Massimo Centofanti (AizoOn) in audizione alla Camera
Roma, 18 feb. – “È stato per me un piacere partecipare all’audizione della Commissione Affari Europei della Camera dei Deputati lo scorso 12 febbraio in quanto c’è stata la possibilità di potersi confrontare con le parti politiche, cercando di sottolineare come oggi sia necessario uno strumento come l’Omnibus. In questo, nessuno di noi ha dubbi che possa aiutare a una semplificazione, ma a questo tipo di strumento devono poi seguire azioni concrete da parte dell’Unione Europea, al fine appunto di rendere operativo uno strumento che semplifichi le attività delle aziende europee e non complichi ulteriormente quanto già è complesso – Così Massimo Centofanti Cybersecurity Division Director aizoOn Technology Consulting e Chief Strategy Innovation Officer & Co-founder di ai.esra a conclusione dell’intervento in audizione promosso dalla Commissione Affari Europei della Camera nell’ambito dell’esame delle proposte legislative europee sulla semplificazione del quadro normativo digitale, sull’intelligenza artificiale e sull’istituzione del Portafoglio Europeo delle Imprese (COM(2025) 836 final, COM(2025) 837 final, COM(2025) 838 final).
“Abbiamo sottolineato come oggi, per aziende come la nostra, AizoOn e AI ESRA, che lavorano a livello nazionale ed europeo, relazionarsi con 27 legislazioni diverse, con 27 modi diversi di adottare le varie norme, sia un onere importante. Chiaramente, la semplificazione di questi aspetti renderebbe innanzitutto l’ecosistema più resiliente, perché avremmo in tutti gli Stati lo stesso metro di giudizio, di valutazione e di azione rispetto a determinati fenomeni, come la cybersecurity e l’approccio all’intelligenza artificiale. Ma questo, chiaramente, dovrebbe essere il primo tassello di un quadro più ampio”.
“Semplificazione sicuramente, norma unica sicuramente, ma quello che oggi è necessario, per questioni che tutti quanti noi conosciamo e di cui si è dibattuto anche oggi in Commissione, sono gli equilibri geopolitici che ci spingono — e noi ne siamo felici, anzi vorremmo essere promotori di questo — a raggiungere quella che è una sovranità digitale. Quindi l’Europa deve costruire tutto ciò che la tecnologia permette ad aziende come la nostra, e a tante altre, chiaramente, di sviluppare nuove tecnologie e far sì che queste possano essere utilizzate nel migliore dei modi in Europa, dandoci anche un peso che collaborerebbe con altre eventuali iniziative che afferiscono a campi diversi, ma che servono a dare all’Europa quella sovranità digitale che effettivamente manca e che poi diventa un vincolo”.
“Oggi, per quanto abbiamo tecnologie particolarmente valide, sviluppate dai Paesi europei, queste molto spesso lavorano su infrastrutture non europee, del blocco occidentale soprattutto e, in alcuni casi, del blocco orientale. Quindi è chiaro che, per quanto abbiamo tecnologia “soft”, siamo dipendenti da altre infrastrutture: questo è sicuramente un punto. Un altro punto toccato, su cui abbiamo trovato convergenza con la parte politica, è sicuramente la necessità di costruire laboratori, quindi ecosistemi di ricerca europei, che permettano alle aziende innovative di trovare terreno fertile dove mettere a terra le proprie idee, svilupparle in una logica sinergica e comunitaria, per ottenere ulteriori risultati. Molte delle start-up innovative che sono in Europa, spesso e volentieri, sono obbligate a emigrare negli Stati Uniti per avere gli ambiti corretti di ricerca, sia economici sia tecnologici. Dobbiamo metterci nelle condizioni, a livello di sistema, di creare un ecosistema virtuoso in cui si dia opportunità alle aziende di crescere in una logica di visione e di raggiungimento della sovranità digitale”. Conclude Centofanti.
