizzare nei casi di Codice rosso.

Tra i casi previsti e “regolati” dal documento, l’intervento a seguito di una denuncia della persona offesa, quello dopo una chiamata per un evento in corso e l’intervento di iniziativa (ad esempio una pattuglia che scopre una lite).

In questi casi è fondamentale il lavoro svolto dai primi operatori intervenuti, i quali dovranno comprendere se si tratta di una lite domestica (che non costituisce reato), oppure se si tratta di lesioni o minacce, o anche di maltrattamenti.

(f.d.)

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