Federica Brignone: «Ho ancora male, sciare non deve diventare una tortura, non voglio smettere, ma se non miglioro sarà difficile vedermi l’anno prossimo»
Federica Brignone con le due medaglie d'oro vinte alle Olimpiadi di Milano Cortina (foto Marco Trovati - Pentaphoto)
SPORT
di Davide Pellegrino  
il 26/02/2026

Federica Brignone: «Ho ancora male, sciare non deve diventare una tortura, non voglio smettere, ma se non miglioro sarà difficile vedermi l’anno prossimo»

La due volte campionessa olimpica ha parlato alla vigilia della discesa libera che domani aprirà il fine settimana di Coppa del Mondo di Soldeu: «Ho stretto i denti per 10 mesi e sono disposta a farlo ancora fino a fine stagione, decidendo cosa fare giorno per giorno; scambierei i miei due ori per tornare a una vita senza l'incidente»

Federica Brignone guarda dritta in faccia la realtà e non fa sconti a se stessa e al futuro.

«Ho ancora male, sciare non deve diventare una tortura, non voglio smettere, ma se non miglioro sarà difficile vedermi l’anno prossimo».

Questo, in estrema sintesi, il pensiero della due volte campionessa olimpica in superG e gigante.

La Tigre delle nevi ha fatto il punto della situazione durante una conferenza stampa organizzata alla vigilia della discesa che domani aprirà il fine settimana di Coppa del Mondo andorrano.

Il programma di Soldeu prevede anche due superG da correre sabato e domenica.

Federica Brignone ha preso parte al training cronometrato di ieri (17° crono a 1″58 dalla ceca Ester Ledecka), mentre oggi ha saltato la prova.

Federica Brignone: «Ho parecchio dolore, sciare non deve essere una tortura»

Federica, come sono andati i controlli post-Olimpiadi?

«Sono stata tre giorni al J Medical per testare e valutare le mie condizioni. Ho finito le Olimpiadi con parecchi problemi e a Torino abbiamo valutato quale fosse l’opzione migliore per me. Abbiamo deciso di venire a Soldeu, che è uno dei miei posti preferiti. Lunedì mi hanno svuotato e infiltrato il ginocchio di acido ialuronico. Sto facendo un po’ di fatica, speravo di stare meglio. Ho parecchio dolore e faccio fatica ad appoggiarmi, valuterò giorno per giorno. Essere alle Olimpiadi era un di più, che in Coppa del Mondo diventa un ancor di più. Sciare non deve essere una tortura, ma una cosa sana e piacevole. O appoggio bene o non ho intenzione di buttarmi in pista a 130 km/h. Dopo il gigante delle Olimpiadi ho cercato di isolarmi, è stato un periodo impegnativo».

Dal punto di vista clinico cosa le hanno detto al J Medical?

«Al J Medical abbiamo fatto tutto insieme alla commissione medica della Fisi. La decisione finale, però, è sempre mia. Se mi avessero detto che rischierei di compromettere la gamba, non sarei qui. Il giorno in cui mi fermerò migliorerà, ma il danno è permanente e non guarirà del tutto, dovrò conviverci. Con l’andare degli anni, probabilmente migliorerà, ma il danno che ho fatto è per la vita».

Quanto è difficile gareggiare in queste condizioni?

«Sono rientrata senza avere riferimenti sulla mia sciata. Spesso ho male e faccio fatica, ma alle Olimpiadi ho tirato fuori qualcosa di speciale. Anche ieri ho fatto la prova su una pista che mi dà fiducia, ma il dolore mi limita parecchio al momento. Stringo i denti. Alle Olimpiadi mi sono detta: ora o mai più, ma tutto ha un limite. Se sto bene so che la mia sciata è forte e competitiva, ma da 10 mesi sento dolore».

Federica Brignone: «Sono competitiva, mi piace mettermi in gioco, ma così è arduo, penso giorno per giorno»

La Tigre è sazia o ha ancora fame?

«Sono competitiva, mettermi in gioco mi piace enormemente. Sono venuta qui perché mi piace gareggiare. La mia fame è sempre stata vedere dove posso arrivare, provare a superare i limiti. Attualmente la mia fame è vincere ancora le gare ed essere competitiva, ma nelle mie condizioni è una sfida tosta e ardua. Penso giorno per giorno».

