13enne accoltella prof, Novara: uso coltelli rivela carenza educativa
Roma, 25 mar. (askanews) – “L’episodio di violenza perpetrato da un alunno di 13 anni ai danni di una professoressa a Trescore Balneario non ha alcuna legittimità né giustificazione e proprio per questo è necessario cercare di capire seriamente che cosa sta succedendo. Per prima cosa, è evidente che le misure repressive, punitive e restrittive messe in campo negli ultimi anni non solo non stanno funzionando, ma in alcuni casi stanno addirittura peggiorando la situazione. Lo vediamo anche da fenomeni nuovi e inquietanti, come la presenza dei coltelli nella vita dei ragazzi e delle ragazze, qualcosa che fino a poco tempo fa non era nemmeno pensabile”: è il commento dell’autorevole pedagogista e fondatore del CPP, Daniele Novara, che interviene così sull’episodio di violenza avvenuto all’istituto comprensivo “Leonardo Da Vinci” di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, dove una docente è stata accoltellata da uno studente di terza media.
“Resto dell’idea che la scuola debba essere pensata come un ambiente di apprendimento nel quale l’insegnare a vivere sia l’obiettivo primario. Invece, incredibilmente, stiamo assistendo a un ritorno al puro insegnamento delle materie con zaini sempre più pesanti di nozionismo e una pressione valutativa e classificatoria che finisce per svalutare la scuola come comunità educante. Il compito fondamentale dovrebbe essere ben diverso: insegnare a stare con gli altri, sviluppare relazioni sociali, saper gestire conflitti e contrarietà”, ha proseguito il pedagogista. “Altrimenti rimane sono la militarizzazione delle scuole. È questo che vogliamo? Io mi auguro di no, perché significherebbe tornare a periodi della nostra storia che non possiamo e non dobbiamo ripetere”.
“Il gravissimo fenomeno dei ragazzi che girano con il coltello, che pur essendo una minoranza non può essere sottovalutato, segnala una preoccupante carenza educativa: da un lato sul versante paterno, la cui figura sembra sempre meno educativa, dall’altro su quello che definisco competenza conflittuale, cioè la capacità di stare nelle divergenze senza trasformarle in minacce o violenza. Ed è proprio questa competenza che la scuola può e deve fornire attraverso adeguati percorsi educativi. Pensare invece alla scuola come a un luogo di rieducazione carceraria, arrivando magari a introdurre metal detector all’ingresso, è un vicolo cieco. Non solo non risolve il problema, ma rischia di aggravarlo”, ha concluso Novara.
