L’Italia cerca gas per rimpiazzare il Qatar, Meloni vola in Algeria
Roma, 21 mar. (askanews) – Governo italiano a caccia di gas. E il problema non è solo trovarlo, ma soprattutto quanto pagarlo.
Giorgia Meloni, mercoledì 25, sarà ad Algeri proprio per trattare un aumento della fornitura con quello che – dopo lo stop al gas russo – è il primo fornitore italiano, con una quota di circa il 31% del prodotto importato. Il problema immediato è rimpiazzare la parte del Qatar che ha notificato la “causa di forza maggiore” per l’interruzione della fornitura al momento fino ad aprile, ma poi dipenderà dall’evoluzione della crisi. L’Italia è il Paese europeo che importa la maggior quantità di gas dal Qatar, per una cifra pari a circa il 10% del totale.
Nell’attuale contesto c’è da aspettarsi un fermo prolungato, anche perché secondo Fatih Birol, numero uno dell’Agenzia internazionale per l’energia, intervistato dal Financial Times, anche se la guerra in Iran dovesse finire presto, “ci vorrà molto tempo per ripristinare le attività petrolifere e del gas, ci vorranno sei mesi prima che alcuni siti tornino operativi, altri molto di più”.
Dunque l’Italia va a bussare alla porta dei principali partner. “Stiamo parlando con tutti direttamente, tramite le nostre imprese e tramite Eni”, ha assicurato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin. In particolare Roma si è rivolta ad Azerbaigian, Stati Uniti e, appunto, Algeria, collegata tramite il gasdotto Mattei. “Cerchiamo di agevolare le iniziative delle nostre imprese private”, ha aggiunto il ministro.
Il problema non è solo immediato, in particolare per garantire gli stock necessari alle imprese gasivore, ma anche in prospettiva perché aprile è il momento in cui si deve iniziare a stoccare il combustibile in vista del prossimo inverno. “Oggi siamo al 20 marzo e fino al 20 marzo ci siamo arrivati. Credo che possiamo partire con gli stoccaggi nell’ottica 2026-2027 verso metà aprile. La valutazione va fatta rispetto alla capacità delle pompe, alla portata, a quanto si riesce a iniettare. E’ una questione di tempi. L’Italia parte da una condizione migliore rispetto al resto d’Europa, con molte fonti alternative di approvvigionamento. Sono abbastanza fiducioso che da metà aprile si possano ricostituire gli stoccaggi in modo adeguato”, ha detto ancora Pichetto.
Secondo il sito specializzato Qualenergia.it, nel 2025 le importazioni di gas naturale da parte dell’Italia sono aumentate del 3,6% rispetto al 2024. L’Algeria è il principale fornitore dell’Italia via gasdotto, con 20,1 miliardi di metri cubi (mc) importati; dall’Azerbaigian, tramite il Trans Adriatic Pipeline (TAP) sono arrivati 10 mld mc, circa il 15,8% della domanda italiana. Dall’hub del Nord Europa è arrivato un volume di 8,6 miliardi di metri cubi (13,6% della richiesta) mentre dalla Libia arriva ormai solo l’1,5% del totale. Per quanto riguarda il GNL nel 2025 le importazioni hanno sfiorato i 20,9 mld mc.
In virtù dell’accordo in atto, il gas proveniente dall’Algeria ha attualmente un prezzo competitivo. Adesso però, secondo quanto scritto da Bloomberg, Eni starebbe trattando con Sonatrach per aumentare le importazioni, ma Algeri spingerebbe affinché gli acquisti aggiuntivi siano effettuati sul mercato spot, in cui le contrattazioni avvengono giorno per giorno, e dunque a prezzi più alti. Nessun dettaglio, come prevedibile, arriva dall’azienda italiana. “Eni in generale – afferma un portavoce – non commenta i negoziati commerciali sui propri contratti; nella fattispecie, per quanto riguarda le forniture di gas dall’Algeria, stiamo ricevendo quantità nel perimetro dei contratti esistenti secondo le disponibilità del Paese”.
Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli


