A Pontida l’addio a Umberto Bossi, tra Padania libera e Secessione
AskaNews
di admin Administrator  
il 22/03/2026

A Pontida l’addio a Umberto Bossi, tra Padania libera e Secessione

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – Alberto da Giussano, il sole delle Alpi, la musica celtica delle cornamuse. E gli slogan di una volta: la secessione, la Padania libera e Roma ladrona. L’addio a Umberto Bossi rimette in scena a Pontida una stagione politica lontana, bruscamente interrotta dall’ictus che nel 2004 colpì il Senatur. E la tensione tra la nuova Lega di Matteo Salvini e i nostalgici dei tempi dell’Umberto attraverserà tutta la mattinata.

Il luogo è quello fondativo dell’immaginario nordista “inventato” da Bossi: il Sacro Prato del giuramento contro il Barbarossa è a poche centinaia di metri, le bandiere agitate da un vento freddo riportano agli anni ruggenti del celodurismo bossiano. Come gli slogan scanditi dai militanti, che sfociano in contestazione da parte dei nostalgici quando arriva Matteo Salvini. Il segretario dell’attuale “Lega per Salvini premier” è in completo scuro, ma la camicia è quella verde delle Guardie Padane. Qualcuno non gradisce: “Molla la camicia verde”, “Vergogna”, si sente dalla folla mentre Salvini va a stringere le mani dei militanti assiepati sulle transenne che delimitano lo spazio per il passaggio dei familiari e delle autorità sul piazzale dell’abbazia.

Salvini si ritirerà poi nella chiesa, affacciandosi talvolta sulla scalinata. Come quando arriva Giorgia Meloni, e dalla folla si alza nuovamente il coro “Secessione”. Quando si avvicina a Manuela Bossi e le dà un bacio sui capelli, il commento dalla folla è “Il bacio di Giuda”. Del resto anche Marcello Dell’Utri certifica: cosa pensava Bossi della Lega di Salvini? “Stendiamo un pietoso velo…”, dice ai cronisti. Il vice premier non si scompone e non si tira indietro, resterà tra la folla fino all’ultimo, quando il feretro di Bossi viene lasciato sostare per qualche minuto davanti al pratone: “Oggi non si dichiara, oggi è la presenza”, si limita a dire ai cronisti.

Una presenza che per tutto il giorno è stata un passo indietro rispetto a Giancarlo Giorgetti, il “capo cerimoniale” della giornata. Come un “figlioccio”, dalle 10 il ministro dell’Economia accoglie tutti sul piazzale dell’Abbazia: le cariche dello Stato, i rappresentanti delle istituzioni, ma anche lo storico autista del Senatur, che si lascia andare al pianto sulla spalla del ministro. E poi Aldo Brancher, che per anni ha svolto il ruolo di ufficiale di collegamento tra Bossi e Silvio Berlusconi. Arrivano anche Fedele Confalonieri, con Dell’Utri, l’ex premier Mario Monti (pesantemente contestato) l’editore e parlamentare della Lega Antonio Angelucci, la storica esponente della Liga Veneta Manuela Dal Lago.

È sempre Giorgetti a leggere la prima lettura, dal profeta Ezechiele durante la funzione, dopo di lui uno dei figli di Bossi, Renzo. Poi il vangelo, la resurrezione di Lazzaro, e l’omelia dell’abate Giordano Rota: tutta sul registro della fede, nessun accenno al ruolo politico di Bossi. Ad ascoltare in uno dei banchi della prima fila, le cariche istituzionali: Ignazio La Russa, Lorenzo Fontana, Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini. Dietro di loro Giorgetti, Zaia, i governatori e gli altri ministri. Nell’altra fila di banchi la famiglia.

All’uscita del feretro, i cori dei militanti più duri salgono di livello: “Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il Tricolore”, viene scandito, insieme al classico “Secessione”. Sulle scale della chiesa, Meloni, La Russa e Tajani ascoltano, fin quando Giorgetti prende il megafono e ottiene il silenzio per l’Eterno riposo e il “Va pensiero” intonato da un coro di alpini. Poi le cariche istituzionali lasciano Pontida, un corteo dall’abbazia si muove verso il pratone dietro il feretro: c’è Massimiliano Romeo che regge coi militanti una bandiera col sole delle Alpi, Giorgetti a piedi dietro le auto con i familiari. Il corteo si ferma davanti al pratone: riparte la cornamusa, e l’ultimo coro “Bossi Bossi”.

[Salvini in camicia verde, contestato: “Giuda, traditore”|PN_20260322_00063|in04 rj01| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260322_161926_847EFA28.jpg |22/03/2026 16:19:33|A Pontida l’addio a Umberto Bossi, tra Padania libera e Secessione|Lega|Politica]

La finale di Italian Hockey League sarà ancora Aosta – Caldaro
I Lucci hanno chiuso in gara-4 la serie sbancando Pergine e chiudendo i discorsi per 3-1 dopo la sconfitta nella gara inaugurale. La finale comincerà sabato 28 marzo sul ghiaccio della Raiffeisen Arena
il 22/03/2026
I Lucci hanno chiuso in gara-4 la serie sbancando Pergine e chiudendo i discorsi per 3-1 dopo la sconfitta nella gara inaugurale. La finale comincerà ...