La lezione di Mattarella a un’Europa tremante di fronte a Trump
AskaNews
di admin Administrator  
il 21/03/2026

La lezione di Mattarella a un’Europa tremante di fronte a Trump

Roma, 21 mar. (askanews) – Mercoledì 19 il Consiglio europeo ha avuto una discussione piuttosto lunga, presente anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, sulla situazione in Iran e nel Medio Oriente. Il prodotto di questa discussione sono stati 23 paragrafi nelle conclusioni finali, per dire sostanzialmente nulla più dell’ovvio, con una attenzione minuziosa – in cui l’Italia ha avuto un ruolo di primo piano – a non infastidire Donald Trump.

Ora, nessuno rimpiange il regime iraniano (peraltro ancora al suo posto, e probabilmente più violento e pericoloso di prima), ma è chiaro a tutti che tra Venezuela, minacce alla Groenlandia, attacco all’Iran senza avvertire gli alleati e senza peraltro avere una chiara idea degli obiettivi da perseguire, minacce a Cuba, senza citare le guerre commerciali, il presidente americano è uno dei grandi artefici del caos attuale. Se un alieno arrivasse a Bruxelles e leggesse le conclusioni del Consiglio, potrebbe pensare a un caso di “auto-combustione”, un petardo esploso nella notte a cui si è reagito lanciando missili e droni. E si chiederebbe forse il motivo per cui viene ribadito che “con il multilateralismo e il diritto internazionale messi in discussione, l’Unione europea è fermamente impegnata a sostenere la Carta delle Nazioni Unite e le norme e i principi in essa sanciti, in particolare quelli di sovranità e integrità territoriale, indipendenza politica e autodeterminazione”.

Più o meno nelle stesse ore in cui veniva vergato questo capolavoro di equilibrismo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella tornava invece – tra i pochi se non l’unico – a ricordare che l’Europa, se è un modello, non lo è per il sistema Ets, il 28/esimo regime, la semplificazione normativa (per quanto importanti), ma per un sistema di valori e di diritti che vanno affermati ogni giorno, anche con gli alleati storici, anche con gli “amici”, pure se con essi si ha un debito di riconoscenza. L’occasione, per il presidente della Repubblica, è stato il conferimento di un un dottorato honoris causa all’Università di Salamanca.

Citando Francisco de Vitoria, che con la sua “totus mundus est quasi una res publica” segnò il passaggio dalla concezione di comunità legata alla cristianità medievale a quella di comunità universale del genere umano, Mattarella ha ricordato la “progressiva costruzione di una cultura europea fondata sui valori universali di uguaglianza, dignità, libertà e primazia del diritto”. In tempi più recenti, dagli scritti di Primo Levi e María Zambrano emerge “un europeismo che precede un senso strettamente politico e si qualifica sul terreno etico e culturale. L’Europa, insomma, trova il suo fondamento nella dignità umana, nella solidarietà, nei valori civili”.

Dicendosi certo che le “fondamenta” dell’Unione “non cederanno agli attacchi di quanti vorrebbero smantellare la costruzione europea”, Mattarella esorta a “ritrovare l’ambizione dei leader che, nel 1951, nel preambolo del Trattato della Comunità del carbone e dell’acciaio, posero queste parole: ‘Convinti che il contributo che un’Europa organizzata e viva può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche’. Un’Europa dunque nucleo indispensabile per il mantenimento di quelle relazioni pacifiche che sei anni prima la Carta di San Francisco aveva messo al centro della missione identitaria delle Nazioni Unite”.

Oggi “la frequenza di violazioni sistematiche dei diritti umani, favorite dal tentativo di rendere marginali le Nazioni Unite, affievolisce l’efficacia dell’ordine internazionale e dei suoi principi. Una condizione che ha finito per favorire l’attuale controtendenza, rispetto allo spirito di San Francisco, e che vede il riemergere di una insofferenza crescente rispetto alle regole pattuite e agli impegni che ne derivano, liberamente sottoscritti dagli Stati. Questo avviene in nome di un presunto sovranismo assoluto, che si manifesta immemore di dove possa condurre il Leviatano invocato da Hobbes. Accade così che – in opposizione a quanto si afferma necessario per l’ordinata vita delle singole comunità nazionali – si assista alla delegittimazione delle Corti Internazionali e dei loro giudici, negando il valore del diritto internazionale, rimuovendo la storica scelta di civiltà di predisporre autorità preposte a verificarne il rispetto e a sanzionarne le violazioni”. Si osserva oggi “l’involuzione del sistema multilaterale di controllo degli armamenti e delle relative misure di fiducia reciproca”, un “progressivo indebolimento fatto di sospensioni, ritiri, mancati rinnovi”.

“La sistematica inosservanza quando non la aperta violazione della Carta delle Nazioni Unite, l’abbandono delle organizzazioni settoriali operative del sistema onusiano, lo smantellamento del sistema del controllo degli armamenti, la delegittimazione delle Corti, sono tutti fenomeni che vanno nella medesima sconfortante direzione. Ne deriva un vuoto, una arbitraria ‘terra di nessuno’, ambito per ingiustificate scorrerie – in una sorta di rincorsa a rinnovate conquiste, espansioni commerciali, creazione di presunte fasce e aree di sicurezza, con un processo che va a gravare pesantemente sui Paesi e sui popoli più poveri e meno fortunati”. E’ vero che “lungo tutta la storia moderna abbiamo vissuto cicli in cui sistemi globali sono stati dismessi per essere sostituiti da strutture che riflettevano i tempi nuovi” ma “oggi non sembra prevalere il desiderio di dare vita a un progetto più efficace; né, tanto meno, sembrano prevalere i tre pilastri” del sistema multipolare: il divieto dell’uso della forza; il principio di sovrana eguaglianza degli Stati; la promozione universale dei diritti umani.

In questo contesto, avverte Mattarella, “tocca all’Europa saper dire di no. Dire di no all’ampliamento dei conflitti, a una perenne instabilità, con la moltiplicazione dei fronti di crisi”. Un “no” chiaro – aggiungiamo – e non un “forse”, un “vediamo”, un “ne parliamo al prossimo Consiglio”.

“Può apparire – ha concluso – che rimanere attaccati a un ordine e a istituzioni che stanno perdendo autorevolezza, efficacia, finanziamenti, sia una ricetta certa per la marginalizzazione del nostro continente. Eppure, prendere atto dei cambiamenti in corso e non limitarsi a subirli significa avere il coraggio di proporre una visione alternativa alla mera legge di chi appare più forte. È la strada che l’Europa può e deve percorrere”.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli

[Presidente della Repubblica: “Europa deve dire no a conflitti e instabilità”|PN_20260321_00061|nl50| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260321_183729_DF375B93.jpg |21/03/2026 18:37:37|La lezione di Mattarella a un’Europa tremante di fronte a Trump|Iran|Politica, Europa Building]

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