Acqua, Utilitalia: investimenti salgono a 90 euro per abitante
Roma, 22 mar. (askanews) – Lasciare gli investimenti del Pnrr, risolvere i problemi delle infrastrutture, gestire le sfide imposte da un ambiente che alterna piogge intense e periodi più secchi. Questo il quadro che emerge dal nuovo Blue Book realizzato dalla Fondazione Utilitatis e promosso da Utilitalia, rispetto ad un fattore ambientale fondamentale come l’acqua.
Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia, spiega: “Le risorse che il Pnrr ha attribuito alla risorsa idrica non sono state molto grandi. Sono state solo parzialmente necessarie a risolvere parte dei problemi. Noi continuiamo ad avere necessità di investimenti almeno su tre fronti. Il primo: abbiamo ancora perdite troppo grandi sulla nostra rete, più del 37 per cento dell’acqua che depuriamo si perde poi nelle tubazioni. Due: abbiamo investimenti al sud ancora poveri rispetto agli investimenti del nord. In particolare in quelle strutture che lavorano in economia, gli enti locali. Pensate che noi abbiamo investimenti di 80-90 euro ad abitante per l’acqua al centro nord, ma al sud ci sono investimenti per 14-18 euro ad abitante. C’è quindi un gap di investimento”.
Dove trovare i fondi? Come investire? Partendo dal fatto che nei prossimi dieci anni circa la metà della popolazione italiana sarà coinvolta in rinnovi o procedure di affidamento del servizio idrico: si aprirà una fase strategica per il riassetto del settore.
Mario Rosario Mazzola, presidente della Fondazione Utilitatis, aggiunge: “Credo che questo settore abbia bisogno, perché ha ancora delle grosse deficenze che deve ricoprire, sia nel senso del rinnovo delle reti che di adeguamento alle direttive, ma anche di infrazioni comunitarie. C’è bisogno di un sistema di finanziamento più strutturato e continuo”.
Bisogna consolidare l’unicità gestionale, rafforzare la capacità industriale e ridurre i divari territoriali.
Dal Fabbro chiarisce: “Dobbiamo poi lavorare sulla depurazione, abbiamo bisogno di fare nuovi impianti. C’è da fare i dissalatori. E’ un settore che richiederà, nei prossimi anni, almeno due miliardi di euro in più di investimenti, per almeno i prossimi 10 anni. Quindi 20 miliardi. Questi soldi, queste risorse dovremmo trovarle sia nelle pieghe del bilancio dello Stato che in schemi PPP cioè partenariato pubblico privato”.
Nel Blue Book sono analizzate 113 concessioni che riguardano 46 milioni di abitanti. I modelli positivi sono quelli dell’efficienza energetica e dei meccanismi di mercato capaci di premiare chi riduce i consumi e responsabilizza i grandi utilizzatori.
Dal Fabbro sottolinea: “Il Pnrr è stata una occasione importante per dare rilancio agli investimenti sul territorio, l’economia reale. E’ stata anche una occasione per formare squadre di project manager, di lavoratori che hanno costruito, installato, progettato infrastrutture strategiche. Nel settore dell’ambiente, idrico, energetico, noi valutiamo questa esperienza come molto positiva”.
Nel 2025 la spesa media nazionale per il servizio idrico integrato è stata pari a 411 euro l’anno per una famiglia di tre persone.
Mazzola spiega: “Solamente le grandi aziende hanno avuto maggiore beneficio, o comunque c’è un sistema di imprese arretrate che questo beneficio non l’ha avuto in pieno e probabilmente questo è il lavoro che bisogna fare per consolidarlo”.
La crescita degli investimenti nel settore non è solo una promessa, ma qualcosa di più.
Mazzola dice ancora: “Diciamo che il fatto stesso che il Pnrr, rispetto alle dotazioni iniziali abbia avuto poi più risorse significa che questo è stato un successo e il sistema ha risposto bene. Credo che tutti i progetti saranno chiuse in tempo e quindi le risorse saranno tutte impegnate, ed anche questo è un obiettivo importante”.
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