Zelensky esclude il ritiro delle truppe ucraine dal Donbass
Roma, 19 feb. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha respinto l’ipotesi di ritirare le truppe dal Donbass nell’ambito dei negoziati di pace con la Russia, sottolineando in un’intervista all’agenzia giapponese Kyodo le profonde divergenze tra Kiev e Mosca sulle condizioni per porre fine alla guerra.
La Russia vuole il pieno controllo del Donbass e chiede che le nostre forze si ritirino, questo non accadrà, ha affermato Zelensky, ribadendo la linea ucraina mentre i colloqui restano in stallo. Il presidente ha riconosciuto che la situazione sul campo è difficile: “Siamo in un periodo complicato di questa guerra. Stiamo combattendo per il fianco est del nostro paese. Lì il nemico sta avanzando, perché siamo carenti di brigate ben addestrate”.
Zelensky ha spiegato che Kiev aveva chiesto ai partner ù l’addestramento e l’equipaggiamento di fino a 14 brigate, ma che “di 14 brigate di cui abbiamo parlato con i nostri partner, due sono ben addestrate e armate. Ne abbiamo chieste 10, ne avremmo volute 14. Le nostre riserve non sono sufficienti, ecco perché la Russia ha potuto avanzare nell’Est”.
Il leader ucraino ha anche ridimensionato le cifre sulle perdite, contestando la stima di 80mila soldati uccisi: il numero reale sarebbe “molto inferiore”. Accusando Mosca di usare tattiche da “tritacarne” con scarso riguardo per le perdite, ha sostenuto che da settembre il rapporto tra caduti ucraini e russi è “uno a otto”. In dicembre Zelensky aveva indicato in circa 43mila i militari ucraini morti dall’inizio dell’invasione nel febbraio 2022.
Roma, 19 feb. (askanews) – Sul piano politico-diplomatico, il presidente ha lasciato intravedere una flessibilità rispetto alla linea originaria di riconquista totale dei territori occupati. Kiev “dovrà trovare soluzioni diplomatiche” per alcune aree come la Crimea, ha ammesso, riconoscendo implicitamente che la forza militare attuale non è sufficiente per recuperarle. L’obiettivo strategico resta tuttavia l’adesione alla Nato, definita “l’unico modo” per impedire future aggressioni russe.
Zelensky ha inoltre evocato il rischio di un ampliamento del conflitto con il coinvolgimento diretto della Corea del Nord, che secondo Kiev ha già fornito a Mosca oltre 100 missili balistici, almeno 60 dei quali impiegati contro l’Ucraina. I soldati nordcoreani, ha avvertito, potrebbero essere inviati al fronte come “carne da cannone” e acquisire esperienza operativa su missili, droni e guerra elettronica: competenze che “torneranno in Corea del Nord e costituiranno quasi certamente una minaccia per la sicurezza dell’Asia orientale”.
In questo contesto, Zelensky ha espresso aspettative di cooperazione militare con il Giappone, in particolare sul trasferimento di tecnologie per veicoli navali senza equipaggio. Il presidente ha sottolineato che i missili nordcoreani utilizzati dalla Russia contengono componenti prodotti anche in paesi terzi, tra cui Cina, Germania, Giappone e Stati uniti, segnalando l’interconnessione globale delle catene tecnologiche militari.
Pur mantenendo ferme le posizioni territoriali, Zelensky ha insistito sulla volontà di porre fine alla guerra: “Tutti in Ucraina vogliono che questa guerra finisca il più rapidamente possibile”. Ha aggiunto che la sua posizione di fondo coincide con quella del presidente statunitense Donald Trump e che intende mantenere stretti contatti con il suo team, mentre a Washington cresce lo scetticismo sull’adesione ucraina alla Nato. Il possibile allineamento tra Kiev e la futura linea americana appare, nelle sue parole, un fattore decisivo per qualsiasi accordo di pace.

