Donne un po’ speciali: Silvia, l’unica capo cantonieri valdostana
L'intervista a Silvia Blanchietti pubblicata su Gazzetta Matin
Donne un po’ speciali: Silvia, l’unica capo cantonieri valdostana.
Dalle sorelle libraie del capoluogo, alle sorelle del colorificio di Donnas, passando per le quattro sorelle operatrici del turismo di Bionaz. Poi, l’unica donna capo cantonieri della nostra regione (e tra le poche o forse l’unica anche in Italia), la sindaca esperta di serramenti in alluminio e l’allevatrice che è anche ultratrailer e si prepara al suo 10º Tor des Géants. E ancora la dirigente sanitaria che ha sempre sognato di fare l’infermiera e le imprenditrici del settore drink & food.
Ecco le storie, i ricordi e le aspirazioni di nove donne che abbiamo scelto di intervistare e che testimoniano scelte di vita e di lavoro fatte di tenacia e di impegno.
Riproponiamo le interviste pubblicate lunedì 2 marzo su Gazzetta Matin.
Silvia, l’unica capo cantonieri in Valle
Classe 1962, residente a Châtillon, insegnante di yoga, Silvia Blanchietti è l’unica capo cantonieri nella pianta organica dell’amministrazione regionale.
Nata a Ivrea, vive in Valle dal 1992 e dal primo aprile 1998 è capo cantonieri, Struttura Viabilità dell’assessorato Opere Pubbliche, Territorio e Ambiente.
Coordina e organizza il lavoro di una squadra di 11-12 cantonieri, «i miei ragazzi» li chiama con affetto.
28 anni di una professione che non è propriamente femminile…
«E infatti, non lo nascondo, ci sono arrivata per caso. Non ho studi tecnico-professionali alle spalle, anzi, ho studiato lingue; ho lavorato in una scuola di amministrazione aziendale che preparava manager, ma quando i corsi sono stati sospesi ho cominciato a guardarmi intorno e provare qualche concorso – spiega Silvia -.
Dopo qualche supplenza, come assistente alle mostre, in biblioteca e ai Lavori Pubblici, ho tentato il concorso, senza neanche troppa convinzione, più che altro perchè l’esame di francese aveva 4 anni di validità» – ammette.
E invece quel concorso Silvia lo vince, arriva prima e diventa la prima e unica capo cantonieri in Valle d’Aosta.
«Credo di aver ampiamente smentito quanti dicevano che dopo i primi tre mesi avrei chiesto il trasferimento agli uffici amministrativi – dice – sono qui dal 1998. Ci sono rimasta e amo il mio lavoro.
Durante quel concorso mi sono divertita, ho incontrato tante persone, si parlava di tutto, dal calcio al lavoro, mi sono sempre piaciute le relazioni e lo scambio di idee.
Arrivavo da una formazione completamente diversa e ho dovuto imparare, ma non ho mai sentito il peso di essere donna in un mondo totalmente maschile.
Cosa fa la capo cantonieri?
«Gestisce la squadra dei cantonieri, organizza il lavoro delle squadre, dal monitoraggio e manutenzioni stradali, al taglio dell’erba, dallo sgombero neve all’installazione e manutenzione della segnaletica ecc…
Controlla il lavoro delle ditte che si occupano di lavori sulla sede stradale, muri, cordoli o di scavi e gestisce anche i cartellini dei cantonieri, le ferie ecc…
Al bisogno, prendo la paletta e mi vesto da moviere e in caso di necessità, per esempio una frana, non mi tiro indietro ad armarmi di pala. In generale però non sono un uomo di fatica» dice divertita, ricordando che tra il 2019 e il 2022 è stata anche caposquadra sorvegliante per Anas, «ma preferisco il ruolo più operativo».
Ha mai sentito il peso di essere donna in un ambiente totalmente maschile?
«Mai, anzi, devo ammettere che il mio ruolo mi ha resa molto riconoscibile per ovvie ragioni.
A parte qualche battutina agli esordi, non mi sono mai sentita a disagio.
Anzi, amo profondamente l’incontro, lo scambio di idee e la collaborazione che nascono per esempio dopo un evento calamitoso non grave, il confronto con il sindaco, con i tecnici, con la Forestale. Una parentesi plurale dove il genere, com’è giusto che sia, non conta».
(cinzia timpano)

