Nevediversa 2026, nella mappa di Legambiente Valle d’Aosta maglia nera per gli edifici sospesi
L'Hotel Busca Thedy
Ambiente
di Erika David  
il 12/03/2026

Nevediversa 2026, nella mappa di Legambiente Valle d’Aosta maglia nera per gli edifici sospesi

Legambiente ha presentato il dossier 2026 di Nevediversa e lanciato il Manifesto della Carovana dell'accoglienza montana

Neve sempre più rara e 36 “scheletri” turistici: la Valle d’Aosta, nel dossier Nevediversa 2026, guida la classifica degli edifici sospesi sulle Alpi.

La montagna cambia, ma il modello turistico costruito negli anni del boom dello sci fatica ad adattarsi.

Tra alberghi abbandonati, residence incompiuti e impianti dismessi, la Valle d’Aosta detiene oggi il primato sull’arco alpino per numero di “edifici sospesi”: sono 36 le strutture censite dal dossier Nevediversa 2026 di Legambiente.

Il report, presentato ieri a Milano, fotografa lo stato del turismo della neve tra Alpi e Appennini e mette in luce una trasformazione ormai evidente: 273 impianti sciistici dismessi e 247 edifici turistici abbandonati o incompiuti testimoniano la crisi di un modello sempre più fragile di fronte al cambiamento climatico.

Il record valdostano degli edifici sospesi

L’associazione del cigno verde ha effettuato un censimento su edifici sospesi, segni di economie, comunità e modelli di sviluppo passati, in attesa di essere reinterpretati o rigenerati.

Il dato più significativo riguarda proprio la Valle d’Aosta.

Con 36 strutture inutilizzate, la regione supera Lombardia (31) e Piemonte (20) e diventa il territorio alpino con il patrimonio più consistente di edifici turistici abbandonati.

Nel censimento rientrano alberghi, residence, complessi turistici incompiuti o strutture nate per lo sviluppo dello sci e rimaste senza funzione.

Molti di questi edifici risalgono agli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, quando la crescita del turismo invernale spinse alla costruzione di nuove strutture ricettive anche in località minori.

Alberghi chiusi e complessi incompiuti

Tra gli esempi più emblematici segnalati nel dossier figurano diversi casi distribuiti nelle vallate valdostane.

A Breuil-Cervinia, una delle capitali dello sci alpino, sono presenti alcune strutture alberghiere dismesse costruite durante il boom turistico della località e oggi inutilizzate come l’Hôtel Gran Baita, ma anche la piscina Giomein.

Nella Valle del Lys, nell’area di Gressoney, il censimento segnala ex alberghi storici chiusi o sottoutilizzati, simbolo delle difficoltà delle località alpine più piccole a mantenere un’offerta turistica competitiva, come il caso simbolo dell’Hôtel Busca Thedy.

Situazioni simili si trovano anche nella Val d’Ayas, dove alcune strutture ricettive legate allo sviluppo dello sci negli anni Settanta sono oggi inattive.

Per Legambiente questi edifici rappresentano una risorsa potenziale per la rigenerazione della montagna, ma anche un problema paesaggistico quando restano abbandonati per decenni.

Impianti dismessi e infrastrutture dello sci

Il dossier Nevediversa segnala anche diversi impianti sciistici non più in funzione sul territorio valdostano. Tra i casi più significativi:

  • lo skilift di Ozein, nel comune di Aymavilles, chiuso negli anni Settanta
  • l’impianto sciistico di La Magdeleine, dismesso negli anni Novanta
  • uno skilift a Challand-Saint-Anselme, chiuso alla fine degli anni Novanta
  • i resti di alcune vecchie funivie e skilift a Breuil-Cervinia
  • la stazione della funivia del Furggen, una delle infrastrutture sciistiche abbandonate più iconiche delle Alpi.

Molti di questi impianti furono costruiti durante la grande espansione dello sci alpino, quando numerose località alpine cercavano di dotarsi di piste e infrastrutture per attrarre turisti.

Sempre più neve artificiale

Un altro elemento che emerge dal dossier è la crescente dipendenza dall’innevamento artificiale.

In Italia sono stati censiti 169 bacini per la produzione di neve programmata.

La Valle d’Aosta ne conta 14, ma detiene il primato nazionale per superficie complessiva, con oltre 870 mila metri quadrati di bacini artificiali.

Secondo Legambiente questo dato dimostra quanto il sistema sciistico sia ormai sempre più legato a tecnologie costose e a un elevato consumo di acqua ed energia.

La stagione della neve sempre più corta  e i luna park della montagna

Il cambiamento climatico sta accelerando la trasformazione del turismo invernale. Sulle Alpi la stagione della neve dura oggi tra 22 e 34 giorni in meno rispetto a cinquant’anni fa, mentre lo spessore del manto nevoso e la quantità d’acqua contenuta nella neve sono diminuiti di oltre il 30%. Parallelamente cambia anche il mercato turistico: per la stagione 2025-2026 l’Osservatorio italiano del turismo montano stima un calo del 14,5% degli sciatori giornalieri.

Intanto in quota nascono sempre più strutture “Luna park della montagna”, ossia quelle attrazioni ludiche come piste tubing, bob estivo ecc, spesso integrate ai comprensori sciistici, che secondo Legambiente sono forme di intrattenimento artificiale con impatti non sempre sostenibili sull’ambiente montano. Ventotto quelle censite per la prima volta e inserite come nuova categoria nel report.

Di queste la maggior parte si concentra in Lombardia (13 strutture) e in Toscana (7).

Una quella censita in Valle d’Aosta, al momento solo sulla carta, il parco giochi con giochi giganti che dovrebbe sorgere al Crest di Ayas.

Le buone pratiche per il futuro della montagna

Accanto alle criticità, il dossier raccoglie anche esempi e proposte per ripensare il turismo alpino.

Nella Top Ten delle buone pratiche di Legambiente figura l’esperienza di Naturavalp – Valpelline All Season per un turismo sostenibile nella valle, oltre agli esempi positivi dell’alta Valle del Gran San Bernardo, del Centro Valle, il nuovo bando per l’eliski di Valgrisenche e l’iniziativa Skialp’Xperience che ogni anno aggiunge una nuova località.

Il Manifesto della Carovana dell’accoglienza montana

Secondo Legambiente «La crisi climatica impone di ripensare a una nuova fruibilità del turismo invernale in quota».

Da qui prende corpo il Manifesto della Carovana dell’accoglienza montana, frutto del confronto con le 300 Bandiere Verdi, realtà che investono su sostenibilità e innovazione adattandosi al climate change.

All’interno del Manifesto Legambiente sintetizza dieci punti centrali:

  1. ogni territorio montano ha le sue eccellenze da valorizzare;
  2. ospiti e residenti condividono il piacere dell’incontro nei territori montani;
  3. la montagna è un territorio fragile e va rispettato;
  4. la lentezza non è una rinuncia, ma una conquista;
  5. la montagna ha il diritto di perseguire un futuro sostenibile;
  6. un turismo partecipato a servizio della comunità;
  7. le montagne sono necessarie;
  8. sono spazio di cittadinanza attiva e consapevole;
  9. ogni luogo possiede una cultura peculiare;
  10. le montagne non dividono ma uniscono.

Per maggiori dettagli sul rapporto Nevediversa consultare il sito.

(erika david)

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