“Il vino nei costumi dei popoli”: un testo di Corradino tra mito e riti
AskaNews
di admin Administrator  
il 30/11/2025

“Il vino nei costumi dei popoli”: un testo di Corradino tra mito e riti

Milano, 30 nov. (askanews) – Nella conferenza tenuta il 26 gennaio 1880, il letterato torinese Corrado Corradino ricostruiva il ruolo del vino nella vita dei popoli, attraversando miti, riti, pratiche religiose, abitudini sociali e derive della convivialità. Fin dalle prime righe chiariva che l’argomento ha senso solo se affrontato come fatto culturale e non come analisi del bere fine a sé stesso, ricordando che “Se il vino non dovesse considerarsi altrimenti che come una bevanda allegra capace di annebbiare la limpidezza”, non varrebbe la pena seguirne la lunga storia simbolica. La nuova edizione del testo, pubblicata da Infinito edizioni in un volume di 80 pagine con illustrazioni in bianco e nero, rende nuovamente accessibile questo percorso in cui il vino diventa chiave di lettura di civiltà, religioni e comportamenti collettivi.

Per Corradino (1852-1923), che è stato poeta, critico letterario, giornalista e storico, il primo segnale da osservare è la relazione tra vino e grado di sviluppo sociale, perché “presso tutte le nazioni civili l’allegro culto di Bacco par che vada a mano a mano acquistando in raffinatezza”. Bacco è descritto come il punto di incontro tra natura e rappresentazione simbolica, un dio capace di incarnare gioia, vitalità e creatività, tanto che “gli uomini salutano in lui il simbolo della giocondità e della vita”. Questa lettura si innesta su un panorama più ampio, nel quale il vino soppianta fermentati di palma, riso, miele, carni e perfino bevande ottenute dal pane masticato, un mondo che testimonia come “Che il bisogno di pozioni alcooliche sia stato sentito di buonissima ora, e specialmente presso alcuni popoli, lo prova ad esuberanza la storia”.

Dalla materia alla narrazione religiosa il passaggio è rapido. Con Noè, che “pianta dopo il diluvio la vigna, dando con ciò prova di altissimo senno”, Corradino introduce il tema del vino come fondazione simbolica dopo la catastrofe, preludio ai riti che segnano nei secoli nascita, nozze e morte. Le libazioni greche e romane, i riti ebraici, indiani ed egizi mostrano che “L’antichità remotissima di quest’uso ci è attestata dallo stesso Omero”, confermando la funzione del vino come mediatore tra uomini e divinità. Questa presenza ricorre anche nei giuramenti e nelle alleanze, dove il calice diventa strumento di vincolo politico e comunitario.

Il cristianesimo non spezza questa continuità, riformulandola. Corradino sottolinea che “Neanche il cristianesimo, il quale pure si dimostrò così acerrimo nemico d’ogni forma del culto pagano, poté bandire del tutto il vino”, integrandolo nei sacramenti. Parallelamente analizza la funzione del vino nelle culture guerriere, ricordando l’antica osservazione secondo cui “frequente è l’ubbriachezza nelle nazioni bellicose” e distinguendo tra brutalità e valore secondo le diverse tradizioni.

Nel mondo greco il simposio struttura la socialità e diventa il centro del banchetto, tanto che “divenne infine la parte principale e più desiderata del banchetto”. A Roma la “comissatio” esaspera quel modello e lo porta all’eccesso, in un clima in cui “Ben presto in Roma la sfrenatezza dell’orgia e l’incredibile fasto dei prandii non conobbe più limite”. L’episodio della titillatio (uno schiavo introduceva una penna nella gola del commensale per indurre il vomito, permettendogli così di svuotare lo stomaco e tornare subito a bere e a mangiare) illustra fino a che punto si spinga l’ostinazione a prolungare il piacere oltre le possibilità del corpo.

Con la caduta dell’Impero e l’ascesi medievale il vino diventa oggetto di diffidenza e rinuncia, perché “tanto più ora la spregiavano come cosa vile e provocatrice al peccato”. In questo scenario prendono voce i Goliardi, che recuperano un rapporto diretto con la natura e con il vino, “di cui noverano le lodi con entusiasmo troppo caldo e sincero”. Accanto a loro persistono feste popolari che reinterpretano in chiave cristiana antichi riti bacchici, “feste che ci ricordano press’a poco i Baccanali e i Saturnali antichi benché svisati in maschera cristiana”.

Il linguaggio del libro è chiaramente ottocentesco, costruito su un lessico colto e un tono oratorio e retorico ricco di digressioni erudite e citazioni classiche, tipico in particolare delle conferenze dell’epoca. Ma sono proprio questi toni e molti degli aneddoti narrati a farne un testo brillante. (Alessandro Pestalozza)

[Saggio del 1880 mostra come vino abbia segnato culti, alleanze, guerre|PN_20251130_00003|nv03 sp33 ma00| https://askanews.it/wp-content/uploads/2025/11/20251130_100041_2D5D5A10.jpg |30/11/2025 10:00:47|”Il vino nei costumi dei popoli”: un testo di Corradino tra mito e riti|Vino|Cronaca, Agrifood]

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