Federica Brignone: «Non ho il sentimento di smettere, ma se non miglioro sarà difficile vedermi l’anno prossimo»

Quanta voglia ha ancora di andare avanti?

«Tutto dipenderà dal mio stato di salute, non deve diventare una tortura, diventare troppo faticoso e pesante. Se non miglioro, chiaramente sarà difficile vedermi il prossimo anno. Se sto bene, però, perché no? Non ho preso una decisione, penso giorno per giorno. Non ho ancora il sentimento di voler smettere. Ho le scatole piene di star male e non riuscire a viverla bene, a volte mi appoggio e arrivano delle fitte allucinanti. Così non è bello».

Senza sci la sua vita è tornata normale o ha dolori?

«Purtroppo quella che sto vivendo non è la mia vita normale di sempre. Non posso giocare a tennis, non corro, per questo faccio un po’ fatica a viverla serenamente. Ho tenuto duro 10 mesi e sono disposta a tener duro ancora per un mese. Questo, però, solo se migliora e non peggiora. Sono qui sotto anti infiammatori: l’obiettivo a fine stagione è vedere come va, poi si vedrà. Per me la stagione è appena iniziata, non sto facendo lo scarico olimpico. Il dolore così, però, mi fa un po’ passare la voglia».

Ha realizzato quanto ha fatto a Cortina?

«Sì, ho sempre saputo dov’ero e cosa stavo facendo. Anche per me è ancora difficile crederci, perché è difficile performare quando stai bene e quello che sono riuscita a fare a Cortina è speciale. Da Kronplatz alle Olimpiadi ho messo gli sci da gigante solo per tre giorni, è unico come sono riuscita ad affidarmi solo al feeling e alle sensazioni. Ho messo insieme tutti i pezzi nel posto giusto e nel momento giusto».

Com’è riuscita a realizzare questa impresa enorme?

«Sono riuscita a credere in qualcosa che sembrava una sfida impossibile: per me è stata una motivazione grande. Se crediamo in qualcosa e ci impegniamo per provare a cambiare la sorte delle cose, questo è fattibile. Siamo noi gli artefici del nostro destino. Questo è uno dei messaggi più belli che sono riuscita a lanciare. Per me si trattava di una sfida personale».

È riuscita a staccare un pochino la spina?

«Sono stata nel vortice più totale. Invece di fare una settimana a casa ho passato tre giorni al J Medical e una sera ho cenato con tutti i ragazzi che hanno contribuito al mio recupero, tra dottori, fisioterapisti e staff. È stato bellissimo. Sono riuscita a rimanere solo 24 ore a La Salle, ho visto le mie migliori amiche, ma non tutti gli amici”

Ha pensato a un regalo da farsi per i due ori olimpici?

«Il regalo che posso farmi è star bene, rimanendo non troppo sotto i riflettori. Poi andrò in vacanza a fine stagione, come ho sempre fatto».

Dopo le Olimpiadi è stata sommersa di messaggi: quali le hanno fatto più piacere?

«I messaggi più belli che ho ricevuto sono stati di altri atleti e atlete, non solo dello sci. Hanno sottolineato che in silenzio, senza tanto cinema, sono tornata per fare quello che avrei voluto fare».

Federica Brignone: «Scambierei le mie medaglie per tornare a una vita senza incidente»

Come sta vivendo il post olimpiadi?

«Il dolore fa tutta la differenza del mondo. Se fossi guarita starei su una nuvola, tornata a casa avrei voluto fare un giro con le pelli e il fondo, ma non sono ancora a quel punto lì. Sono felice da una parte, ma scambierei le mie due medaglie per tornare a una vita senza l’incidente».

Com’è tornare alla routine di Coppa del Mondo?

«Il ritorno in Coppa del Mondo è bello, Soldeu è una delle mie tappe preferite. Se stessi bene, sarebbe ancora più bello. In questo momento c’è la mia neve preferita, mi dispiace non essere al 100%».

(d.p.)

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