L’Attimo Fuggente a teatro: poesia del pensiero libero in epoca Ai
Milano, 22 mar. (askanews) – “L’Attimo Fuggente” ha plasmato e stregato un’intera generazione. Il suo fascino consiste nel ricordarci che il pensiero libero è rivoluzionario, ha un potere dirompente e una volta sperimentato, non si torna indietro: la sua carica inevitabilmente, in qualche modo, riemergerà in chi l’ha provata. Ma nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale, il film del 1989, ambientato nel 1959 – in originale “Dead Poets Society” – acquisisce sfumature ancora più intense, e quella carica dirompente prende nuovo significato. La forza del saper pensare con la propria testa, di cogliere l’attimo, di scegliere, decidere e distinguersi sono ormai diventati un lusso in un’epoca di algoritmi sempre più raffinati e progettati per ragionare al posto nostro.
Il Teatro Arcimboldi Milano compie una scelta di campo, portando “L’Attimo Fuggente” in scena, in veste teatrale, con scenografia minimalista, ma efficace, e in una sala dove non si entra con i cellulari, se non spenti e sigillati in una busta. E la scelta è quella dell’agire o per dirla con il poeta statunitense Robert Lee Frost, citato sia nel film che nello spettacolo: “Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta e questo ha fatto tutta la differenza”.
All’STM Studio del TAM, prodotto da STM Live e Show Bees lo spettacolo verrà rappresentato per un mese sino al 19 aprile 2026. Massimiliano Perticari è il professor John Keating: non imita la sfumatura malinconica di Robin Williams, ma applica il proprio carisma su un ruolo complesso e centrale. Le sue lezioni sono momenti di pura catarsi per gli studenti nella finzione teatrale ma anche per il pubblico e le poesie di Whitman diventano un’arma contro il conformismo.
Il cast giovane ruba la scena con naturalezza disarmante, credibile come branco di adolescenti in fermento. Leonardo Della Bianca è un Neil Perry straziato, perfetto nel bilanciare l’entusiasmo shakespeariano con il peso di una famiglia soffocante; la sua parabola è il fulcro emotivo, resa con una vulnerabilità che commuove. Matteo Pilia, nei panni di Todd Anderson, evolve da balbuziente a poeta audace con un monologo finale ben calibrato. Pietro Lancello come Charlie Dalton (o Nuanda) incarna la ribellione pura, con un’irruenza che contagia e a tratti diverte; Marco Possi (Knox Overstreet) aggiunge romanticismo goffo, mentre Andrea Ciampi (Richard Cameron) e Marco Massari (Paul Nolan) tessono un ensemble coeso.
Keating invita al “carpe diem”, a “cogliere l’attimo” con una potenza che trascende il 1989: un teatro che interroga, emoziona e ispira, ideale per chiunque abbia mai sognato di rompere le regole e l’omologazione, per famiglie e soprattutto per studenti che magari oggi soffrono meno le pressioni paterne e non studiano in un rigido collegio maschile, ma vivono un’epoca con condizionamenti altrettanto forti, talora apparentemente ineluttabili, alti come muri. E anche dinnanzi ad essi, “O captain! My captain!” è il grido della consapevolezza che risuona potente e può ancora funzionare.
(Foto di Alessandro Morinoi)

