Coop Lou Dzeut da Champorcher a Donnas, «stravolta la nostra tradizione»
La lavorazione della canapa a Champorcher nella foto di Enrico Romanzi
comuni
di Cinzia Timpano  
il 13/07/2023

Coop Lou Dzeut da Champorcher a Donnas, «stravolta la nostra tradizione»

Il trasferimento della cooperativa di Champorcher che lavora la canapa ha suscitato proteste in paese; una lettera aperta alla cooperativa stessa e agli amministratori regionali e comunali e una raccolta firme.

Coop Lou Dzeut da Champorcher a Donnas, «stravolta la nostra tradizione».

La cooperativa di Champorcher che lavora la canapa si è aggiudicata il bando comunale e si trasferirà all’Ancienne Maison Communale di Donnas.

La notizia, pubblicata lunedì 10 luglio su Gazzetta Matin, ha suscitato stupore e proteste in paese.

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta rivolta alla cooperativa Lou Dzeut e agli amministratori regionali e comunali. 

Amarezza e delusione

Apprendiamo dai giornali locali, con amarezza e delusione, che la Cooperativa  di tessitura della canapa “Lou Dzeut”, nata proprio con il proposito di mantenere viva una lavorazione tradizionale tipica sul territorio di Champorcher, riconosciuta anche dalla Regione, e di favorire l’occupazione in un paese di montagna a rischio di spopolamento, ha deciso di trasferirsi a Donnas.

Veniamo anche a conoscenza che la sua sede legale – ma non quella dove avverrà la produzione – sarà ancora a Champorcher e che, quando i lavori di restauro del locale ecomuseo della canapa saranno terminati, lo gestirà la Coopertiva, insieme ad un punto vendita dei suoi prodotti (probabilmente il locale soprastante l’ecomuseo, nella “Maison deThomas”).

Ci dispiace, come a molte altre persone, abitanti e turisti affezionati al paese, sapere, da terzi, che le cose sono già decise.

Sicuramente la fondatrice della Cooperativa, nel 1989, Maria Gontier, che si era tanto impegnata, anima e cuore, per tenere viva questa attività si rivolterà nella tomba a vedere trasferito altrove un vero e proprio tesoro della nostra comunità.

Spesi tanti soldi pubblici ed europei

Dalla fine degli anni ‘90 del Novecento, la “Maison de Thomas”, acquistata per volontà dell’ex sindaco Pierino Danna e già restaurata nel 2005 per la parte museale (stalla e cucina), pareva essere destinata a laboratorio tessile, proprio gestito da “lou Dzeut”.

Tanti soldi pubblici, fondi del comune ed europei, sono stati utilizzati negli anni per interventi sulle strutture Ecomuseo, “Maison de Thomas”, e per studi, filmati  e catalogazione dei manufatti.

Non si deve dimenticare che una gran parte delle entrate della Cooperativa proviene dalla Regione che sostiene le lavorazioni tipiche della Valle, in base alla legge n.44 del 1991,che cita tra le altre la lavorazione della fibra di canapa a Champorcher.

Proprio per questa precisa definizione geografica della lavorazione tipica (“A Champorcher”), che non si deve cambiare, non deve esserci delocalizzazione della produzione.

Sarebbe un colpo basso per la comunità di Champorcher che annullerebbe un pezzo importante della sua identità culturale; si cancellerebbero idealmente decenni di un’eccellenza artigianale, sminuendo la particolarità e la storicità della nostra “teila dèmeison”, attestata fin dal Medioevo (nel censimento del 1858 i tessitori di canapa a Champorcher erano ben 69).

Non vogliamo veder stravolta la nostra tradizione, la nostra cultura immateriale, il patrimonio di conoscenze plurisecolari delle donne e degli uomini di Champorcher e perdere un’importante risorsa turistica.

La richiesta di un confronto pubblico con la cooperativa Lou Dzeut

Per questi motivi, e per la generale situazione di declino socio-economico in cui viviamo, esprimiamo sdegno e preoccupazione, soprattutto per il futuro dei giovani che si trasferiscono con sempre maggiore frequenza altrove.

Chiediamo un confronto pubblico con la cooperativa “Lou Dzeut”, con l’amministrazione comunale e con l’assessorato regionale alle attività produttivee, soggetto principale che sostiene le attività tradizionali della Valle, per rivedere insieme una decisione che non ci piace, e per valorizzare,veramente, la “teila de meisón”, anche per rispetto a quanti l’hanno finora lavorata, nel tempo».

Nella foto di Enrico Romanzi, in alto, la lavorazione della canapa a Champorcher.

(re.aostanews.it)

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