Tre aspiranti guide morte sotto la valanga: in aula le prime testimonianze
Al via il processo ad Aosta per la morte di tre aspiranti guide alpine; nessuna traccia utile dai rilievi tecnici
È entrato nel vivo al tribunale di Aosta il processo per la valanga che il 13 aprile 2023 travolse e uccise tre aspiranti guide alpine nei pressi del colle della Tsanteleina, in territorio francese, a poche decine di metri dal confine con la Valle d’Aosta.
Imputato per omicidio colposo plurimo è l’istruttore valdostano Matteo Giglio, 53 anni, unico sopravvissuto alla tragedia.
Nel corso dell’udienza sono stati sentiti i primi due testimoni dell’accusa. Il procedimento è stato aggiornato al 28 aprile, quando verranno escussi altri quattro testi.
I rilievi due giorni dopo: “Il vento aveva coperto tutto”
A ricostruire le attività di sopralluogo è stato Giuseppe Vernier, maresciallo oggi in pensione del Soccorso alpino della guardia di finanza di Cervinia.
«Quando siamo andati a fare il sopralluogo, due giorni dopo i fatti perché prima le condizioni non lo permettevano, non vi erano più tracce. Il vento aveva ricoperto tutto e ricreato un discreto accumulo di neve», ha riferito in aula, come riporta l’agenzia Ansa.
Secondo quanto emerso, lungo l’intero canalone non erano più visibili segni utili per comprendere con precisione la dinamica del distacco.
«C’erano solo, in fondo al cumulo della valanga, le buche da cui sono stati estratti i corpi», ha aggiunto.
Per ragioni di sicurezza, Vernier e un collega sono scesi nel canale mentre le guide del soccorso alpino sono rimaste in cresta, pronte a intervenire in caso di ulteriori distacchi.
Alla domanda sulle condizioni nivometeorologiche del giorno dell’incidente, il teste ha precisato di non poter fornire valutazioni retrospettive: «Le valutazioni dei rischi si fanno sul momento, non due giorni dopo».
L’orario del distacco e la ricostruzione digitale
Determinante ai fini dell’inchiesta anche l’analisi dei dispositivi tecnologici delle vittime e dell’imputato.
Il vice brigadiere della Guardia di finanza di Domodossola, Michele D’Andrea, ha spiegato che il distacco della valanga sarebbe avvenuto alle 13.34.
Dalle tracce informatiche risulterebbe che alle 13.24 i quattro – l’istruttore e i tre aspiranti – si trovavano insieme in cresta per circa 30 secondi.
Successivamente Giglio avrebbe iniziato la discesa per primo, raggiungendo un punto intermedio individuato dagli inquirenti come “punto B”.
Dalla cresta sarebbero poi scesi verosimilmente Sandro Dublanc ed Elia Meta, mentre l’istruttore avrebbe ripreso la discesa.
Il nodo del bollettino valanghe
Nel corso dell’udienza le parti civili hanno posto l’accento sulla questione del bollettino valanghe.
Secondo quanto riferito, l’imputato avrebbe consultato soltanto il bollettino relativo al versante italiano, che indicava un grado di pericolo 2 (moderato), mentre sul versante francese il livello era 3 (marcato).
Il teste ha precisato che il bollettino francese sarebbe stato scaricato soltanto in serata, dopo le 21, quando la valanga si era già staccata.
Le vittime
Nella tragedia persero la vita: Lorenzo Holzknecht, 38 anni, campione di scialpinismo nato a Sondalo e cresciuto a Bormio; Sandro Dublanc, 43 anni, maestro di sci di Champorcher; Elia Meta, 36 anni, originario del Forlivese, finanziere del Sagf di Entrèves (Courmayeur).
(re.aostanews.it)
