Rapporto Aubac: siccità in Appennino Centrale ormai è strutturale
AskaNews
di admin Administrator  
il 19/03/2026

Rapporto Aubac: siccità in Appennino Centrale ormai è strutturale

Roma, 19 mar. (askanews) – La scarsità idrica nel Distretto dell’Appennino Centrale rappresenta ormai una tendenza strutturale, non più una sequenza di eventi eccezionali. E per rispondere a questa nuova normalità climatica è necessario portare avanti oltre 500 interventi strutturali per 8,46 miliardi di euro nel periodo 2024-2030, destinati a nuovi invasi, riduzione delle perdite, riuso delle acque reflue e interconnessioni. È questo il quadro che emerge dal Rapporto “Dati climatici e risorse idriche 2025”, elaborato dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale (AUBAC) e presentato oggi presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma.

Il documento analizza un’area di oltre 42.000 km² che comprende sette regioni e nove milioni di abitanti. I dati del 2025 evidenziano una situazione critica diffusa: le precipitazioni medie distrettuali si sono attestate al -12,5% rispetto alla norma storica, con deficit marcati in Abruzzo e Marche (-15%) e nel Lazio (-13%). Tuttavia la quantità di pioggia racconta solo una parte della storia. Nel corso dell’anno si sono registrati 843 eventi di pioggia intensa con il 51% concentrati nel solo Lazio. Piogge rare, poi violente: esattamente il regime che non permette la ricarica delle falde sotterranee.

Il dato più allarmante riguarda però la neve, il principale serbatoio stagionale che alimenta falde e corsi d’acqua estivi. Nel 2025 le precipitazioni nevose sono risultate inferiori alla media dell’81%, segnando il secondo anno consecutivo di deficit gravissimo dopo il -83% del 2024. In alcune aree montane dell’Abruzzo il deficit ha toccato il -99%. L’impatto sui corpi idrici è stato immediato e misurabile: si è stimato che la quota di precipitazione che ha effettivamente raggiunto le falde nel 2025 ha subito un calo del 30% rispetto alla media storica. I laghi naturali ne risentono fortemente: il Lago Trasimeno ha toccato a novembre il minimo storico delle misurazioni (-1,70 m rispetto alla media) e il Lago di Nemi ha raggiunto il minimo assoluto dell’ultimo decennio. Sul piano operativo, la crisi ha richiesto 1.312 interventi emergenziali in centinaia di comuni, di cui il 60% concentrati nella sola regione Abruzzo.

I mesi di gennaio e febbraio 2026 hanno portato precipitazioni eccezionalmente abbondanti su tutto il distretto, con anomalie del +190% nel Lazio, +146% in Umbria e +202% in Molise. Al 19 marzo 2026 la severità idrica distrettuale è classificata complessivamente bassa e il recupero è reale e misurabile. Ma gli indici a 24 mesi restano negativi in tutto il distretto: due mesi di piogge abbondanti non colmano sei anni di deficit accumulato.

“Il 2025 ci consegna un dato inequivocabile: la siccità nel Distretto dell’Appennino Centrale non è più un fenomeno stagionale, ma una condizione strutturale che richiede una governance predittiva delle risorse idriche – ha detto Marco Casini, segretario generale dell’Aubac – Le piogge di inizio 2026 sono una buona notizia, ma non bastano a colmare anni di deficit La vera sfida è costruire un sistema di governance che metta in connessione dati, competenze e decisioni”.

[Presentato oggi il rapporto. Servono 8,46 mld investimenti|PN_20260319_00066|gn00 nv03 sp33| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260319_130315_5D7CB4C2.jpg |19/03/2026 13:03:24|Rapporto Aubac: siccità in Appennino Centrale ormai è strutturale|Agricoltura|Economia, Agrifood]

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